Articolo di Iolanda Raffaele

Quando arriva lui strumenti e note si uniscono in un’armonia unica, quando arriva lui non servono parole, quelle le lasci al caso, le immagini e ti fai trasportare dalla musica.
Le sue note fanno volare, hanno un sapore familiare come l’ultima volta che le avevi ascoltate; cambiano i ritmi e gli andamenti, ma ne riconosci sempre la paternità.
Tutto questo è Stefano Bollani, l’artista di chiusura della sedicesima edizione del Festival d’Autunno che, dopo Loredana Bertè, Toquinho e Sergio Cammariere, porta a Catanzaro il ritmo del Brasile e dell’Alma Brasileira in modo personale e speciale.

Nella serata dedicata a Mario Foglietti, scrittore, giornalista e sovraintendente del Teatro Politeama del capoluogo calabrese deceduto nel 2016, l’artista milanese vola con le sue scarpette da tennis, con la solita forte grinta nelle mani e nei piedi e con la sua elegante umiltà.
Bollani regala agli spettatori la sua esperienza e il suo progetto musicale di inediti Que Bom, realizzato in Brasile e scritto un po’ ovunque nel mondo, nato dalla collaborazione con importanti artisti che hanno firmato alcuni brani come  Caetano Veloso, João Bosco, Jaques Morelenbaum e Hamilton de Holanda.
Il suo viaggio musicale non è in solitario e non parla solo italiano, ma si tinge di internazionalità accompagnato da Thiago Serrinha alle percussioni, da Jurim Moreira alla batteria e da Jorge Helder al contrabbasso.


Dà avvio al concerto uno dei brani classici della Musica Popular Brasileira “A banda” di Chico Buarque de Hollanda, si prosegue con l’inserimento via via degli altri strumentisti, poi l’inchino al pubblico, dal quale prende carica e col quale interagisce armoniosamente.
Si succedono in modo rapido, ma attento,  preciso “Uomini e polli”, “Ho perduto il mio pappagallino”, “Galapagos”, “Haba rossa” e “I barboni di Siviglia”.
Ogni nota diventa un gioco, una parodia, una risata, un’occasione per citare Debussy ironizzando sul proprio essere.
Nell’esibizione non manca “Criatura dorada”, né il coinvolgimento dei presenti, che intervengono con lunghi battimani stimolati da un tamburello o rimangono inconsciamente avvinti dalle melodie, quasi come se il pianista milanese entrasse naturalmente nei cuori dei suoi ascoltatori e donasse loro un paio di ali.


Istrionico, versatile, multiforme, con la sua chioma mossa e la sua sana pazzia, dopo una breve uscita torna sul palco per intonare “La nebbia a Napoli”, cantata nel disco da Caetano Veloso, ma da lui, per l’occasione, magistralmente interpretata in tutta la sua dolcezza e bellezza.
Una canzone, una standing ovation del pubblico, lunghi applausi e sulla scia della magia sprigionata aspettiamo di rivedere presto quel pianista un po’ moderno e un po’ retrò, ma dall’animo universale.

Stefano Bollani Festival d'Autunno_3

Photo Credits:
[1-3] Antonio Raffaele
[4-6] Festival d’Autunno