R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Tamburino

Ironia, uno sguardo al passato e tanta freschezza. Se si dovesse spiegare in breve Monte Carlo, il nuovo lavoro degli Abiku, queste sarebbero le prime parole che potrebbero venire in mente. Dopo i primi due lavori autoprodotti, Technicolor (2011) e La vita segreta (2014), la band grossetana si lancia verso il grande pubblico firmando con la Costello’s e mettendo alla produzione Matteo Cantaluppi, già in cabina di regia per i Thegiornalisti.

Il sound del disco prende le distanze dai precedenti, rimanendo coerente e compatto in tutto il suo svolgimento su sonorità pop, coniugando jazz e R&B d’oltreoceano con la tradizione cantautoriale nostrana e costruendo testi caratterizzati da una spiccata e lucida critica, a tratti beffarda, verso se stessi e il mondo che ci circonda. Questo spirito è evidente fin da Faraone al luna park, satirico primo pezzo della tracklist, proseguendo con la successiva I miliardi, per poi lasciarci affacciare alle discoteche di decadi passate che non smetteranno mai di affascinarci con il loro incedere sensuale con Sarchiapone. Influenze fusion e new beat si fanno largo qua e là tra le movenze pop della band, dall’assolo di sax in Sarchiapone all’assolo di Ti sparerei, per rallentare ed esplodere ancora in pezzi come Ciao mare e nelle sperimentazioni di Internet, primo singolo pubblicato.

La voce di Barbagli sale tra synth e tastiere, mentre percussioni e chitarre restano in seconda linea rivelando uno sfondo compatto ed estremamente variegato su cui muoversi, alternando i pezzi con interludi strumentali come Jardin Japonaise, dove l’elettronica incontra sonorità spiccatamente orientali, Gran Prix, con un momento da protagonista per le sei corde, e Riviera, con cui scivoliamo lentamente verso la chiusura dell’album.

Un lavoro estremamente ricco e senza tempi morti, cesellato in maniera accurata tassello dopo tassello e che da un impianto di base ben stabilito si dimostra capace di offrire una gamma di sonorità, ritmi e sensazioni che esplorano in tutte le direzioni possibili. Gli Abiku portano in campo tutta la loro maturazione e segnano una rete dopo l’altra con una formula di cui hanno assunto padronanza a 360 gradi e che diventa per chi li ascolta la possibilità di un viaggio nello spazio e nel tempo, dagli anni ’70 ad oggi, da Toro y Moi a Dalla e Battisti.

Il risultato finale, oltre all’essere un disco estremamente piacevole da ascoltare, è la netta sensazione di esserne usciti arricchiti, di aver seguito la band in un percorso che si è scoperto essere una vera e propria esperienza che chiunque dovrebbe poter fare.

Tracklist:
01. Faraone al luna park
02. I miliardi
03. Jardin Japonaise
04. Ciao mare
05. Sarchiapone
06. Ti sparerei
07. Gran Prix
08. Internet
09. Riviera