Tower of Power @ Blue Note, Milano – 25 aprile 2018

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Live report ed immagini sonore di Elisabeth Petrone

Power Power Power ai Tower of Power!
Il panorama dal soppalco è stupefacente, gente che mangia allegramente nella sala sottostante, ragazzi che salgono le scale per ammirarli dall’alto con gli sguardi già illuminati dalla gioia nell’attesa di ascoltarli, si siedono e le gambe poggiate ai pedi dello sgabello sono trepidanti.

Io decido di partire da qui, dal lato destro rispetto al palco, dalla parte del tastierista, preparo la macchina e dal camerino provengono i suoni dei fiati che si stanno riscaldando come i calciatori a bordo campo.
La porta si apre ed eccoli pronti a scendere, il pubblico li accoglie con ovazione e le bacchette del batterista che danno il tempo per aprire il concerto con “Stroke 75” sono come il fischietto dell’arbitro, palla al centro, batteria, basso, tastiera e voce partono in corsa, poi si aggiungono i fiati palleggiando le note ed è già goal tra le fibre di ogni muscolo.


Marcus Scott alla voce è proprio un Soul Man, voce limpida, potente dove un’impeccabile tecnica è sostenuta da una forza emotiva travolgente e già al secondo brano “Aint Nothing” invita il pubblico a ballare e lasciarsi andare, io li amo ancora di più e mi destreggio a fare scatti fotografici, dribblando la gente cercando di cogliere momenti salienti.
I Tower of Power hanno alle spalle ben più di 40 anni di esperienza musicale e pur essendo una squadra che ha cambiato nel tempo alcuni musicisti, a parte Emilio Castillo, al sax e voce, fondatore del gruppo con Stephen “Doc” Kupka al sax baritono, David Garibaldi alla batteria, il sound ne è rimasto praticamente lo stesso, attraente e con quel senso di libertà contagiante che emanano in perfetta sinergia Marc Van Wageningen al basso e Jerry Cortez alla chitarra.


“Having fun” divertirsi il titolo del terzo brano, questo è lo spirito dei Tower of Power, che Marcus Scott trasmette scendendo a cantare tra il pubblico, scompigliando i capelli a un ragazzino di circa 17 anni o insinuandosi spiritosamente tra le coppiette dedicando una serenata con brani più soft e lenti, mentre alla tastiera Roger Smith con le sue mani imponenti e leggere allo stesso tempo fanno da sottofondo a questi momenti magici, “This time It’s Real”, tutto è davvero magico e reale, magico lo spirito di questi musicisti che hanno l’entusiasmo da ragazzini e umiltà da vendere, travolgenti come lava, soavi come voli di farfalle…

 

 

 

 

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