L I V E – R E P O R T


Articolo di Giovanni Carfì
Fotografie di Matteo Musazzi di Nightguide.it

Classe ’89, Kansas City la provenienza; lei è Samantha Fish, con l’acca e il pesciolino intarsiato sulla fedele Telecaster. La sua carriera inizia circa una decina di anni fa ed è stata una continua ascesa, attraverso collaborazioni e premi che l’hanno portata sotto i riflettori e all’attenzione del grande pubblico appassionato di quelle sonorità blues/rock provenienti da oltre Oceano. Arriva in Italia per la prima volta nonostante i numerosi album, e lo fa in previsione dell’ennesimo lavoro che uscirà ad agosto/settembre, dal titolo Kill Or Be Kind, ma non è sola sul palco, in apertura ci sono i Curse Of Lono di Felix Bechtolsheimer, direttamente da Londra e in uscita a luglio con il quarto album 4am and Counting (live); le loro sonorità oscillano tra sospiri roots e intarsi blues.

Ma veniamo alla serata, per la data italiana il locale scelto è il Legend Club di Milano, la cui capienza viene saturata ben presto già durante l’esibizione dei Curse of Lono, che funzionano molto bene nel loro ruolo di apri palco, ma forse a causa dell’attesa per Samantha Fish, non hanno lasciato particolarmente il segno. La band è composta dalla bassista Charis Anderson, da Neil Findlay alla batteria, il bravo Joe Hazell alla chitarra, il frontman Felix Bechtolsheimer e il riccioluto Dani Ruiz Hernández alle tastiere, che insieme a Joe e Neil sembrano però formare un gruppo a se. I brani si susseguono uno dopo l’altro con la desertiana Way To Mars e i suoi cori che richiamano le highway americane, (anche perché a Londra non credo ce ne siano) e la soft No Trouble dove la chitarra di Joe inizia a scaldare i presenti e a farli entrare nel clima giusto, come se il cambiamento climatico del locale non fosse già abbastanza. Continuano le vibrazioni e Felix decide di darsi alle percussioni, accentuando con un tamburo i colpi di cassa di Neil sulla corale Send For The Wisky, per arrivare poi a Goin’ Out West, una traccia che resta in bilico tra uno spoken rock blues e uno stacco/citazione ruffianamente Rock’n’Roll. La tamburellosa Pick Up The Pieces, ci porta verso la conclusione del loro show e ce li mostra più a loro agio e divertiti, come il tastierista che gioca tutto sorridente con il mantice di non si capisce bene quale tastiera, mentre guarda il chitarrista Joe. L’accoglienza è stata comunque buona, la loro performance è riuscita a coinvolgere gran parte dei presenti ormai pronti e in attesa della preannunciata band di Samantha Fish.

Veloce cambio di palco, piccola attesa giusta e giustificata ed ecco che con meno di cinque minuti di ritardo sulla scaletta, ma soprattutto senza entrate posticipate da star, arrivano tutti sul palco. Certo l’impatto è diverso, anche l’occhio vuole la sua parte e sono tutti calati nelle loro vesti/ruolo; chi come il bassista Chris Alexander si presenta sotto la falda di un largo cappello scuro di feltro, chi come il tastierista Phil Breen dentro uno stretto gilet scuro per trattenere il “respiro”, Scott Graves con la sua corta cravatta e i capelli scombinati e poi… Samantha, in uno stretto abito argentato, stivali neri, ciocche biondo platino per un’acconciatura old-style e il seme di quadri rosso truccato su un occhio (non per niente “anche l’occhio vuole la sua parte”). Battute stupide a parte, l’impatto maggiore è quello sonoro, i livelli e la sezione basso/batteria (flebile nei Course Of Lono), qui non lesina una nota, una rimarcatura, o un solo; un tessuto ritmico presente e protagonista dall’inizio alla fine, secondo solo alla “vera” protagonista della serata. Le doti sono innegabili, Samantha oltre ad avere una bellissima voce ed un gusto molto blues nell’usarla, passa con una naturalezza disarmante tra una cigarbox-guitar, una chitarra folk ed una elettrica, suonandole in modo molto simile e con tanta passione. Ha delle mani piccoline ma abili, si diverte e non è lì per far vedere quanto sia brava tecnicamente; anche durante un momento/sketch in cui improvvisa dei breve “solo” con il batterista, lo fa in modo molto naturale e divertito, facendo trasparire una forte dose di carisma e di affiatamento con il resto della band.

Inizia subito in modo esplosivo, imbraccia una piccola cigarbox-guitar e via di bottle-neck con l’energica Bulletproof, che sferza anche il povero ventilatore che va fuori giri e non è il solo. Cambio di chitarra ed eccola con indosso una bianca “diavoletto”, sospesa su lunghi stivali neri che schiacciano la piccola pedalboard, enfatizzando le sinuose Love Letters e Chills & Fever, perfette per far muovere la testa socchiudendo gli occhi e apprezzando quel sapore anni ’50, complice forse anche la pettinatura. Piccola pausa con un riff mono-nota condiviso con il batterista, uno sguardo, un countdown e… la pausa era solo l’intro di Little Baby, altro che relax, c’è country, blues, sole e solo, con la sezione ritmica perfettamente coordinata e compiacente.

Il pubblico è divertito e coinvolto, tra l’altro Samantha non è la sola a sfoggiare lustrini, in prima fila un simpatico signore la cui età e vivacità vengono esaltate da un borsalino con paillettes celesti in abbinato ad una maglietta del fun club, un collarino e perché no, anche un simpatico paio di guanti bianco argento; ecco argentovivo per intenderci. Mi pare di capire che la stia seguendo in tour da oltre 140 date, ma le mie orecchie non vogliono credere a se stesse e spesso non sono fonte sicura, di certo sarebbe da imbarcare nella stiva come facente parte della strumentazione, non si è fermato un’attimo e forse ballerebbe anche nella stiva. Anzi, in realtà si è fermato solo quando ha ceduto il posto ad una ragazza diversamente alta, che emozionata ha seguito e cantato tutte le parole della bellissima Go Home, un brano dove il trucco di Samantha non ha celato bene l’emozione dietro al suo cantare. Emozione che era riflessa anche nello sguardo della “diversamente alta” e di molti altri; un brano senza fuochi d’artificio ma molto emozionante, una piccola primizia per un piccolo sospiro prima del gran finale, dove dopo altri due brani imbraccia nuovamente la cigarbox-guitar e conclude con Shake Em On Down.

Una performance di livello per un’artista che riesce a trasmettere molta energia e gioia in quel che fa, il tutto con eleganza, femminilità ed una matrice blues che è innegabile essere preponderante sia nella sua voce che sotto le sue dita.

SET LIST

Curse Of Lono

Blackout Fever
London Rain
Way To Mars
No Trouble
Send For The Whisky
And It Show
Welcome Home
Goin’ Out West
Pick Up The Pieces
Valentine

Samantha Fish

Bulletproof
Love Letters
You Cant’t Go
Chills and Fever
Watch It Die
Little Baby
Blood In The Water
Gone For Good
Go Home
No Angels
Somebody
Shake Em Down