Recensione di Claudia Losini

“Mea mecum porto omnia”. Tutto ciò che è mio lo porto con me. Non per nulla il nuovo lavoro di Luca Albino, in arte Capibara, si intitola proprio “Omnia” ed è il ritratto di tutte le passioni, gli ascolti, la moda e i diversi ambienti frequentati dal produttore romano.

Il risultato è un’opera che va al di fuori di ogni schema, che assorbe tutte le tendenze del momento e ne crea un qualcosa di unico, non classificabile sotto alcun tipo di etichetta. Ci sono l’hip hop, l’elettronica, la techno, la sperimentazione, la dancehall, e ci sono soprattutto importanti collaborazioni come quella con i peruviani Dengue, Dengue, Dengue in “Mandria” e con il collettivo Sxrrxwland in “La Crème”e “Asinine”.
L’uomo, come spiega Luca, si può definire tale anche per l’ambiente che lo circonda, e “Omnia” racchiude tutto: c’è la giusta dose di reggaeton di “Mr Don Papa Boss” controbilanciata dal citazionismo spinto di “Kojima”, ci sono il sacro e il profano, che si incontrano “Santa Roma”, barocca come la città di cui parla, piena di voci che ricordano turisti, destabilizzante come il traffico e la sua bellezza.
E qui è necessario spendere qualche parola sull’utilizzo saggio delle immagini, affidato a Karol Sudolski, artista che ha già collaborato, tra gli altri, con Fabri Fibra e LIM. Nel video di “Santa Roma si rincorrono alter ego modellati in 3D di statue del Bernini, soffitti di chiese, un esercito di Madonne e di Luca, in un ipnotico mantra visivo che creano il perfetto dipinto di una città eterna, nel suo caos, immersa nella religione, che sia quella artistica, divina o commerciale.
Di mercificazione dell’arte e di religiosità della moda si parla in “Guccification”: l’evoluzione naturale di una moda dal classy al tamarro, accompagnato da un video in cui fiori prendono vita e ci mostrano il loro lato migliore, ma anche quello più oscuro.

La santificazione della periferia di “Fantino”, il coatto e le influenze musicali più svariate percorrono tutto il disco, insieme alle voci, presenti dal primo brano DIV-A fino a DIV-O, sua contrapposizione maschile: campionature prese un po’ ovunque, anche dalla serie animata “Steins Gate”, bisbigli che pare quasi vogliano dirci qualcosa, ma senza mai farsi comprendere.
“Omnia” non vuole piacere a tutti i costi, è più il manifesto di una persona che è stata plasmata dall’ambiente che lo circonda, è la visione quasi cinematografica di una città che assorbe, e viene assorbita da chi la vive. E questo è il grande punto di forza non solo dell’album, ma di Capibara stesso: non standardizzarsi mai (ricordate il suo struggente brano “Felina”?), ma lasciarsi assorbire da chi lo ascolta.
Solo così si può scoprire la sua bellezza e comprenderla fino in fondo.