Articolo curato da ElleBi

“Sono convinto che nella vita si debba fare tutto quello per cui si ha una predisposizione, una passione, altrimenti non si è felici, e io voglio essere felice, quindi voglio fare tutto…”
Così si racconta Gabriel Lopez, classe 1978, di Roma…
In effetti è polistrumentista, cantante, compositore; allo stesso tempo nutre una predilezione anche per  il cinema e la narrazione per immagini, ed è un affermato doppiatore che presta la sua voce a numerosi attori internazionali del piccolo e grande schermo (come Johnny Galecky [Leonard] nella serie “The Big Bang Theory”).

Fin da bambino ha recitato e cantato, nella sua famiglia si respira arte da tutti i pori (padre e zio attori), una  nonna  suonava il pianoforte, strumento al quale si è avvicinato all’età di tre anni, mentre a 9 scriveva già le sue prime canzoni.
Per Gabriele quindi essere artista si identifica con la capacità  di esprimersi in più campi con grande poliedricità.
La musica, che lo accompagna da sempre, rimane comunque la forma espressiva nella quale si riconosce maggiormente. In particolare, in lui c’è una profonda attenzione per la scrittura dei testi attraverso i quali con estrema autenticità, racconta di esperienze che hanno lasciato il segno, di emozioni forti che riguardano il vissuto quotidiano…


Ha al suo attivo tre album in studio e un lungo periodo di gavetta durante il quale ha suonato tanto dal vivo, con esperienze anche all’estero.
Attualmente si sta dedicando a “Linee”, che conterrà  9 brani, (uno in inglese) in cui per la prima volta Gabriele ha deciso di suonare tutti gli strumenti, oltre ad essere autore dei pezzi in italiano.
Si tratta di un racconto intenso che vede protagonista il passaggio ad una seconda fase della vita, con annessi inevitabili bilanci, gioie, dolori, delusioni e rinascite.
Le sonorità sono folk-pop, vicine al recente filone cantautorale tipicamente nord europeo e a tratti americano.
Abbiamo il piacere di offrirvi il download esclusivo di ‘Aspettami’, nuovo singolo che anticipa la pubblicazione del quarto disco.

Nel cantato, colpisce l’utilizzo molto personale della voce che diventa uno strumento espressivo particolarmente vibrante, dall’attitudine teatrale…
Una scelta grazie alla quale il significato di ogni singola parola di questa sorta di preghiera laica ad un Dio che non c’è e non si vede, ma che viene scelto come interlocutore, risulta amplificato, raggiunge e cattura l’attenzione di chi ascolta…
La ballata ci accoglie con atmosfere  tendenzialmente acustiche (fra chitarre ed ukulele) delicate, raffinate, dolcemente vivaci, in cui spiccano anche i cori e lo xilofono…
Il tutto, deliziosamente orecchiale, entra in testa ma evitando qualsiasi approccio banale, anzi invita ad un piacevolissimo riascolto…

“Non ci sei o sei lontano
Da questi anni e dalla vita
Che ci sputa in faccia
E contro i nostri sogni
Si è accanita
Ma ti sento nelle storie
Che a un bambino raccontiamo
Io ti sento ancora
Quando stringo forte
La sua mano“