Doveva succedere ed è successo: Primo Maggio Roma 2018 – Piazza San Giovanni in Laterano, Roma

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Articolo e foto di Iolanda Raffaele

Lo aspettavamo ed arrivato. Chi? Che cosa? Il Primo Maggio 2018Lo aspettavamo per capire come cambia nel tempo, cosa ci riserva, se ha ancora senso parlare di lui oppure non ne ha più. Ne aspettavamo uno, in un giorno che fosse ovunque unico per tutti e da condividere malgrado il problema del lavoro, sempre più precario, instabile e non adeguatamente tutelato. Lo aspettavamo come i bambini con i regali di Natale perché la musica unisce, distrae e cerca di trasmettere speranza, soprattutto, a chi crede nel cambiamento e sa che arrendersi è sempre una sconfitta. Off Topic anche quest’anno ha rinnovato la sua presenza a Roma e ha deciso di raccontarvi in poche battute quella giornata.

Nella capitale il Primo Maggio è arrivato con l’ombrello e l’impermeabile sfidando nuvole e pioggia, ma si è dimostrato più ostinato di ogni pessimistica previsione meteorologica e alla fine ha convinto anche il sole a non nascondersi e a fargli compagnia. Sicurezza: il cuore del lavoro”, questo il titolo dell’atteso concertone romano, uno slogan mirato ed attuale che suona come un monito a non abbassare il livello dell’attenzione, a potenziare e a migliorare la protezione e la sicurezza dei luoghi lavoro. Sembrano frasi dette e parole abusate, ma di “lavoro si muore” anche nel 2018 ipertecnologico ed apparentemente civilizzato, quindi, ribadirlo non è mai tempo sprecato.

Promosso da Cgil, Cisl e Uil ed organizzato da iCompany e Massimo Bonelli, la conduzione è stata affidata ad Ambra Angioini e Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale, una coppia sorprendente che ha saputo gestire il palco e che, con la regia di Cristiano D’Alisera, ha dato un’impronta snella, rapida ed avvincente all’evento. Se dell’ex ragazzina di Non è la Rai non ha meravigliato la naturalezza davanti alle telecamere e alla tv e la grinta, la vera rivelazione è stata proprio Lodo Guenzi che, con la sua ironia mista a tratti di celata emozione, è riuscito a destreggiarsi bene nel suo ruolo, mostrando tutta la sua spontaneità ed intraprendenza. Chi lo immaginava diverso, chi temeva strafalcioni o cadute libere si è sbagliato e ha dovuto ricredersi, perché si è dimostrato abbastanza motivato ed equilibrato, supportato dal pubblico con cui negli anni ha costruito un rapporto giocoso, rafforzatosi ancora di più nell’ultimo periodo. Di sicuro tra i suoi tanti interventi non banali ne accogliamo e riportiamo uno: “non bisogna fare una lotta di scena tra i vari primo maggio: che sia Roma, Taranto, Bologna, Bari esiste un solo primo maggio universale da festeggiare”.

Non è, infatti, una competizione tra piazze o tra artisti che calcano un palco anziché l’altro, si sceglie un progetto, si canta insieme e si partecipa per gridare diritti che è sempre bene affermare. È stata, invece, tutta al femminile la conduzione dell’evento su Radio Radio 2 che ha raccontato il “dietro le quinte” con le dirette sulla pagina facebook e il canale Youtube Rai con Andrea DeloguEma StokholmaMelissa Greta Marchetto e Carolina Di DomenicoLe critiche sono e saranno sempre presenti: il costo del maglione di Ambra, l’eventuale partecipazione di Lodo come giudice ad XFactor, l’irriverenza di qualche giovane cantante o la pioggia, ma quel che conta è la musica, quanto emoziona e quanto bisogna salvaguardarla. Massimo Bonelli con la sua squadra ha avuto di sicuro il merito di creare un primo maggio diverso, di big e giovani, di generi differenti e per ogni fascia di età, per ogni gusto e ogni tendenza. Ognuno ne ha preso una fetta decidendo di dividerla con gli altri o di gustarla da solo, perché gli interessi musicali non devono per forza coincidere e non devono appiattirsi in un’unica direzione. Se tutto questo ha portato critiche o polemiche, a noi non interessa, sappiamo solo che a Piazza San Giovanni in Laterano il pubblico è stato carico e numeroso; qualcosa l’avrà gradita di più, qualche altra meno, ma senza dubbio la risposta c’è stata ed è stata forte.

Ma entriamo nel vivo del primo maggio tra le canzoni, le interviste, le suggestioni e i numeri. Se tra la folla la cifra è stata cantare a squarciagola, saltare e partecipare, con lo smartphone rigorosamente tra le mani, tra il popolo del backstage, è stata l’emozione e la suspense, la rincorsa all’intervista, l’attesa, i microfoni, le foto rubate e in posa e la voglia di immortalare ogni istante. Le emozioni non si rapiscono con un telefonino, anche se di nuova generazione, si vivono e si portano come un bagaglio eterno per tutta la vita, ma inconsciamente scattare fotografie resta una delle abitudini che non riusciamo ad abbandonare e puntualmente ci ricadiamo.

L’apertura è segnata da una versione tutta particolare di “Mi sono rotto il c….” de Lo Stato Sociale guidati da un Lodo agguerrito, indignato ed applaudito, ma si entra nel vivo con la band alternative pop Indigo Face e la carica della sua vocalist Mary che, dopo aver trionfato alla finale di 1MEurope 2018, svoltatasi al Cargo2 di Londra, ha inebriato anche Roma con “The seed”. Si guarda molto ai giovani e ai contest con il fascino da bravo ragazzo e i messaggi profondi di Giorgio Baldari e la sua “La strada è di tutti”, vincitore del contest musicale per la Sicurezza Stradale #Buonmotivo; il tocco di chitarra di Federico Braschi in “Trasparente”, con tanto di cartello e magliette della band recanti la scritta “Musicista disoccupato, cerco concerti”, scelto dal iLiveMusic, e l’inno all’amore libero in “Vecchio eliporto” di Diego Esposito, vincitore di Area Sanremo. Ci sono anche i vincitori di 1M NEXT 2018: i fratelli di Galatina Carmine e Isabella Tundo, in arte La Municipàl cantano “Lampadine” e si aggiudicano il premio SIAE; il cantautore milanese Zuin con la musica sul palco distrugge i “Fantasmi” ed Erio che, accompagnato da chitarra, batteria, dal tocco di un’arpa e dalla sua voce doppia e straordinaria entra a piedi nudi nell’anima degli ascoltatori con la sua LimerenceNel backstage si lavora, si intervista e si incontrano tanti artisti, quelli che di sicuro non passano inosservati perché guardandoli rivedi tutto il bello delle canzoni fatte: Motta, Leo Pari, Artù, Colombre, Marco Rissa di TheGiornalisti, ma anche il sorriso fanciullesco di Bebe Vio, la simpatia e le facce buffe di Claudio Colica (de le Coliche), il pluriparodiato, ma super disponibile politico Antonio Razzi.

Nelle ore e nei minuti si costruisce così a piccoli pezzi il primo maggio che già è e che resterà.

Non sono mancati i momenti topici: la giovane arpista Micol Picchioni, con la sua eleganza e il suo animo rock, ha infiammato stampa e pubblico in un sentito e coinvolgente “Bella ciao” dal ritmo lento veloce; mentre un originale collettivo musicale appositamente formato da Lo stato sociale, Cimini, Cato dei Bluebeaters, Fabio Rondanini dei Calibro 35 ed Afterhours, Aimone Romizi dei Fast Animal and Slow Kids, Willie Peyote e Francesco Bacci degli Ex- Otago ha omaggiato il noto gruppo rock bolognese degli anni 70’Skiantos eseguendo “Sono un ribelle mamma” e “Mi piaccion le sbarbine”, tra emozione, una tavola apparecchiata e la voglia di dimostrare quanto la musica ricorda e unisce. Willie Peyote non si risparmia e, a metà tra rap e cantautorato, tra rock e hip hop, anche in solitario lascia messaggi di attualità in “I cani”, “Primo Maggio” e nella sarcastica “Io non sono razzista ma…”. Se Pesaro arriva con la giovane rossa Maria Antonietta che intona “Pesci”, “Deluderti”, “Quanto eri bello”; Bassano del Grappa porta la brava Francesca Michelin che rompe ogni divisione con “Nessuno grado di separazione” e continua con “Bolivia” e “Vulcano”, mentre Roma regala a sé stessa il sound inconfondibile di Marco Zitelli in arte Wrongonyou che in punta di piedi e tra i mille grazie incanta con “I don’t want to get down”, “Prove it” e “The Lake”. “Cambiare sentimento è importante ti rende scemo e meno ignorante”, lo dicono i Canova, raggiante band milanese che fa saltare con “Vita sociale”, “Santamaria” “Threesome”; con la camicia floreale e il cappellino arriva Galeffi che ci porta nel suo mondo surreale un po’ indie, un po’ acustico e a tratti retrò con “Occhaie” e “Tazza di te”, e, tra gli esordienti della musica italiana arriva anche lui, Gazzelle, con i “cin cin” di “Meglio così”, i “ciao mamma” e l’intimismo di “Nero”.

Non ha bisogno di presentazione la grande e immensa Gianna Nannini che come una regina occupa il suo trono sul palco e urla con il suo spirito guerriero alcune tracce del suo repertorio “Dio è morto”, “Fotoromanza”, “Fenomenale”, “America”, “Sei nell’anima”. “Il silenzio ora sa parlare” con Ultimo, vincitore del Festival Sanremo 2018 nella categoria “Nuove proposte che porta “Il ballo delle incertezze” e con il piano regala “Sogni appesi” e tra le rivelazioni del festival dei fiori appare anche Mirkoeilcane con le sue melodie tra il cantato e il parlato di “Stiamo tutti bene” e “Sente parla a settembre”. Tra applausi e polemica, due rolex e occhiali particolari, arriva Sfera Ebbasta, il rapper di Cinisello Balsamo, che gioca e manda in delirio il pubblico dei teenagers con le canzoni e lo stile mantrico del suo ultimo album “Tran tran”, “Ricchi per sempre”, “Sciroppo”, “Cupido”, “Rockstar”. La nuova faccia dell’hip hop, la trap, continua la sua partecipazione con il rapper Achille Lauro che si esibisce in compagnia di Boss Doms, Puritano e Quentin40 in “Thoiry”, “Teatro e cinema”, “La bella e la bestia” e poi, con il terzo esponente della categoria, Gemitaiz, presentato da un ragazzo del pubblico, che mostra alcuni dei suoi successi “Chiamate perse”, “Pezzo Trap” e “Davide”. Timbri e stili diversi per il rapper Nitro, Nicola Albera, che con la voce rabbiosa e i capelli al vento domina il palco di Piazza San Giovanni con “Infamity Show” e “Ho fatto bene” e la scritta “No comment” titolo del suo nuovo album, e per Frah Quintale che con il suo andamento più morbido, più calante e più diretto “fa sentire tutti più leggeri” e fa battere le mani al cielo con “8 miliardi di persone”, “Nei treni la notte”, “Cratere”.

Tradizione, sperimentazione e voglia di stupire tutte le generazioni sono gli ingredienti che Max Gazzè porta in scena, entrando con il costume ricoperto d’oro, simbolo dell’album “Alchemaya”, e regala uno spettacolo nello spettacolo in compagnia dei 50 orchestrali dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana e alla pianista coreana Sun Hee You, proponendo “Vuota dentro”, Sotto casa”, “La leggenda di “Crisalda e Pizzomunno”, “La vita com’è”, Una musica può fare”. A lui risponde la bella e unica “Cantantessa” Carmen Consoli con due elementi soltanto in accompagnamento, Claudia Della Gatta al violoncello ed Emilia Belfiore al violino, e la sua chitarra per intonare le note e storiche “Amore di plastica” e “In bianco e nero” e cimentarsi in un difficile ed entusiasmante dialetto siciliano per “Tano” e “A finestra”. Sul palco del Primo Maggio Romano torna con tutta la sua energia per il suo bis Ermal Meta che canta “Vietato Morire”, “Dall’alba al tramonto”, “Mi salvi chi può e “Non mi avete fatto niente”, con cui ha ottenuto la vittoria insieme a Fabrizio Moro al recente Festival di Sanremo e ha rappresentato l’Italia qualche giorno fa all’Eurovision Song Contest 2018. Presente, malgrado, il furto dell’attrezzatura dei giorni antecedenti all’evento, Cosmo racchiude in 15 minuti tutta la sua euforia e la voglia di ballare del pubblico in uno stile synth pop unico che trasforma ogni concerto in un’esplosione di anime e corpi. Dopo il lancio con “Animali”, l’adrenalina di“Turbo” fa saltare e ballare e con l’ultima cartuccia “L’ultima festa” sposta ogni limite, lanciandosi sul pubblico pronto a prenderlo in un lungo e folle serpentone: più amore di così!

Senza dimenticare il lavoro, l’apartheid, e la sicurezza, il primo maggio offre tanta altra magia con Dardust, Dario Faini, che porta con umiltà e esperienza il suo progetto strumentale, un incrocio perfetto di elettronica, di classicità e minimalismi difficile da classificare, con coreografie tribali, rulli di tamburi e bacchette che si scatenano con “Bardagnin”, “Movie trip”, “The wolf”, mentre “The never ending” è l’occasione di entrata in scena di Joan Thiele e del suo fascino esotico.Francesco Sarcina guida la storica band milanese Le Vibrazioni e, tra battute e scambi di energia, ripercorre alcune tappe con “Dedicato a te”, “Vieni da me” cantata insieme al pubblico super preparato e “Così sbagliato”, mentre John De Leo si avventura in un impegnativo e personale omaggio a Fabrizio De Andrè con “La Canzone del maggio”, per poi mostrare tutto il suo timbro e la sua trasversalità in una ritmata “Apocalissi Mantra Blues” e in “Bentivoglio Angelina”, un vecchio classico legato al femminicidio tra il teatrale e le interessanti variazioni vocali, i crescenti e le sonorità d’altri tempi.

“Se vivere è il lavoro più difficile, buon lavoro”, con queste parole di Appino e tanti altri messaggi gli Zen Circus salutano il pubblico del Primo maggio romano; non c’è finzione o costruzione, ma solo sudore e l’unicità testuale e strumentale di “Catene”, “Il fuoco in una stanza” e “Viva” che sollevano brividi e creano emozioni; ma la storia continua con i milanesi Ministri, che chiudono qui il loro tour con il rock graffiante di “Tra le vite degli altri” e “La piazza”, e l’invito di Federico Dragogna (chitarra, paroliere, cori) a scendere in piazza per la musica, ma soprattutto per le idee, i propri diritti e per dar voce a chi voce non ce l’ha, imparando sempre dal passato. In maniera circolare sulle note dell’inno di Mameli e le fasce tricolore ritorna la band indie pop “Lo Stato Sociale” che con ”Una vita in vacanza” trascina parte del backstage sul palco, fa sorridere con i siparietti e la finta candidatura della band alla guida del paese proposta da Alberto Cazzola, e prosegue con “Facile”, con il tono melodioso di “Niente di speciale” cantata da Enrico Roberto (Carota) e l’ironia di Enrico Guidetti in “Sono così indie” in un momento individuale e corale, di tutti per tutti.

Tante suggestioni e buona musica fino alla fine con i Calibro35, sempre magistrali, puntuali e straordinari che offrono un concentrato “breve ma intenso” della loro decennale carriera con brani vecchi e nuovi come “Psycheground”, “Studio”, “Ungwana”, “Bovisa”: poche parole e un invidiabile polistrumentismo per una band che ormai ha lasciato il segno ovunque. La serata si conclude all’insegna dell’internazionalità con il dj britannico, produttore discografico e beatmaker di fama mondiale Fatboy Slim, che all’età di 55 anni scatena e manda in delirio Piazza San Giovanni con una sequenza mixata di successi suoi e di altri grandi artisti e un tripudio di luci ed immagini. Non importa se hai 20 o 60 anni quando Quentin Leo Cook è alla consolle, l’unico imperativo è cantare e ballare; che siano le note di “Eye of the tiger” o la suggestiva “Praise you” il tempo con lui si ferma ed allora mani alzate, telefoni accesi e sfogo a tutta la carica che ancora resta.

E mentre il tempo scorre sul monitor, nei minuti e nei secondi, sulle note di “Right here, right now”, salutiamo un altro Primo Maggio ricco di musica, di colpi al cuore ed istanti da ricordare e vi diamo appuntamento alla prossima avventura.

Vi lasciamo come al solito con il commento e il messaggio di alcuni artisti intervistati.

Dardust: è un bellissimo punto di arrivo e simbolicamente un punto di inizio per tutto il nuovo percorso che mi attende per il nuovo disco che sto per fare a Londra, ma soprattutto è una grande sfida per la performance che ho organizzato per questo evento, mai fatta prima. La musica in giornate così importanti può contribuire spostando l’attenzione sul tema del lavoro, per parlare meglio ai giovani che non hanno bene in mente ciò che sta accadendo e far arrivare loro la verità e la realtà.

Cimini: è la prima volta che sono sul palco del primo maggio e sono molto emozionato, l’ho scoperto da pochi giorni, per via del tributo alla band storica ed assurda gli Skiantos, un’esperienza che carica di responsabilità. Sono insieme ad un supergruppo di artisti della scena indipendente e grideremo largo all’avanguardia, c’è tanta emozione e tanta paura.

Massimiliano Schiavelli – Zen Circus: siamo contenti di essere capiti in quest’anno che anche a livello di palinsesto e di organizzazione svolta è molto interessante. È bello essere qui non come gruppo nuovo, ma come una naturale prosecuzione della nostra carriera e ci sentiamo molto incuriositi da questa atmosfera. Non abbiamo mollato e incoraggiamo i ragazzi a non mollare, è brutto che ora si respira cinismo da parte dei giovani stessi, perché di momenti brutti ce ne sono stati e l’umanità ce l’ha sempre fatta. La musica può dare una grande speranza, in questi anni ho visto una grande crescita, molta gente che vive e fa della musica una piccola impresa, quindi, potrebbe essere un segnale di novità e l’esempio musicale può ampliarsi anche al resto.

Francesco Pellegrini – Zen Circus: il nostro è un esempio di impresa nel nostro ambiente, perché senza nessun finanziamento, senza alcun tipo di appoggio, siamo riusciti ad andare avanti e a crescere, ma ci sono tanti esempi dei gruppi che sono qui e che sono stati i primi ad investire su se stessi. Oggi nel lavoro forse bisogna reinventarsi ed inventare posizioni nuove e questo è di sicuro un esempio.

Erio: sicuramente è una bella occasione per far sentire la propria musica, non solo perché è un evento seguito, ma anche per l’importanza a livello tematico, quindi è un doppio piacere; partecipare è stato molto divertente e un’esperienza che resterà a me e a tutta la band nel cuore. È la prima volta al primo maggio e ad un evento così grande quindi è una prima volta bella e siamo contenti. Ho trovato un bell’ambiente intorno, c’è cameratismo con gli altri partecipanti al contest, è un evento “unitivo” e la parola che rispecchia la mia musica e la mia partecipazione qui è “libertà”.

Matteo Mobrici, Canova siamo molto felici di essere capitati in un anno con un grande cast, in cui i ragazzi dell’organizzazione hanno percepito un cambiamento nella musica italiana, quindi, grande onore a loro, siamo onorati di essere stati inseriti in questa kermesse. Noi ci auguriamo e speriamo che tutti possano vivere la loro vita seguendo i propri desideri e riuscendo a realizzarsi in qualsiasi campo.

Federico Dragogna – Ministri: la nostra partecipazione è stata molto bella e molto appassionata, era un modo per chiudere l’inizio del tour del nuovo album ed è stato il modo migliore. Il messaggio è mantenere la propria dignità sul lavoro anche a costo di perderlo, anche se a volte può sembrare difficile, però, farsi rispettare sul lavoro è importante e si può fare anche individualmente. Non possiamo cambiare le sorti del paese da soli, ma possiamo continuare a farci rispettare e questo è importante.

Sulla commistione di generi musicali e artisti diversi al Primo Maggio: Davide Aulitano Ministri: una volta il maestro Vesicchio fu intercettato da Fede a dire una cosa saggissima che la musica alla fine è una sola, quindi, è bello che in Italia ci siamo varie sfumature di musica e che ci sia una scena. Quando non c’era la scena ci si lamentava, ora che c’è sembra che ci sia troppa roba, perciò, lasciamo che la musica viva, sarà poi la storia a giudicare il loro operato.

     

https://www.facebook.com/primomaggioroma/

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