beth-hart-arcimboldi-photo-andrea-furlanArticolo di Giovanni Carfì e immagini sonore di Andrea Furlan

Dopo il sold out al Teatro del Verme, e a distanza di un anno, Beth Hart torna in Italia per una data presso il Teatro degli Arcimboldi di Milano. Le aspettative non sono state deluse, un concerto di livello, senza nessun tipo d’imprevisto, una conferma delle capacità e del carisma di Beth e della sua band.

beth-hart-arcimboldi-photo-andrea-furlanSono le 20.30 quando il sipario si alza, lasciando scoperto quel che sarà il palco adibito sia per l’esibizione di Beth sia per il gruppo d’apertura, i Kris Barras Band; un trio in formazione acustica, ma che di acustico e soft, ha ben poco, e non poteva essere altrimenti. Kris Barras ne ha passate molte, e per un periodo della sua vita, la musica ricopriva un ruolo secondario, dato che la sua occupazione più remunerativa erano le arti marziali, dando e ricevendo pugni, più che applausi. Ed ecco che su quel palco, su quel tappeto rosso (diverso da quello temuto dagli sportivi), sprigiona tutta la sua energia, rivelando una voce leggermente sporca, quasi roca, ma che sorprende ben presto, nel corso della mezzora dedicata alla sua band, per estensione e capacità espressive.

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The Kris Barras Band

Camicia a quadri e chitarra folk al collo, in piedi al centro del palco, tiene il tempo con il piede sinistro; dallo stesso lato il batterista picchia sul rullante, e con l’altra mano agiterà lo shake per quasi tutti i pezzi. La seconda chitarra, dal canto suo, non verrà meno a nessun riff. I brani scorrono veloci e hanno tutti un ottimo tiro, grazie alla voce di Kris che riesce a stupire i presenti e ad incuriosirli, meritando più volte applausi e attenzione, per un teatro che pian piano va riempiendosi. Pochi brani, ma nessuno inferiore o debole, per poi concludere con una versione di All Along the Watchtower, che riesce a strappare numerosi consensi, chiudendo un’esibizione di tutto rispetto, dove le chitarre folk, non hanno fatto rimpiangere neanche per un momento la mancanza di una chitarra elettrica.

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The Kris Barras Band

Cambio di palco non rapidissimo, ma indispensabile per preparare tutto il necessario per Beth; numerose candele ai lati della batteria, dietro la postazione del chitarrista, bassista, e piccole candele anche sul piano, che di lì a poco, accoglierà la protagonista della serata. Nell’attesa, qualcosa vola all’interno del teatro, non è un super eroe, ma la sagoma delle ali lo ricorda molto; fortunatamente non ci sono state scene di panico, e il pubblico inizia a fischiare incitando l’inizio del concerto, e a più riprese tenendo il tempo sulle note di un classic blues. L’attesa sta per essere ripagata, si abbassano le luci e sul palco già si sono disposti l’alto chitarrista, il batterista e il bassista con gli occhiali da sole; ma tutti cercano lei, Beth. Uno strumentale distrae i presenti, ma dopo poche battute ecco la voce della nostra “lei” che coglie di sorpresa tutti, camminando tra le file centrali e cercando da subito un contatto con le persone. Beth è un personaggio di indubbio carisma, elegante e femminile, così come energica ed emozionale, e si vede che le fa piacere fermarsi raccogliendo abbracci, strette di mano, e in alcuni casi anche baci. Cantando Don’t Explain, raggiunge il palco salendo la scaletta, che sarà d’ausilio spesso per esprimere la sua sensualità, rafforzata da un vestito che ne esalta le forme.

beth-hart-arcimboldi-photo-andrea-furlanSeguono alcuni brani come l’energica Better Man, e la malinconica Baddest Blues, riesce così a passare da un pezzo all’altro in maniera impeccabile; la troveremo più volte in ginocchio, al centro del palco, o ondeggiando durante gli assoli dell’alto chitarrista. Sembra che canti anche se non emette suoni, lo fa così, tenendo il tempo, camminando intorno ai musicisti, riuscendo ad essere coinvolta e coinvolgente, e naturalmente sempre al centro dell’attenzione.

Il meglio di se, lo regala quando si siede al piano e le sue mani vanno da sole, mentre il suo sguardo cerca e incita il pubblico; percuote i tasti in modo anche eccessivo alle volte, apportando un’enfasi e delle dinamiche di chiara matrice rock blues. È lei che comanda e divide la scena con la chitarra, specie quando gli assoli dell’una si fondono alle sue vocalità più alte, o quando viaggiano in parallelo, a dispetto di una sezione ritmica visivamente statica, ma probabilmente la colpa è di Beth che non riesce a star ferma. A più riprese scende la scaletta, e ne approfitta per cercare nuovamente un contatto, come se volesse rafforzare il legame con il pubblico, e non deve faticare molto, tanto che ad un certo punto sembra una scena di un film, dove lei si appoggia con la schiena alle transenne, e si volta da un lato mentre l’occhio di bue è su di lei. Il tutto è ben calibrato, non c’è ostentazione o esposizione fine a se stessa, fa tutto parte di lei e del suo modo di essere, anche quando torna sul palco, e prende uno sgabello per portarlo vicino al limite più anteriore del palco, come se non volesse allontanarsi, o per stabilire un contatto visivo più colloquiale e intimo. Infatti la sensazione è quella di qualcuno che ti sta raccontando qualcosa, lì davanti a te, seduta su uno sgabello come chiunque, magari accompagnando il tutto da un bicchiere di vetro che ruota facendone oscillare l’interno.

Beth Hart-Arcimboldi-Photo Andrea Furlan  Beth Hart-Arcimboldi-Photo Andrea Furlan

Emozionanti i brani più lenti come I’ll Take Care of You, o I’d Rather Go Blind, pezzi perfetti e figli della collaborazione con Joe Bonamassa, o le più intime There in Your Heart e My California, di cui spiega il significato.

Un giusto mix di pezzi, di emozioni e di performance, dove è superfluo parlare della sua voce, della sua grinta, del sorriso e di come si faccia attraversare dalle onde sonore, modificandole, scaldandole e restituendole nella loro forma migliore a seconda del tema: grezze e piene di calore blues, rotonde e sensuali nei pezzi più intimi e cadenzati, o sottili e trascinanti nei pezzi più movimentati.

Nessuna sbavatura, nessuna imperfezione, un concerto impeccabile, per una donna che esprime se stessa in maniera magistrale, sensuale e blues come il rossetto lasciato sul bordo di un bicchiere di whisky.

 

Beth Hart-Arcimboldi-Photo Andrea Furlan

Beth Hart-Arcimboldi-Photo Andrea Furlan   Beth Hart-Arcimboldi-Photo Andrea Furlan

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The Kris Barras Band
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The Kris Barras Band
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The Kris Barras Band
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The Kris Barras Band

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The Kris Barras Band

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