Gli Scordati di Joe – Vol. 28

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Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

Articolo di Giovanni Carfì

Thievery Corporation

Prendete due amici, uno appassionato di jazz e classica, l’altro di punk e ambient; aggiungete l’esperienza da dj e la decisione di formare una band. Il risultato è tutto raccolto in questo album, che contiene remix, b-side e collaborazioni con vari artisti. Un lavoro elettronico ma dall’ampio respiro, dove traspare il reggae e il sole, rielaborato e rivisto in una chiave di lettura un po’ differente, che risente delle loro inclinazioni.

 

Devocka

Un disco non semplicissimo; bisogna superare l’impatto della voce, non melodica, non narratrice, ma oratrice, in un’eccezione ossessiva. Pian piano si viene catturati, soggiogati, le sonorità ci afferrano per un piede, e con una morsa invisibile veniamo trascinati con forza; non resta che lasciarsi andare, alla voce come alla musica. Una suggestione che svanisce dopo undici brani che corrono via veloci come un miraggio.

 

The Sweet Life Society

L’idea nasce dai producer Gabriele Concas e Matteo Marini, la realizzazione necessita invece di parecchi strumentisti. L’idea di fondo era coniugare il sound del vinile, con il sapore della black music, aggiungendo la spinta dei bassi dell’hip hop. Il risultato si avvale di varie collaborazioni, ma non si discosta per niente dall’idea iniziale; aggiungiamo anche un sapore caraibico ed eccoci con bermuda e la leggerezza dell’estate.

 

Winter Dies In June

Secondo lavoro per questa band emiliana, dove i protagonisti sono “Penelope e Sebastian”. Una storia raccontata a ritroso, un distacco, un ricongiungimento, dipende da come scorre il tempo, e questo passa mentre i brani/capitoli, si susseguono l’uno all’altro. Gli arrangiamenti sono molto curati, con suoni belli e aperti, le influenze inglesi sono palesi, ma non a scapito della proposta musicale, fresca e ben fatta.

 

 

 

 

 

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