Articolo di Ylenia Pepe

Come concludere musicalmente in bellezza il 2018 se non con l’ascolto dell’ultimo album di Kurt Vile? Il cantautore statunitense, infatti, nel bel mezzo di questo autunno, ha pubblicato Bottle It In: tredici tracce piene di sorprese per i fan, ma anche per chi è alle prime prese con la sua musica.

In queste note si evince tutta la personalità di Vile: un musicista ”scapestrato” e carismatico, molto ”suoi generis”, il cui stile si riconosce già dalle prime note della sua chitarra. Il primo brano, “Loading Zones”, si rifà molto allo stile degli album precedenti, in particolar modo a “Waking on a Pretty Daze” e al pezzo ”Never Run Away”. Ma le novità non mancano; nella seconda canzone “Hysteria” e nella terza “Yeah Bones”, troviamo l’influenza della bassista dei Sonic Youth, Kim Gordon, anch’essa presente alla stesura di queste tracce: un ritorno al noise rock degli anni ’90. Anche le sperimentazioni non sono da meno: le chitarre del quarto brano “Bassackwards”, sembrano quasi riprodurre il rumore delle onde, mentre in “One Trick Ponies” ritroviamo tutta l’originalità e la spensieratezza di Kurt. Proseguendo è compresa perfino una cover: quella di “Rollin with the Flow” di T. G. Sheppard che risulta sicuramente ben riuscita. Il pezzo più folk é “Check Baby”; mentre “BottleIt In” è quello più psichedelico di tutti. “Mutinies” e “Come Again”, invece, sono i singoli che più si avvicinano alle note dolci del gruppo Warpaint: infatti, in quest’album, c’è la collaborazione anche con Stella Mozgawa. Uno dei brani più belli è sicuramente “Cold Was the Wind” dato che richiama molto l’alternative rock statunitense di Hope Sandoval e quello inglese di Beth Gibbons. Infine, il penultimo pezzo, “Skinny Mini”, risulta essere quello più poetico, il suo testo, infatti, ricorda tanto le ballate di amore di Bukowski: “…She got a wild brain sometimes, but so do I sometimes/ And I don’t know why, you gotta die/She wanna clean up the world but I’m drowned down in dirt/ I wanna clean up the world but I can’t/ I wanna give me a kiss girl/ I wanna, wow would you look at that/ I wanna, damn she sure is fine/ I wanna, damn she just blew my mind…”.
Dopo lunghe canzoni,” Bottle It In”, si conclude con un brano di un minuto e mezzo,” Bottle Back”: un gioco di suoni che ci riporta alla mente la musica di Mark Linkous. L’ex e “strambo” membro dei Wair on Drug, insomma, non si è fatto mancare proprio nulla in questo suo settimo lavoro.

Tracklist:
01. Loading Zones
02. Hysteria
03. Yeah Bones
04. Bassackwards
05. One Trick Ponies
06. Rollin with the Flow (T. G. Sheppard)
07. Check Baby
08. Bottle It In
09. Mutinies
10. Come Again
11. Cold Was the Wind
12. Skinny Mini
13. (Bottle Back)