Articolo di Corrado Budelli e immagini sonore di Roberto Bianchi

Non piove e non fa freddo questa sera fuori dall’1&35circa, locale in cui usano esibirsi musicisti di spessore, generalmente provenienti dagli States, ma non solo.

Non ricordo bene la motivazione per cui un concerto semiacustico di Jesse Malin mi avesse attratto a tal punto pur conoscendolo relativamente, ma l’intuizione è risultata molto positiva.

Senza band normalmente i cantautori americani tendono a standardizzare le loro esibizioni ed a uniformarle tanto da risultare a volte stucchevoli. Non questa sera: Jesse è un personaggio normalmente abbastanza schivo, ma si rivela un vero animale da palcoscenico una volta iniziato lo show, con o senza band. Bisogna aggiungere che chi lo accompagnava alle tastiere, ma soprattutto alla chitarra solista e doppio canto, cioè Derek Cruz, ha dato il giusto risalto ai brani di Malin, senza mai risultare invadente.

In attesa di pubblicare il nuovo album agli inizi del 2019, Malin, vocalmente dotato e buon chitarrista, ha spaziato tra la sua produzione recente o quella più lontana nel tempo.

Tra un brano e l’altro si è lungamente intrattenuto col pubblico spiegando la genesi dei brani stessi o raccontando aneddoti come quello dell’incontro tempo addietro con Shane MacGowan dei Pogues col quale, pur volendolo, non è riuscito neppure ad iniziare una canzone dato il costante stato di ebbrezza del personaggio. Le canzoni del concerto, alcune molto belle, si sono quindi alternate a veri e propri spaccati di vita vissuta.

Personalmente penso che alcuni brani dell’artista abbiano una struttura che ricorda il giovane Van Morrison, ma anche un certo Alex Chilton. L’ultima sua uscita risale allo scorso anno ed è un EP: Meet Me At The End Of The World, dove Jesse invita tutti a vivere al massimo perché “del doman non vi è certezza”.
Il disco è prodotto da Joseph Arthur, un musicista da rivalutare, che a me piace veramente molto.

Tra le canzoni proposte, le mie preferite sono state Hotel Columbia, Mona Lisa, Wendy e soprattutto Brooklyn. Grande afflusso di pubblico, che ha apprezzato un musicista sincero, introspettivo, ma anche molto coinvolgente.