Editors – Violence (Pias Recordings, 2018)

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Articolo di Stefania D’Egidio

Uscito il 9 marzo il sesto album in studio degli Editors, intitolato Violence, per l’etichetta Pias Recordings, diponibile in CD, Vinile e due edizioni da collezione.
La copertina, curata da
Rahi Rezvani, loro collaboratore dal 2015, mostra dei corpi nudi tesi e intrecciati in una sorta di tensione scultorea, quasi a voler riprendere quella dei nove brani presentati nell’album; la produzione è affidata a Leo Abrahams, famoso per aver  lavorato in passato con gente del calibro di Brian Eno, Paul Simon, Brett Anderson, solo per citarne alcuni, e Blanck Mass (già membro dei Fuck Buttons), il cui apporto pare sia stato fondamentale per la parte elettronica.

Attivi dal 2002, la band fu formata a Stafford da un gruppo di compagni universitari e ha subito, nel corso degli anni, alcuni cambi nella line up: la formazione attuale vede Tom Smith alla voce, Russell Leetch al basso, Edward Lay alla batteria, Justin Lockey e Elliott Williams che si alternano alla chitarra e al synth.
Nel corso degli anni sono stati paragonati a diversi illustri colleghi della scena indie-rock britannica, dai Joy Division, con cui condividono una certa vena dark, ai New Order, ai Simple Minds, per l’uso sperimentale dell’elettronica.  Queste componenti si ritrovano tutte nell’ultima fatica discografica degli Editors, un album tutto incentrato sui rapporti umani, come dichiarato dai membri della band, dall’amore all’amicizia, in un’epoca fatta di apparenze e di superficialità da social network.
Quasi a voler soddisfare i fan
dal palato più fine, i musicisti britannici hanno creato un album di spessore e sostanza, forse meno dark dei precedenti lavori, ma con un respiro più ampio, con la giusta alternanza di momenti drammatici e sprazzi di felicità; durante la recente partecipazione alla trasmissione Ossigeno, condotta da Manuel Agnelli, hanno infatti dichiarato di essere perennemente in preda ad una crisi di identità, che li porta a sperimentare e ad evolversi di continuo, lontani quindi dalla scena musicale attuale che tende ad uniformare suoni e immagini.

La tracklist del disco è così composta:
Cold: il brano più pop, inizia con un arpeggio di synth e la voce profonda di Tom che ripete ossessivamente “Butdont’tyou be so cold”; il testo è un invito a voler condividere la propria vita con qualcuno che si ami, nonostante le delusioni passate.
Hallelujah (so low): a mio parere la traccia migliore, inizia con un’atmosfera dark, data dalla drammaticità dei cori, per poi aprirsi in maniera improvvisa e potente in suoni distorti di chitarra e synth.
Violence: titletrack, è un trionfo di suoni elettronici che iniziano in sordina ed evolvono in un ritmo trascinante; il testo parla di guerre interiori, separazioni e paure.
Darknessat the Door: l’allegria fa capolino nell’album con un ritmo quasi “dancereccio” e arpeggi di chitarra alla The Edge; da cantare in auto mentre si va a lavorare, è un inno all’amicizia, unica arma per combattere l’oscurità che bussa alla porta.
Nothingness: inizio epico, alla Vangelis, solo con synth e voce, prosieguo pop con l’ingresso della batteria, un crescendo in continuo che sfocia nell’assolo di chitarra elettrica, con il ritornello ripetuto a loop.
Magazine: primo singolo tratto dall’album, una traccia alla quale in realtà gli Editors lavoravano da circa dieci anni, senza trovare mai la giusta quadratura, proposta in diverse versioni nei vari live; è un brano contro la corruzione di politici e avidi affaristi.
No sound but the wind: ballad per eccellenza, segna un momento di riflessione, canzone tutta introspettiva che si poggia sugli accordi di pianoforte e sulla bellezza della voce di Smith; dichiaratamente ispirato al libro La Strada di Cormac McCarthy, parla di un padre che cerca di proteggere il proprio figlio, preservandone l’innocenza (“Ti aiuterò a sopportare il carico/ti porterò tra le mie braccia”). Brano presente anche nella O.S.T. del film Twilight.
Counting Spooks: ritmo lento per gran parte del pezzo con cambio di passo sul finale.
Belong: il ticchettio di un orologio apre la strada all’arpeggio di synth e alla voce, così profonda da ricordare a tratti quella di Jim Morrison. L’interludio con i violini in sottofondo è da brividi, il finale, con piano a loop e assolo di chitarra, conclude degnamente l’album.

Violence è un album di peso, con cui gli Editors non si allontanano dalle loro radici, ma piuttosto le ampliano, evolvendosi in potenza.
Saranno in Tour in Italia per Dna Concerti il 22/4 al Forum di Assago, il prezzo è accessibile, da non perdere assolutamente!

 

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