Lezziero, un poetico osservatore della vita – L’intervista

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Intervista di ElleBi

(Luca) Lezziero, milanese d’origine, da molti anni è creativo in campo musicale offrendo, con talento, la sua collaborazione sia come autore di testi, che occupandosi della sonorizzazione di importanti mostre e installazioni. All’attivo ha anche la pubblicazione di due volumi di poesie ed ora, ad arricchire questo variegato percorso artistico arriverà, il 27 ottobre, l’uscita del suo omonimo album di debutto come solista.
Abbiamo preferito che fosse lui, in prima persona, a raccontarci più nei dettagli questa sua nuova “creatura musicale” , per cui lo abbiamo contattato rivolgendogli alcune domande sugli aspetti che ci incuriosivano maggiormente …

Sei musicista, autore, scrittore di poesie, regista… Cosa ti ha spinto a scegliere di metterti in gioco anche come cantante?
In realtà canto da molti anni! Ho fatto attività live come cantante/bassista di un gruppo negli anni ’90, poi finito quel periodo e la vita da band, con prove settimanali, ricerca dei concerti ecc, mi sono concentrato sulla scrittura, sul songwriting, (un termine che mi piace, perché esprime la ricerca di equilibro tra musica parole più efficacemente dell’italiano “cantautore”). In quel periodo è arrivato l’incontro con i La Crus ed è partito il mio periodo da autore. Ma in questi anni ho sempre provato e preparato, diciamo così “segretamente”, un ritorno anche da cantante. 

Sin dal primo ascolto emerge forte il desiderio di trovare un equilibrio fra la comprensione delle parole e la fluidità del suono… E’ per questo che hai scelto un approccio essenzialmente acustico?
Sì, certo la comprensione del testo per me è importante, ma non a discapito del suono, che deve avere un suo carattere e anche scorrevolezza della melodia vocale. Le parole si devono capire, ma devono rimanere “suono”. Quindi sicuramente la dimensione acustica, più delicata, che vive “attorno” alle parole senza sovrastarle è per me quella più efficace.
Ma devo aggiungere che il cuore delle canzoni era acustico fin dalla nascita. Quando le ho fatte sentire a Cesare Malfatti, che ha prodotto il disco, evidentemente anche lui ha sentito questa natura ed ha pensato ad una produzione essenzialmente acustica e leggera, che poi è anche un po’ la sua cifra come produttore e artista.

Come ci hai appena accennato, Cesare Malfatti ha curato la produzione artistica del disco. So che fra voi c’è un rapporto di lunga data di amicizia e collaborazione, fra l’altro, per l’occasione, ti ha regalato il brano “l’estate  che non c’è”. Sono curiosa di saperne di più di questa esperienza…
Conosco Cesare da molti anni, dalla mia collaborazione con i La Crus per il loro ultimo disco di studio “Infinite possibilità” e da allora l’amicizia e la collaborazione sono cresciute costantemente. Cesare è una delle persone più generose che io conosca, ho inoltre una grandissima stima del suo lavoro come artista e produttore musicale. Le esperienze condivise in questi anni con lui sono sempre state molto belle, dalla scrittura dei suoi testi, ad un reading musica e poesia che abbiamo fatto insieme. Anche questo mio disco nasce dalla sua spinta, discreta ma implacabile! E’ stato lui a dirmi “fallo! Ti aiuto io”. Per la produzione artistica quindi mi sono affidato completamente alla sua visione, certo che avrebbe trovato il suono e l’equilibrio giusto (e così è stato). Ma la sua presenza è stata essenziale in tutto il processo, mi viene da dire anche “emotivo” della nascita del disco. Sicuramente un mentore oltre che un produttore.
Per questo disco tengo a ricordare anche il lavoro agli archi molto bello di Vincenzo Di Silvestro e il Mix di Stefano Giovannardi. Due aiuti importanti.
“L’estate che non c’è” è un testo che ho scritto per un brano di Cesare, che poi per vari motivi non è andato sul suo disco. A me piaceva molto, allora gliel’ho chiesto e lui mi ha permesso di registrarlo. Una curiosità… l’arpeggio di chitarra del brano, apparentemente semplice, lo sa fare solo lui, io mi ci perdo…

Colpisce il tocco raffinato, elegante, misurato, fortemente introspettivo dei testi… In questo ti ha influenzato il fatto di essere anche autore di poesie?
Le parole che scegli, “misurato”, “elegante”, “raffinato” mi fanno molto piacere, perché mai come in questi tempi avere il “senso della misura” è importante! In musica ormai è una dichiarazione di intenti, un programma artistico preciso, anzi direi che il “gusto” è una scelta anche politica in senso lato.
Riguardo ai temi posso dirti che quello che cerco con la poesia è esattamente quello che cerco anche con i testi delle canzoni. Si dice sempre che ogni autore ha un unico grande tema che rincorre per tutta la sua vita artistica. Con le debite proporzioni mi sento così; Il senso del tempo che ci sfugge, la perdita, il nostro rapporto con la realtà. Non mi stanco mai di riflettere artisticamente su questi temi. Poi devo dire che tecnicamente gli approcci in realtà sono diversi. Nella poesia io lavoro su una metrica libera, per la forma canzone invece sono molto tradizionalista, nel testo per me la rima o almeno l’assonanza è fondamentale. Nella poesia non è così importante, basta una certa musicalità nel flusso, ma nelle canzoni le rime sono “tecnica”, un limite che è anche una opportunità di esplorazione. Rafforzano l’efficacia, danno il senso della rotondità di una strofa, della cura nel racconto musicale.

Uno dei tuoi temi preferiti sembra sia misurarti col senso del trascorrere del tempo… Passato, presente, futuro: quale senti più “tuo”?
Il presente è ineludibile… sempre difficile da interpretare, da vivere con consapevolezza, “cosa sto facendo adesso?”  “cosa significa il qui e l’ora?”  Credo siano i temi obbligati di qualunque artista. Quando chiesero a John Lennon cosa fosse il rock’n’roll rispose appunto “to be here now” e anche Pasolini diceva “c’è chi vive e chi osserva la vita”. Gli artisti non possono fare che questo.
Poi sicuramente amo il passato nella forma della nostalgia e della trasfigurazione della propria storia personale in un tema che possa essere sentito da chiunque. Tutti siamo stati teen-ager romantici! La nostalgia è un motore creativo potente per me.
Devo dire che il futuro mi affascina meno… anche come spunto creativo.

Anche le parole ho notato che assumono una notevole rilevanza, soprattutto “quelle giuste, quelle vere”… E’ possibile poi, secondo te, una volta individuatele, trovare lo spazio giusto che le congiunga con il gesto?
La sfida è proprio quella! Trovare una corrispondenza profonda tra le parole e il “gesto” sonoro. Quando scrivo cerco di tenere da subito tutto insieme, in maniera quasi zen, lascio andare il flusso, cerco di far emergere le parole del testo dalla melodia vocale e spesso è proprio la melodia a cui stai lavorando che suggerisce le parole “giuste” e “vere” come dici citando appunto un brano!
So che sembra in contraddizione con le riflessioni precedenti ma non lo è in realtà. Scrivendo cerchi di far uscire in modo naturale la tua prosa inconscia, i tuoi argomenti, e anche le atmosfere sonore che cerchi vengono dallo stesso luogo interiore, quindi esiste una certa unità. In questo modo molte stesure arrivano quasi complete durante la scrittura del pezzo e spesso non cambio certe parole nei testi per rispetto della spontaneità con cui sono nate.

Di certo particolare è l’ultima traccia: ascoltabile solo sulla pagina soundcloud, è una “finta” ghost track, la rilettura minimale ed acustica del brano  “jetsons high speed” degli Scisma. Un omaggio quindi che mi sembra riveli una doppia predilezione: quella artistica per Paolo Benvegnù, ma anche per il tradizionale disco in vinile?
Si, la predilezione per Paolo è assoluta, un vero culto direi! Io non avrei mai osato fare una vera cover di un pezzo degli Scisma, che ho amato visceralmente negli anni ’90, come amo adesso Paolo Benvegnù, uno degli autori più grandi che abbiamo in Italia. Ma mentre provavo, una sera è arrivata questa traccia che ho registrato quasi per gioco, lo spirito era quello giusto ed ho voluto inserirla com’era, senza modifiche o produzione.

Il tuo disco uscirà solo in versione digitale, ma visto che tu sei anche un videomaker hai pensato a “supportarlo” in questo modo? Se si, c’è già qualche  idea in proposito?
Proprio perché lavoro con le immagini da anni, mi sono venuti tanti dubbi su come creare un video! Molto di quello che vedo in rete non mi appartiene. O è troppo auto indulgente, oppure troppo improvvisato. Oggi per me un video-clip deve avere un’ idea molto forte, oppure un produzione estremamente curata. Detto questo, ho comunque un’ ispirazione, soprattutto grafica, a cui sto lavorando e si, tra qualche tempo, un video uscirà.

Credo che ascoltare dal vivo un disco dai contenuti così intensi e  “confidenziali” sarebbe non solo  interessante, ma emotivamente piuttosto coinvolgente… Potrà accadere?
Si, certamente! Bisogna confrontarsi con le persone e vedere che reazioni innescano queste canzoni negli altri, sperare che generino emozione. Sicuramente farò delle date nei prossimi mesi.

[photo credits: Loba]

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