“Ho chiuso gli occhi e l’ho lasciato andare”: Panorama, non solo un album. L’intervista ad Anna Viganò, Verano.

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Articolo di Iolanda Raffaele

In occasione dell’uscita lo scorso 11 maggio del nuovo album Panorama, abbiamo scambiato qualche chiacchiera con la dolcissima Verano.

Ciao Anna ben trovata. Aspettavi questo album con molta trepidazione ed entusiasmo, parlaci un po’ di Panorama…
Panorama è il mio primo vero disco, dopo un fortunato EP prodotto da Paletti. E’ stato un album molto difficile da portare a termine, come difficili sono le cose nella vita che ci fanno vibrare credo. Sono molto orgogliosa del risultato e di aver avuto al mio fianco Lorenzo (Colapesce, ndr.), Giacomo Fiorenza, Suri e tutta la squadra 42 Records.

Dieci brani: ognuno diverso ed importante per te, qual è quello che ami alla follia?
Ogni brano è mio figlio, non riesco davvero a isolarne uno. Posso dire con massima sincerità che non c’è un pezzo uno che sia un riempitivo. E aggiungo che vado a fasi, cioè in modo ciclico torno ad innamorarmi di più di qualche brano rispetto ad altri, posto che li amo tutti alla follia. In questo momento sono molto su Scarabocchio, Oasi, Parquet. Ma domani potrei cambiare. 🙂

Quanto è stato difficile distaccarti da questa creatura per farla conoscere a tutti?
E’ stato molto complesso, penso sia chiaro che lì dentro c’è tutta me stessa senza alcun filtro. Ho avuto un attimo di incertezza, ho chiuso gli occhi e l’ho lasciata andare. E non potevo fare cosa migliore.

La passione che metti nel comporre nella tua musica è evidente, cosa vuoi trasmettere a chi la ascolterà, quale messaggio vuoi comunicare?
Quando scrivo lo faccio per me, per cercare di dare dei contorni a qualcosa che ho vissuto. Quindi non parto pensando a chi ascolterà. Però ho una fascinazione totale per la scrittura e mi interessa molto trovare modi di esprimermi che siano il più possibile universali e che sì, in questo senso, possano abbracciare quante più persone possibili e magari diventare le loro parole per dire qualcosa a qualcuno.

Il tuo stile è abbastanza particolare e nel tempo hai cercato di non stravolgerlo, qual è secondo te il modo migliore per restare coerenti con se stessi e quanto può essere complicato?
Il modo migliore per esserlo è non inseguire alcun tipo di moda, cosa che vedo sempre più latente in tanti progetti. Non è complicato nella misura in cui ami e hai rispetto per quello che fai. Amore e rispetto vanno aldilà dell’hype e dei like, anche se a volte è oltremodo frustrante assistere a certi fenomeni.

Chi era prima di quest’album Anna Viganò e come si sente ora?
Era una persona spaventata che cercava di scrivere delle canzoni. Oggi sono una persona spaventata, che cerca di scrivere delle canzoni, ma che ha anche imparato molto dall’esperienza generata da questo disco e dalla vita che ho dovuto e potuto vivere negli ultimi due anni.

In questo album c’è anche la collaborazione di Colapesce, che esperienza è stata questa unione?
Con Lorenzo abbiamo lavorato sia in fase di scrittura per quanto riguarda qualche brano sia in fase di produzione. E’ stata un’esperienza molto stimolante, che mi ha fatto crescere moltissimo. E’ un artista a tutto tondo ed è stato fondamentale per la mia crescita.

Percussioni, basso, chitarra, batteria, synth sono gli altri tuoi compagni di viaggio, rispecchiano musicalmente lo spirito di questo album?
Sì assolutamente, direi al 100%.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Vorrei portare in giro al meglio Panorama, possibilmente dandogli anche una dimensione che non sia necessariamente quella del club. E poi mi piacerebbe iniziare a scrivere per altri, la scrittura è sempre di più il mio focus, amo le parole e quando si incastrano e girano bene è davvero una bella sensazione.

Dove potremo trovarti nei prossimi mesi? Festival o concerti?
Sarò un po’ in giro quest’estate e poi mi concentrerò sul tour autunnale nei club. Sul sito di Locusta potete vedere tutte le date.

Grazie e resta sempre così, il volto di una bambina, la testa di un’adulta.
Wow, questa me la segno. Bellissima immagine.

Photo credits: Cesare Cicardini

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