Motta @ Alcatraz, Milano – 31 maggio 2018

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Motta

Live report di Giacomo Cassani e immagini sonore di Alessandro Pedale

Giovedì 31 Maggio arriva a Milano il Motta Live 2018, tour che porta l’artista toscano a toccare le principali città italiane tra le note del primo album La fine dei vent’anni e del più recente Vivere o MorireIl pubblico in attesa all’ingresso dell’Alcatraz è abbastanza eterogeneo: dai più giovani, in prima fila a pubblicare stories dedicate a @mottasonoio, a chi ha qualche anno in più e arriva tardi, direttamente dall’ufficio. Biglietto alla mano, mi aspetto un concerto intimo, sincero e allo stesso tempo potente, ed effettivamente così è stato.

Paletti

In apertura Pietro Paletti, meglio noto solo come Paletti, che in poco tempo riesce a coinvolgere il pubblico con la sua personalità eclettica. Un cantautore che non nasconde le sue origini bresciane, ma le porta sul palco arricchite dagli anni trascorsi a Londra a vivere di musica: il risultato è una fusione tra cantautorato e pop/electro raffinati, un’esecuzione strumentale impeccabile e matura, abbinata alla presenza energica e irregolare di Pietro, che rimbalza sul palco in maglietta dei Motorhead. Paletti è onesto e divertito, e chiude in modo altrettanto schietto: “Ho già avuto modo di vedere il live di Francesco, godetevelo perché è una bomba”.

Motta

Tempi tecnici di cambio palco, poi riprende lo spettacolo. Le note di Ed è quasi come essere felice iniziano a comporsi sul palco in un lungo preludio di tastiere, atmosfera psichedelica e percussioni dominanti. Motta fa il suo ingresso in una nuvola di applausi, interpreta le mille ripetizioni del testo in continuo movimento tra interazione col pubblico e contatto affettuoso con la band. Capelli lunghi a coprire disordinatamente il volto, fisico filiforme stretto in jeans aderenti e T-shirt nera, mi ricorda un Joey Ramone incastrato in un contesto nuovo e attuale. Completo cambio di registro per la successiva La fine dei Vent’anni. Voce profonda, di chi canta un testo in cui crede davvero, bassi avvolgenti e luci calde creano un’atmosfera intima e raccolta. Io, come del resto tutte le altre persone nel pubblico, mi ritrovo a seguire le strofe di Francesco cantando, perfettamente a mio agio.

Motta

Il concerto prosegue veloce sullo stesso filo conduttore, in equilibrio tra brani del primo album (Prima o poi ci passerà, Del tempo che passa la felicità, Prenditi quello che vuoi) e più recenti (Quello che siamo diventati, Vivere o Morire, La prima volta, Per amore e basta). Francesco è di poche parole tra un pezzo e l’altro, introduce timidamente le canzoni con brevi aneddoti e numerosi riferimenti – senza mai citarla direttamente – alla compagna Carolina Crescentini. Al contrario, i brani sono ricchi di arrangiamenti, le percussioni incalzano con ritmo deciso, Motta ha un timbro importante che arriva dritto alla platea: il risultato è incredibilmente coinvolgente e il pubblico partecipa allo spettacolo cantando ogni strofa. Roma stasera è il brano scelto per chiudere la prima parte dello spettacolo, con una scarica di adrenalina.

Motta

Si riprende con Se continuiamo a correre e Abbiamo vinto un’altra guerra, seguite da una splendida esecuzione di Sei bella davvero: battito di mani e voce del pubblico sovrastano la musica che proviene dal palco, Francesco si allontana dal microfono e rende la platea padrona della melodia del ritornello. “Questa è la nostra ultima canzone” dichiara Motta alle prime note di La nostra ultima canzone, una battuta fin troppo scontata ma che purtroppo, lo ammetto, inganna anche me. Imprevista aggiunta in scaletta di Fango, brano della precedente band dell’artista (Criminal Jokers), prima della chiusura con Mi parli di te. Diversamente dai rulli di tamburi e suoni esplosivi a cui siamo abituati, Motta sceglie una chiusura lenta, toccante, sussurrata come se fosse una ninna nanna a un pubblico commosso.

Un’ora e mezza scivola via come una serata tra amici, Motta ci racconta il suo mondo e ci invoglia, ancora una volta, ad ascoltare cosa avrà da dirci al prossimo incontro.

Scaletta:

Ed è quasi come essere felice
La fine deivent’anni
Quello che siamo diventati
Vivere o morire
Chissà dove sarai
La prima volta
Per amore e basta
Prima o poi ci passerà
Del tempo che passa la felicità
E poi ci pensi un po’
Prenditi quello che vuoi
Roma stasera

Encore:

Se continuiamo a correre
Abbiamo vinto un’altra guerra
Sei bella davvero
La nostra ultima canzone
Fango (Criminal Jokers)
Mi parli di te

Motta
Paletti
Motta
Motta
Motta
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Motta
Motta
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Motta

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