Intervista di Iolanda Raffaele

In occasione della recente partecipazione dei Bud Spencer Blues Explosion al Color Fest di Platania (Cz), abbiamo scambiato qualche chiacchiera con Adriano Viterbini – chitarra e voce della band.

La vostra biografia parla di duo alt rock che nasce a Roma nel 2007, chi sono i Bud Spencer Blues Explosion e come è nato il vostro progetto musicale?
Siamo un gruppo che è nato dopo tanti anni di gavetta, cercando di fare sempre musica rock, nel 2007 abbiamo trovato una formula che ci ha dato l’opportunità di poter girare un po’ i club italiani e farci conoscere. Siamo un duo, chitarra e batteria, io sono sia la chitarra che la voce del progetto, cantiamo in italiano e ogni disco che abbiamo fatto è stata una piccola evoluzione. Diciamo che la nostra dimensione si esprime sia nel disco sia dal vivo, dove cresciamo e cerchiamo di dare il massimo della sincerità e dell’energia.

Un esordio felice con “Happy” per una carriera costruita a piccoli passi con grinta e riconoscimenti. Come vi approcciate al mondo musicale vecchio e nuovo?
Siamo una band che parte del presupposto che un artista deve essere poliuso e, quindi, cerchiamo ogni volta di rendere attuale la nostra musica, di cercare nel passato e di prendere le cose belle che ci piacciono della musica contemporanea. Non siamo dei nostalgici, siamo dei musicisti che cercano di fare musica per il presente. Per noi è importante la qualità con cui facciamo le cose, non intendiamo la musica tanto in termini di successo o fallimento, ma è una questione musicale, ci interessa solo quello. Ci piace l’idea di fare qualcosa che possa sorprendere per primi noi ed eccitare chi ascolta.

Il 2009 è l’anno dell’omonomo album “Bud Spencer Blues Explosion”, mentre nel 2010 il brano “Io sono il Terribile” è inserito nella compilation Romanzo Criminale – Il Cd. Che uscite musicali sono state e nel caso del brano citato come è avvenuto l’incontro musica e cinema?
Noi abbiamo semplicemente registrato quello che ci veniva in mente in quel periodo e per fatalità è diventato un disco. L’incontro con il cinema è stato abbastanza casuale nel senso che ci proposero di suonare un brano non nostro, ma di un autore che aveva scritto tutta la musica per la colonna sonora di Romanzo Criminale. Noi non abbiamo fatto altro che rifare una versione di quella canzone con i nostri codici musicali ed è venuto un pezzo rock, secondo me, abbastanza rappresentativo del personaggio che era il Terribile.
 

Ripercorrendo la vostra storia troviamo “A Fuoco Lento Live Ep” e “Do it”. La domanda che sorge spontanea è “perché Dio odia i tristi”?
Mah, ci piaceva spiccare nel panorama della musica italiana con un’attitudine ed un’energia diversa, meno introversa. Abbiamo sempre notato che in Italia nel cantautorato alternativo c’è un po’ di introversione, a volte anche troppo pesante, a noi non piaceva, ci piaceva, invece, sottolineare la muscolarità della musica.

Si prosegue con “Do it yourself – Nel giorno del signore”, “Duel”, “BSB3” e “Miracoli”, che altre pagine di musica sono state per voi e quanto siete cresciuti?
Sicuramente ci siamo evoluti, come persone siamo diventati più grandi, abbiamo delle vite diverse da quelle di dodici anni fa; per fortuna però la premessa principale è sempre la stessa, cioè fare musica di qualità, divertente, che possa intrattenere e far divertire le persone che ci vengono ad ascoltare.

Il 23 marzo 2018 è uscito “Vivi muori blues ripeti”. Qual è la genesi di questo album e il suo messaggio?
Abbiamo registrato questo album dopo 4 anni di pausa in cui abbiamo fatto altri progetti, altre cose e ci siamo ritrovati a comporre musica in sala prove registrando materiale su materiale. Alla fine dopo un anno ci siamo accorti che tutto quello che avevamo registrato era bello, ci piaceva e che ci sarebbe piaciuto finalizzarlo in un album che nella nostra testa sarebbe stato bello farci produrre da un produttore, proprio come abbiamo fatto poi con Marco Fasolo.
È un disco che vuole essere prima di tutto bello da ascoltare, al di là della musica che c’è sopra e dei vari generi che lo rappresentano. È un album piacevole all’ascolto, con una cura meticolosa del suono e, chiaramente, nel complesso è un lavoro che ci rappresenta molto perché c’è groove, brani un po’ più sognanti e morbidi, altri un po’ più impattanti, c’è insomma una matrice del ritmo che ci piace possa permeare la nostra musica. Il titolo è un po’ un gioco di parole in cui inserire una serie di cose che ricorrono nell’esistenza di ognuno di noi. È, inoltre, un disco che parla un po’ di dipendenze, che possono essere legate a sostanze, ad amori, ad amicizie e a dipendenze in generale.

Sia tu che Cesare Petulicchio avete dei progetti paralleli, non vi fermate mai, ma quando siete insieme fate grandi cose come il tour estivo ricco di tanti appuntamenti. Qual è il vostro rapporto con il pubblico?
E’ un rapporto di confronto: quando il pubblico dimostra energia, noi ne diamo il doppio; quando il pubblico non ci dimostra energia ne diamo il quadruplo. Ogni volta è un esame, però, è un rapporto buono, bello, sano.

Tra le varie date, il 5 agosto i Bud Spencer Blues Explosion sono stati in Calabria, ospiti graditi al Color Fest di Lamezia Terme e, nel salutarci, Adriano Viterbini anticipava così la loro partecipazione:
Sicuramente aspettatevi uno dei migliori concerti che abbiate mai visto, sappiate che ad un certo punto io e Cesare prenderemo fuoco, quindi regolatevi di conseguenza.

Noi eravamo presenti e vi confermiamo tutto, ma se volete provare per credere, date anche un’occhiata al nostro report dal titolo Color Fest 6: Il Festival della visione e della crescita…

Photo credits:
[01] Iolanda Raffaele
[02, 03, 04] Salvo Bilotti