L I V E – R E P O R T


Articolo di Corrado Budelli e immagini sonore di Roberto Bianchi

A volte, alcune alchimie, apparentemente contro natura, funzionano alla grande: è il caso dell’ex punk rocker dei Nuns Alejandro Escovedo, chitarrista texano di origine messicana e californiano d’adozione. La sua collaborazione con il romagnolo Don Antonio (ex Sacri Cuori) sia su disco, l’eccellente The Crossing (2018), che in un acclamato tour mondiale, ha dato i frutti sperati. All’Una e Trerantacinque Circa di Cantù ho assistito ad un concerto, che mi ha letteralmente stupefatto.

Ha aperto la serata Don Antonio (al secolo Toni Gramentieri), affiancato dalla sua ottima band composta da Denis Valentini al basso, Matteo Monti alla batteria e Franz Valtieri al sax tenore, tastiera ed effetti sonori di vario tipo. Ci hanno regalato un paio di brani, il primo dei quali Amorcantando, qui in un’ottima versione live strumentale: seguaci dei Latin Playboys, una costola dei Los Lobos di David Hidalgo, fondono le origini romagnole alla musica latina prettamente californiana.

Arriva poi il momento di Alejandro Escovedo che si presenta sul palco in ottima forma, sembra che abbia lasciato alle spalle i rilevanti guai fisici, dovuti ad una grave forma di Epatite C, che lo ha perseguitato per 20 anni, e i disturbi post-traumatici provocati dall’uragano Odine, che nel 2014 ha sorpreso lui e la moglie Nancy durante la Luna di Miele: si sono salvati per miracolo ma l’evento ha provocato alla coppia gravi problemi psichici. Alejandro piano piano ha ripreso il suo percorso musicale e di vita, con eccellenti risultati.

La sua è una famiglia con la musica nel dna: fratello, tra gli altri, di Coke, autore di No One To Depend On, presente sul seminale Santana 3; di Pete a sua volta timbalero con lo stesso Santana e infine zio della percussionista di Prince Sheila E., Alejandro, dalla impostazione vocale spesso Dylaniana, ha spaziato nei territori punk alla Clash, avvicinandosi in alcune fasi ai suoni di Lou Reed. Durante il convincente set ha eseguito molti brani da The Crossing, come l’omonimo brano o Texas is my mother, Something Blues, piuttosto che Outlaw for You o Fury And fire, ma anche composizioni dell’amico Chuck Prophet.

La band lo ha sostenuto in modo molto convincente, contribuendo in maniera determinante alla riuscita del concerto: sono molto affiatati, si capiscono al volo. Un incrocio infuocato di chitarre, supportate dalla notevole sezione ritmica e dal formidabile sax, ha creato un continuo e inarrestabile fluire di emozioni. Un leggero malore del batterista verso la fine del concerto ha creato un po’ d’apprensione, ma tutto è poi filato liscio fino alla fine, con brani incandescenti come Sally Was A Cop, ripreso da Big Station del 2012, e Like a Hurricane di Neil Young, suonata anche per esorcizzare i problemi vissuti nel 2014, causati dal famoso uragano.

In definitiva una grande serata di musica senza un attimo di apparente stanchezza da parte di un ritrovato personaggio, finalmente tornato a suonare nel modo a lui più consono, libero dai fantasmi di un passato, si spera, ormai remoto!