A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Matteo Bortone è un musicista che ama complicarsi la vita. Aveva incominciato la sua carriera suonando il pianoforte poi, attraverso chitarra e basso elettrico, è approdato al contrabbasso. Ma la sua è una complicazione che va verso la semplicità e la semplicità non è mai un punto di partenza, ma sempre un punto di arrivo. Sentirlo suonare oggi qui al Mulino Vecchio di Belinzago è davvero emozionante. Matteo Bortone compare dall’interno del mulino, camminando con il suo ingombrante strumento, a piedi nudi e molto concentrato: la vibrazione delle corde si percepisce appena e si fa più presente quando Matteo arriva sul praticello antistante il mulino ed incomincia a portare a spasso il contrabbasso tra gli spettatori adagiati sui cuscinoni di NovaraJazz.

Piccoli, insistenti e delicati colpi del battente sulle corde dello strumento, comincia così con un paio di mollettine da bucato che distorcono leggermente la vibrazione pura delle corde.
Poi, nella massima concentrazione le mani si traferiscono sulla “tastiera” dello strumento ed è a quel punto che una melodia minimale fa capolino e si diffonde nella corte agreste, accompagnata solo dal gorgogliare dell’acqua del mulino. Eh si, il jazz non è solo rumore, ma anche delicati sussulti, non è una gran scoperta, ma ogni tanto meglio ricordarlo. Concerto breve ma intenso, il solo che potrebbe trovare posto in questo luogo bellissimo, nel cuore del Parco del Ticino, vicino al sentire umano, lontano dal troppo pieno delle città.

Crediti immagini: Emanuele Meschini (1,2) e Mario Grella (3,4)