R E C E N S I O N I


Articolo di Giovanni Carfì

Note di merito per album passati distrattamente in secondo piano, ma meritevoli di un loro piccolo spazio. Nell’impossibilità di raccontare tutto ciò che viene prodotto, una selezione di dischi con confronti senza vincitori, né punteggi; ma con la presunzione di restituire una sensazione il più immediata possibile, attraverso un’analisi che va oltre le solite stellette.

Marte

Difficile rimanere indifferenti fin dal primo ascolto; sia per le atmosfere, sia per la voce. Il richiamo ad un’altra famosa band è facile, ma nel loro piccolo hanno la loro da dire. Il progetto nasce da Massimiliano Gallo e coinvolge Mauro Patti, compositore e batterista con il quale elabora un disco dal sound marcato, e che nonostante sia stato partorito in terre australi, riesce a mantenere anche un pizzico di italianità, q.b.

Iamthemorning

Un lavoro delicato ed intenso, come la voce stessa di Marjana Semkina. Insieme al pianista Gleb Kolyadin, hanno registrato questo lavoro in uno studio molto particolare: una sorta di finestra sul mare, per l’esattezza sul freddo Mare di Norvegia. Il risultato è un disco molto leggero, dalle sfumature folk e dai riflessi rubati dal mare, in una mattina in cui il sole si alza assonnato sulla sua superficie.

Mildred

Arrivano da Alghero e dopo un primo Ep d’esordio, tornano con un secondo lavoro forse un po’ più maturo. Stiamo parlando di un lavoro energico e d’impatto, non pensate di ascoltarvelo a basso volume, purtroppo sono suoni che vanno fatti uscire girando i potenziometri oltre la metà: sound frizzante che strizza l’occhio ad una certa scena di “rock college americano”, ma con una sana vena cantautorale.

I Segreti

Una band pop per la freschezza dei testi, una band indie (che vuol dire tutto e niente) per il suono e il taglio della voce; una voce che racconta cercando empatia nell’ascoltatore. Nessuna formula nuova, ma una ricetta rodata e che anche dopo qualche ascolto non annoia, ma ti fa affezionare ad una o all’altra storia/canzone, riuscendo così nell’intento.

UNA

Un disco plasticosissimo, giallo come la copertina, brillante e originale. Nonostante gli arrangiamenti elettronici e il sound che ne scaturisce, la cosa che più colpisce sono i testi e il sarcasmo al loro interno. Una scrittura attuale con giochi di parole e metafore ricercate nella loro semplicità, di facile metabolizzazione, una sorta di televisione sonora dove però non serve cambiar canale.

Patrizia Laquidara

Nuovo album a distanza di un po’ di anni dal precedente; lasso di tempo nel quale l’autrice ha viaggiato e fatto esperienze che ne hanno arricchito il background, e che vengono riversate naturalmente nella creazione dei testi. La voce raffinata e potente non è cambiata, né tanto meno il gusto nella produzione sonora, con strumenti classici ed un po’ di elettronica, donando al tutto una veste più contemporanea.

Maldestro

Sedetevi da qualche parte, poi arriva lui e si mette a parlare; a ruota libera, in un flusso di coscienza dove racconta di se, di una parte della sua vita, ma nella quale ognuno può ritrovarsi. Una voce con una venatura roca che ce la rende più calda e familiare, delle sonorità che accentuano la narrazione accompagnando e sostenendo. L’attenzione maggiore è per i testi e la spontaneità che ne scaturisce, senza annoiare.

Alea and The Sit

Solitamente molti artisti ritengono e decidono di cantare solo in inglese, adducendo tale scelta alla poca sonorità della lingua italiana; ecco una bella dimostrazione del contrario. Ottimo groove, pulizia e sonorità molto fresche, figlie di jazz e r’nb, ritagliate e composte a proprio gusto, riuscendo a far coesistere e convivere entrambe le lingue, senza nessuna differenza tale da ripercuotersi sulla qualità dell’ascolto.