Moses Sumney @ Triennale, Milano – 26 giugno 2018

Postato il Aggiornato il

Articolo di Luca Dattisi, immagini sonore di Alessandro Pedale

Nella calma del giardino della Triennale di Milano, ma circondato dai suoni provenienti dalle altre iniziative di Parco Sempione, il concerto di Moses Sumney del 26 giugno scorso viene anticipato dall’inaugurazione della mostra di Contaminafro e inizia quasi di nascosto. C’è ancora la luce del giorno, quando intorno alle 21.30 i due musicisti Mike Haldeman e Peter Lee Johnson (unici due accompagnatori del cantante) salgono sul palco e iniziano a creare una segmentata stratificazione di loop di clarinetto e violino.
E’ il momento poi di Moses che si unisce a questo tappeto sonoro con l’arpeggio di chitarra elettrica di Don’t Bother Calling e prosegue con Quarrell. I due musicisti passano rispettivamente a chitarra elettrica e synth basso con un progressivo crescendo di densità di suoni, mentre con l’arrivo del buio aumenta il colore delle luci sul palco. Dal quarto brano, con un beat di batteria elettronica, l’atmosfera si fa più movimentata e Moses si destreggia tra diversi loop vocali, mentre gli altri due, con una sintonia quasi intima, creano un sofisticato contrappunto musicale.

Vengono suonati tutti i pezzi dell’ultimo album di Sumney (Aromanticism del 2017) insieme a Come To Me (una cover dal disco Debut dell’artista islandese Björk) e, oltre alla già nota qualità dei brani, siamo davanti ad una grande abilità dei musicisti. I due posizionati dietro e ai lati alternano uno strumento classico a uno popular (clarinetto-chitarra elettrica e violino-synth basso) ma sempre con una grande ricerca timbrica e un ottimo gusto melodico e armonico, riuscendo a risultare perfetti e a proprio agio sia in un sound elettronico à la Radiohead misto a poliritmie afro, sia in ballade più pop. Al centro davanti, imponente a chiudere il triangolo con il suo scudo nero sull’asta, Sumney suona chitarra elettrica e sintetizzatore, ma la sua voce è lo strumento principale del concerto, gestita con tre microfoni: uno più pulito per le linee melodiche principali, uno ampiamente effettato (direttamente da lui sul palco) per cori e piccoli campionamenti e un terzo collegato alla loop station per creare accompagnamenti ritmici e armonici.

In poco più di un’ora abbiamo sentito la voce di Moses alternare canto a piena voce, leggerissimo falsetto, assoli di basso in stile scat, beat-box. Unica pecca di questo concerto è la breve durata. Alla fine della delicatissima Plastic (purtroppo disturbata dalla discoteca vicina) suonata in solo chitarra e voce, Sumney saluta il pubblico che lo richiama (un raro caso di vero bis, non preparato e quasi inaspettato dal musicista) per regalarci altri due brani in solo, questa volta provenienti dagli EP Mid-City Island (2014) e Lamentations (2016). Consigliatissima quindi la presenza a futuri concerti di Moses Sumney, come l’ascolto dei suoi brani, ma anche la partecipazione agli appuntamenti di TRIP Music Festival, che propone un’ottima programmazione per il prossimo mese.

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