Articolo e immagini sonore di Claudia Losini

Perché tutti dovrebbero vedere un live dei Nu Guinea

L’8 dicembre scorso, sul palco del Supermarket di Torino in occasione del Jazz:Re:Found è salita la nuova band rivelazione italiana dell’anno, i Nu Guinea.
Lanciati, per così dire, da Liberato il 9 Maggio sul lungomare di Mergellina, Massimo Di Lena e Lucio Aquilina in realtà suonano da anni, e da anni non vivono più nella città partenopea.

Ma, mentre Liberato canta la Napoli neomelodica spruzzata di basi elettroniche e di un po’ di inglese masticato alla Carosone, che gli direbbe sicuramente “Tu vuo’ fa’ ll’americano ma si nato in Italì”, i Nu Guinea dipingono qualcosa di diverso, di veramente originale e poco sentito.
Se io penso a Napoli penso al buon cibo, all’estetica kitsch, ai presepi, alle urla dai balconi, ai drammi, al caffè, ai motorini che sfrecciano tra i vicoli e anche a quella malizia un po’ furbacchiona del sapersi godere la vita: non è un caso che a Napoli ci sia un sottobosco di cantanti neomelodici di cui tutti noi che viviamo altrove ignoriamo l’esistenza, perché Napoli è la patria dello “stai senza pensier”.


E proprio da questa culla, unica al mondo, nasce la musica dei Nu Guinea: allegra e scanzonata, racconta una Napoli immaginata, una città che rivisita il proprio passato e si proclama Nuova, diventando un porto nel quale far approdare nuove sonorità che hanno il sapore delle influenze arabe, funk, sudamericane e della grande tradizione cantautorale partenopea.
Il risultato è un live che proclama quella voglia di “truvà pace”, che ti fa venire voglia di muoverti e lasciarti andare, nonostante il locale sia stracolmo di gente, tutta desiderosa di quel centimetro di spazio in più per poter sculettare. E la Napoli che conosciamo diventa improvvisamente il punto di partenza verso orizzonti tropicali, terre inesplorate e suggestioni nostalgiche di un mondo in cui vorresti vivere: “Je vulesse”.