Lezziero – Parole corte ***anteprima videoclip***

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Articolo curato da ElleBi

Avevamo conosciuto (Luca) Lezziero, la sua vena introspettiva raffinata, elegante, poetica che riesce a creare una perfetta armonia fra parole e musica, lo scorso novembre con un’intervista in occasione dell’uscita in versione digitale del suo omonimo disco di debutto.
Ora, a distanza di alcuni mesi, lo stesso diventerà anche fisico a partire dal 4 luglio.
Completerà questa uscita anche un video del brano “parole corte” che noi abbiamo il piacere di mostrarvi in anteprima.
Per conoscere i dettagli di questi  nuovi passaggi artistici siamo tornati a contattare Lezziero rivolgendogli alcune domande in proposito…

Quello del tuo disco si è rivelato un tracciato piacevolmente atipico, vuoi raccontarci meglio com’è andata?
Sì, e questa diversità di “tracciato” mi piace molto! Tutto nasce come sempre dalla vicinanza a Cesare Malfatti, produttore del mio disco. Alla presentazione live di Radio Popolare del suo disco, prima ancora che il mio album esistesse, incontro Paolo Riff, fondatore della Riff Records, discografico di Cesare che ha distribuito il suo “Canzoni Perse” del 2017.  E’ un bell’incontro, soprattutto umano, chiacchieriamo di musica e si stabilisce una naturale empatia.
Poi il mio album esce e fa il suo percorso “digitale” (battezzato letteralmente da off topic poi!). A natale ricevo una telefonata di Paolo, il disco gli è piaciuto tantissimo, gradirebbe molto stamparlo con la sua etichetta, la Riff Records, una realtà molto radicata nel suo territorio e con già 50 uscite all’attivo. Io ovviamente accetto con entusiasmo, ed ecco che nasce questo passaggio da digitale a fisico. Dico sempre che questo è un disco di “incontri” e la storia con Riff Records ne è l’ennesima conferma!

So che in questi mesi  hai iniziato anche ad esibirti dal vivo. Com’é stato l’impatto con questa dimensione fino ad ora inesplorata come solista?
Molta emozione! Mi sono dedicato a tanta attività live quando avevo un band negli anni ’90, ma forse oggi l’età più adulta fa aumentare le consapevolezze e di conseguenza il carico emotivo. Però le cose sono andate bene, le persone hanno risposto con grande attenzione. Il live come opening di Volwo alla Salumeria della Musica, un locale storico di Milano, che ha visto grandi artisti esibirsi negli anni (e che purtroppo ora si è fermato)  è stato molto, molto intenso per me. Abbiamo suonato in duo, la presenza di Cesare Malfatti sul palco, la sua ironia, il suo understatement mi danno molto supporto.
Poi la scoperta piacevole che il pubblico non teme la canzone d’autore, la riflessione sui testi, anzi ho trovato persone attente, davvero contente di confrontarsi ed ascoltare la forma canzone “classica”, se così si può dire…

Abbinata alla pubblicazione del disco c’è anche la produzione di un video relativo al brano “parole corte”… Sono curiosa di sapere intanto perché hai scelto proprio questa canzone e come è stato il percorso creativo che ti ha portato a tradurre perfettamente in immagini  un testo così denso di significato…
Parole corte è alfa e l’omega di questo disco. L’ho scritta di getto, e dopo averla finita ho avuto lo slancio, il desiderio di fare un disco. Ho pensato che mi sarebbe davvero piaciuto tantissimo fare sentire questo pezzo a chiunque ne avesse desiderio. Spesso c’è un brano chiave che ti da la forza e trascina un intero processo, questo brano era “parole corte”. Grazie a lui ho trovato anche lo slancio di rispondere a Cesare che da tempo insisteva  per farmi registrare dei pezzi. Di conseguenza non poteva che essere “parole corte” la traccia abbinata al primo video. E poi devo dire che molti ascoltando il disco lo citano, come se sentissero che occupa un posto speciale nell’album.
Pensare ad un video non è stato facile. Io, mi occupo di regia, per questo videoclip ho fatto tutto da solo, dall’idea creativa al girare il playback, al montaggio. Creare qualcosa che riguarda la propria musica paradossalmente è la cosa più difficile! Per capire che strada visiva prendere ho lasciato che la canzone mi parlasse ed evocasse delle immagini…  e quello che sentivo erano spazi ampi, la natura, lo scorrere delle cose, i grandi agglomerati urbani, osservati da lontano, con un occhio quasi naturalista. Sicuramente un riferimento visuale è stato koyaanisqatsi di Geoffrey Reggio, film che amo molto, che ha segnato uno spartiacque chiave nel modo di riprendere l’umanità, la natura, e oggi è considerato un classico nel mondo documentaristico. Poi, certo, avevo la volontà di apparire poco, solo il necessario per dare un piccolo segno di me. Comunque nascosto ed ibridato, quasi mangiato dalle altre sequenze. E’ giusto mostrarsi, far vedere all’ascoltatore chi sta cantando, ma con discrezione, poi bisogna tornare a celarsi dietro le immagini, lasciando che il film prenda il suo spazio e dica da solo, quello che vuole dire…

 

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