Recensione di Claudia Losini

Ci sono canzoni che non hanno tempo, canzoni che non possono essere spiegate, ma che semplicemente ti entrano dentro e ti accompagnano nel corso della vita. Sono passati più di 20 anni, da quando i Giardini di Mirò hanno cominciato a comporre musica, con l’uscita del primo disco “Rise and Fall of Academic Drifting” nel 2001 per la Homesleep Records diventando fin da subito il nome più importante della scena post-rock italiana.
Oggi i tempi sono cambiati.
Ma, fortunatamente, il suono dei Giardini di Mirò no.

Fin dalla prima nota di “Different Times”, titletrack dell’album, si capisce subito che questo è un ritorno in grande stile, e senza compromessi. Nove minuti di pura emozione, là, dove le parole non servono a spiegare quello che provi arrivano i loro accordi perfetti, la loro quasi maniacale ossessione per la ricerca del suono perfetto, le giuste variazioni che riescono a farti oscillare tra le lacrime e il sorriso.
Quanto ne è passato, di tempo, tra “Last act in Baires” e “Fieldnotes”, o tra “Dividing Opinions” e “Pity the Nation”, il pezzo più socialmente impegnato del disco?
Una vita e nemmeno un istante.
I brani scorrono con la sensazione di essere immersi in un presente continuo, un po’ come la copertina che mostra un campo da calcetto, un luogo immemore eppure così reale, distante ma allo stesso vicino alle nostre storie e alla nostra infanzia.
E sono le storie, quelle che scorrono nelle parole di Adele Nigro, la cantante più ammirata del momento, che collabora con i Giardini di Mirò in “Don’t Lie”, che vagamente ci ricordano “Pet Life Saver”. Sono i ricordi, quelli che vengono cantati In Fieldnotes, in Failed to Chart e in Landfall, tutte accomunate dall’eterna sonorità post-rock da manuale, che perdura nonostante gli anni.
Qualcuno potrebbe addirittura obiettare sulla stasi di certi suoni, d’altronde di disquisizioni sull’evoluzione della musica e su come un gruppo dovrebbe modificare la propria ricerca sonora se ne fanno spesso molte, ma la verità è che quando nella propria vita i cambiamenti sono tanti, e troppo veloci, si sente la necessità di tornare a qualcosa di caldo, di sicuro, di tornare a quel campetto di calcio dove si è cresciuti, per ritrovare se stessi.
E i Giardini di Mirò con “Different times” ci offrono ancora una volta la possibilità di salvare un po’ i nostri disastri quotidiani con la bellezza senza tempo della musica.

Tracklist:
01. Different Times
02. Don’t Lie
03. Hold On
04. Pity the Nation
05. Failed to Chart
06. Void Slip
07. Landfall
08. Under
09. Fieldnotes