Articolo di Luca Franceschini (introduzione e report 18) Bianca Sissa (report 19).

Immagini sonore di Alessandro Pedale, Cristiano Carenzi e Claudio Salvietti

E’ cresciuto, il Woodoo Fest. Giunto ormai alla quinta edizione, la manifestazione organizzata dal Circolone di Legnano e dall’associazione culturale Le Officine, ha saputo diventare nel tempo un appuntamento irrinunciabile in ambito musicale indipendente, fino quasi a far concorrenza con il ben più blasonato Mi Ami. Il paragone è calzante, sia per la vicinanza geografica (siamo a non più di mezz’ora di macchina dal Circolo Magnolia) sia per gli artisti coinvolti (le Line Up dei due festival quest’anno erano molto simili, almeno per quanto riguarda gli act principali).

La differenza però, la fa la location: immersa nel verde e nel fresco dei boschi di Cassano Magnago, l’area è spaziosa quanto basta, con due palchi (il Bigfoot Stage, quello principale, situato sotto una tensostruttura a prova di pioggia e il Wood Stage, più piccolo, montato in una bella zona in mezzo agli alberi, con tanto di amache e tavolini per riposarsi) e una quantità di chioschi per cibo, bancarelle varie e servizi igienici puliti e adeguati all’affluenza.
Un festival (ha tutte le carte in regola per essere chiamato così) decisamente più vivibile del Mi Ami, dunque; probabilmente non ne possiede ancora lo stesso appeal, non è circondato dallo stesso hype, non è pieno di gente che punta soprattutto ad esserci, fregandosene altamente di chi di volta in volta ci suona. Fattori che, a livello generale, possono davvero fare la differenza.
Quest’anno ci siamo stati per la terza volta e l’impressione, fortissima, è quella di aver partecipato ad una cosa bella ed importante. Un pubblico composto per lo più da giovani e giovanissimi, non per forza provenienti dalla zona (è stata allestita anche un’area campeggio) entusiasti e realmente interessati agli artisti. Un programma di primissima qualità, che nell’arco di cinque giorni ha proposto gran parte degli artisti italiani più interessanti oggi disponibili sulla piazza (Nitro, Cosmo, Frah Quintale, Willie Peyote, Ghemon) e parecchi nomi più o meno esordienti, che hanno già destato molta curiosità nell’ambiente (Delmoro, Diamine, Francesco De Leo, Quentin 40, Coma_Cose, Galeffi e tanti altri). Insomma, valeva la pena di esserci e noi ci siamo stati, dall’inizio alla fine, cercando di vedere il più possibile. Ecco com’è andata.

Mercoledì 18 luglio:

DANI FAIV

La prima serata del festival è all’insegna del Rap, con un quartetto di nomi più o meno emergenti, legati alle etichette Machete e Asian Fake, indubbiamente tra le realtà al momento più interessanti del nostro paese.
Si parte con Quentin40, romano, classe 1995, una manciata di singoli fuori negli ultimi mesi. Il suo è uno show piuttosto frammentato, dove le esecuzioni (brevi) dei vari pezzi sono inframmezzate da interazioni con un pubblico che, bisogna dirlo, risponde con grande calore. Probabilmente c’entra il fatto che non sia il mio genere ma non l’ho trovato particolarmente convincente.
A seguire, Ketama 126, il cui ultimo “Rehab” sta riscuotendo un enorme successo, con una copertura mediatica non indifferente. Capelli lunghi, maglietta di Ozzy Osbourne, l’impatto è decisamente superiore a chi lo ha preceduto, grazie anche ad una migliore qualità dei suoni. Il set alterna i brani nuovi agli episodi più datati ma, pur essendoci delle buone intuizioni, mi pare tutto troppo appiattito sulla dimensione gangsta, con una rappresentazione della vita da strada in stile “Faccio quello che voglio” (per citare uno dei suoi pezzi) che alla lunga risulta stucchevole. Capisco che l’immaginario del Rap passi anche da qui ma ho sempre trovato questa ossessione monotematica particolarmente noiosa, trovando più interessanti gli artisti che cercano di variare un po’ i temi delle loro canzoni.
Il set di Dani Faiv è tutto incentrato sul dialogo col pubblico, sulle continue incitazioni a “fare casino” e in tutto questo la musica si perde un po’. Le basi sono senza dubbio dinamiche, fantasiose, ma personalmente mi ha convinto poco. Il pubblico, ancora non numerosissimo, risponde comunque bene (soprattutto durante “Fortnite”) , dimostrando una vera e propria affezione per lui e la sua proposta.

NITRO

Nitro, per quel che mi riguarda, gioca in un altro campionato. L’ultimo “No Comment” ha nuovamente dimostrato tutto il suo valore, rendendolo una realtà di primissimo livello all’interno della scena. A differenza del suo compagno di Crew Salmo, non si esibisce con una band ma la botta di energia sprigionata dal suo live e ugualmente pazzesca. Merito di Dj Ms, che lo accompagna, al quale giustamente viene lasciato uno spazio, per fare esplicitamente vedere come il lavoro di chi sta dietro una consolle non sia poi così passivo come molti dicono.
Nicola Albera (questo il vero nome di Nitro) è padrone assoluto del palco, il suo Flow è efficacissimo, ha potenza e il pubblico, tutto per lui sin dall’inizio, ne viene totalmente conquistato. “Buio Omega”, “Infamity Show”, “Last Man Standing”, “Ok Corral”, “San Junipero”, la confessione intima di “Ho fatto bene”, si alternano al repertorio più datato, di cui “Sassi e diamanti”, “Pleasantville” e “Baba Jaga” costituiscono alcuni degli episodi più efficaci.

LAZZA

Livello superiore anche dei testi, che nonostante una marcata autoreferenzialità (anche qui, un tributo pagato al cliché del genere), denotano un livello di esperienza e maturazione notevole. Sul palco anche Lazza (con il quale viene eseguito “Passepartout”) e Dani Faiv, (“N.V.M.L.”).
Nonostante un’affluenza minore rispetto a quella che si sarebbe verificata nelle sere seguenti, questa prima giornata del Woodoo ci è sembrata pienamente riuscita. Certo, continuo ad avere diverse riserve sulla resa live degli artisti Rap, ma capisco che dipende dal fatto di essere cresciuto con la vecchia scuola del “basso/chitarra/batteria”. Quel che va notato, piuttosto, è che i ragazzi intervenuti si sono distinti per entusiasmo e partecipazione, cantando a memoria tutte le parole dei brani e dimostrando ad ogni artista un affetto che raramente è dato di vedere. Dite quello che volete, ma questa scena ha qualcosa di speciale con cui bisogna fare i conti. Poi potremo continuare a preferire altre cose (di sicuro questo è il mio caso) ma non si può non fare finta di niente.

Giovedì 19 luglio:

CIMINI

La festa comincia prestissimo quando alle 18 si aprono i cancelli e subito nel Wood stage inizia il divertimento con i concerti di Megha e Viito. Alle 20, quando il sole inizia a cambiare colore, il palco secondario viene riempito da Cimini e dalla sua band di supporto.
Il giovane cantautore, personaggio simpatico e coinvolgente che grazie alla canzone “legge di Murphy” ha acquisito popolarità negli ultimi mesi, ha entusiasmato il pubblico che non ha smesso di cantare e ballare fino alla fine.
Oltre alle canzoni dell’ultimo album  “Ancora meglio”, ha omaggiato molti musicisti italiani con cover di vari brani tra cui “Fotoromanza” di Gianna Nannini, “Lexotan” de I cani e “Sono un ribelle mamma” degli Skiantos.
Una sorpresa inaspettata è arrivata alla fine, quando con il bis della canzone “A14” ha invitato gli spettatori a scavalcare le transenne per raggiungerlo sul palco e cantare la canzone insieme. È stato un momento di festa, divertente ed emozionante.
Pochi minuti dopo la fine, rispettando gli orari della giornata, va in scena Galeffi sul Bigfoot stage. Con il suo look molto solare e ben conosciuto dai fan e con la sua particolare voce graffiante, il cantautore romano riesce a conquistare il pubblico del festival in pochi secondi.
Il concerto inizia sulle note di “Puzzle” per poi continuare con ” Tottigol”, ”Pensione” e tutte le canzoni del suo primo album “Scudetto”.

GALEFFI

Personaggio molto buffo ed apparentemente timido, dimostra una volta raggiunto il palco di essere a suo agio, soprattutto con la band con cui si nota una grande complicità.
Tra i singoli più apprezzati dal pubblico rientrano ”Camilla”, una delle prime canzoni uscite nel 2016 insieme a “Tazza di te”, “Occhiaie”, e “Uffa”, una delle sue ultime canzoni, per poi entusiasmare i fan con la base allegra, vivace e dal ritmo estivo di “Mamihlapinatapai”, ultimo brano pubblicato dall’artista, il 16 luglio. Concede poi agli ascoltatori alcune cover tra cui “Candy” di Paolo Nutini e “Pop porno” de “Il genio”.
Da sottolineare il rapporto tenuto da Galeffi con i fan durante tutto il live: sempre pronto a dialogare e scherzare, lascia addirittura cantare alcune canzoni interamente al pubblico accompagnandolo con la tastiera, per poi ricantarle ugualmente lui dall’inizio, in modo tale da non deludere nessuno.
Il set si conclude con un’ulteriore esecuzione di “Uffa” e “Tazza di te”, e con i saluti ed i ringraziamenti sulle note di una canzone di Cremonini, artista con cui, a mio parere, condivide molte cose in comune, tra cui ad esempio lo stile vocale ed il modo di cantare.
Auguro dunque a Galeffi di raggiungere lo stesso successo del cantautore bolognese, date le sue grandi capacità.

GHEMON

Dopo una breve attesa, arriva sul palco Ghemon, accompagnato dal clamore della folla.
Durante il live si alternano canzoni dell’ultimo album “Mezzanotte”, dai toni melodici e tranquilli, ad episodi meno recenti; è un bel mix tra soul e rap, che per la prima metà del concerto non annoia nessuno ma a partire dalla seconda, a mio parere, diventa abbastanza statico e monotono.
Questo, ovviamente, non riguarda i fan entusiasti ed emozionati durante la durata di tutto il concerto.
A differenza di altri artisti della scena rap attuale, Ghemon si distingue per il suo stile musicale. Ad esempio le parti strumentali sono decisamente più complesse rispetto alle solite basi che accomunano quasi tutti i rapper; questo è anche merito della band molto competente e di grande professionalità che riesce a mettere in risalto la voce coinvolgente ed affascinante del frontman. Non sono poi mancati momenti di commozione per il pubblico grazie ai testi ricchi di emozione.

GHEMON

A differenza dello spettacolo di Galeffi, con Ghemon non troviamo una particolare interazione con il pubblico: si limita ad un piccolo discorso su temi di carattere politico e dice qualcosa del suo genere musicale che, parafrasando le parole dell’artista, non può essere definito con una semplice etichetta in quanto è sempre stato suo interesse spaziare tra più stili.
Subito dopo, ha regalato ai fan “Temporale” una delle canzoni più attese dell’ultimo album e, sul finire del brano, esce di scena per cambiarsi e riposarsi, lasciando il palco alla sua corista Wena, che ha saputo intrattenere gli ascoltatori al meglio.
I bis vedono un salto al 2014 con “Adesso sono qui” per poi salutare il pubblico con “Dopo la medicina”; viene poi lasciato libero sfogo ad una Jam Session conclusiva di chitarrista e bassista, che hanno saputo chiudere in gran stile il programma del Bigfoot Stage.
La festa si è quindi spostata nuovamente sul Wood Stage, dove il bosco si è lasciato trasportare dalle luci e dal mistero della performance di The André, cantante senza volto che è riuscito a conquistare il web in poco tempo con le sue cover delle principali canzoni Rap, Trap e It Pop, rifatte nello stile del cantautore genovese. Con la famosa “Scooteroni” di Guè Pequeno  si concludono i concerti ma non il divertimento che proseguirà per tutta la notte con l’aftershow di Davide Ragazzoni (Linoleum).

QUENTIN 40
KETAMA 126
DANI FAIV
NITRO
DANI FAIV E NITRO
NITRO
CIMINI
CIMINI
CIMINI
GALEFFI
GALEFFI
GALEFFI
GALEFFI
GALEFFI
GHEMON
GHEMON
GHEMON
GHEMON

Photo credits:
5,6,7,8,15,16,17,18,19,20,21,22,23,24,25,26 Alessandro Pedale
1,3,11,12,14 Cristiano Carenzi
2,4,9,10,13 Claudio Salvietti