Articolo curato da ElleBi

Toscano, di origini siciliane, (Antonio) ciulla, scrive canzoni sin dai tempi della terza media. Abbiamo il piacere di offrirvi in download esclusivo il singolo Stupidi Argomenti che anticipa la pubblicazione del suo disco di esordio. Si tratta di un brano cantautorale dal fresco, accattivante, sapore pop “sintetico”; con leggera intensità ci racconta dinamiche sentimentali attraverso parole autentiche, in cui ognuno si può facilmente riconoscere.

“veloci e stupidi argomenti non nascondono antichi sentimenti
Sei un puntino sulla linea del mare che il vento farà scomparire
Sei un puntino sulla linea del mare che il vento non farà tornare…“

Per conoscere qualcosa in più di Ciulla e della sua musica lo abbiamo contattato per una breve intervista:  

Vivi in un bilocale sulla spiaggia a due passi dal porto di Livorno. Questo stretto contatto con il mare quanto influenza la tua vita e quanto il tuo mondo artistico?
L’attaccamento nei confronti del mare è qualcosa che mi porto dietro dall’infanzia, da quando passavo le estati nella casa dei miei nonni a Marina di Pisa. Non so bene dirti quanto il mare condizioni il mio mondo, visto che ad oggi fa parte della mia quotidianità, non è più solo una figura astratta e simbolica da inserire nelle canzoni. Il suo essere immenso, eterno e allo stesso tempo mutevole è qualcosa che non smette mai di stupirmi. Ho seriamente iniziato a sentirne la mancanza due anni fa, ovvero nel periodo in cui abitavo in pieno centro a Bologna e stava prendendo forma quello che poi sarebbe diventato il mio primo disco solista. In quei mesi di scrittura il mare è come se fosse diventato il simbolo della mia voglia di tornare a guardare a me stesso, alle mie origini e, di conseguenza, ha rappresentato il mio desiderio di trovare a livello espressivo una via personale e totalmente sincera.

Nel 2013 hai studiato musica per film al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, cosa porti con te ancora oggi di quell’esperienza?
Prima di tutto porto una grande fascinazione nei confronti della Capitale. Roma rimane in assoluto la mia città preferita; il fascino e il mistero che esprime mi ricorda quello di una bellissima ragazza che non nasconde le proprie rughe e che non pretende di essere sempre e per forza adeguata ai tempi che cambiano. Di quella breve esperienza, più che le lezioni stesse, mi porto dentro Cinecittà e il rammarico di non aver continuato per quella strada. La musica per film è un mondo totalmente diverso da quello delle canzoni, perché presuppone che io metta la mia sensibilità e la mia espressività totalmente al servizio di un’opera che non mi appartiene. E’ un campo che comunque vorrei riprendere perché credo di esserci portato e l’idea di comporre una colonna sonora per una pellicola rimane il più grande dei miei obiettivi.

Qual è stato il percorso che ti ha portato dal gruppo rock-pop dei Violacida all’esigenza di esprimerti come solista?
In un certo i Violacida erano già di per sé un gruppo che si basava su due solisti perché sia io che Luca Modena (voce e chitarra della band) scrivevamo delle canzoni in totale autonomia che poi, una volta finite, portavamo in sala prove per arrangiarle e dar loro una quadra. Dopo la registrazione del nostro secondo disco La migliore età, per vari problemi di tempistica legati all’uscita, ci siamo trovati a mollare la presa. Personalmente mi ero reso conto che non ero più a mio agio nello scrivere per una band che nel tempo aveva sviluppato una sua spiccata e precisa personalità espressiva. Il dover sempre sottoporre al giudizio degli altri componenti un pezzo che scrivevo era come se non mi lasciasse più esprimere serenamente. Ho così deciso di iniziare a comporre abbandonandomi esclusivamente all’istinto, senza pensare a chi avrebbe cantato le cose che avrei creato. La scelta di intraprendere un percorso solista è venuta quindi da sé, nei mesi successivi.

In autunno uscirà il tuo disco d’esordio, che definisci a metà fra presente e futuro. Vuoi raccontarci che cosa lo ha ispirato, sia dal punto di vista della scrittura che della composizione musicale?
E’ un disco tra “presente e futuro” perché è stato scritto in un periodo di totale transizione della mia vita. Il titolo che svelerò nei prossimi mesi, ad esempio, è stato ispirato dalle righe che aprono Il libro dell’inquietudine di Pessoa. Non essendo però un grande lettore o fruitore di dischi, non so dirti chiaramente quali ascolti o quali letture in particolare mi hanno ispirato. Hanno sicuramente contato le passioni che mi porto dietro da sempre come Lennon, Battiato e parecchia musica italiana. Un’influenza centrale nella registrazione dell’album è stata comunque la produzione artistica di Fabio Grande de I Quartieri (già al lavoro con Maria Antonietta, Colombre e molti altri) il quale, a sua volta, mi ha introdotto all’ascolto di artisti che prima non seguivo, come Tobias Jesso Jr o Frank Ocean. Non mi vergogno a dire che con questo disco, finalmente, ho dato sfogo al mio inconscio bisogno di melodia e di personale leggerezza.

I protagonisti di “Stupidi Argomenti”, il primo singolo che anticipa l’uscita dell’album, hanno condiviso un amore importante nel passato, ma, nel presente, tornando ad incontrarsi casualmente in un locale, è come se non avessero più niente da dirsi. E’ quindi questa la visione che prevale nella tua vita a proposito di quelli che nel testo definisci “antichi sentimenti “?
Non penso di avere visioni uniche nella mia vita in nessun campo. Ogni rapporto credo che finisca o si evolva a modo suo e, in Stupidi argomenti, prendo semplicemente spunto da alcune situazioni che mi sono capitate. Ti confesso che in realtà, questa cosa di trovarsi con una persona e non sapere che cavolo dire, è una personale fobia che mi crea parecchia ansia e dalla quale cerco sempre di sfuggire.