A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Alla Galleria Giannoni, per l’ormai consueto solo di contrabbasso, io di solito mi siedo per terra. C’è un bel parquet e faccio anche a meno del cuscinone di NovaraJazz. Il parquet, com’è noto, è di legno; legno scuro per la precisione, praticamente dello stesso colore del legno del contrabbasso. Mi piace sedermi sul parquet, lo faccio anche a casa mia, quando sfoglio qualche vecchio libro, ed è bellissimo farlo qui, mentre vedo lo strumento di Barre riflettersi opacamente nel parquet.

Gli strumenti di legno, hanno una maggiore consonanza con il corpo del musicista, sudano con lui, ne sentono il calore del corpo. Oggi, più che ad un concerto, abbiamo assistito a qualcosa tra la performance, quando quattro dei musicisti de La Marmite Infernale sono entrati e hanno “disturbato” o sollecitato il maestro, e un rito. Il rito è quello del prodursi del suono. Barre Phillips, al momento di ricevere dall’assessore alla cultura del comune di Novara la chiave d’oro, nel suo coraggioso italiano lo dice: “una chiave per aprire le orecchie”, riassumendo, così meravigliosamente, tutto quanto si può dire intorno a NovaraJazz e intorno a tutta la musica, quella che vale, quella che fa pensare, quella che ci costringe ad uno sforzo.

E poi il rito incomincia, come di consueto, davanti a “Sinfonia del mare” di Filiberto Minozzi, nella saletta stipata all’inverosimile e davanti ad un pubblico ipnotizzato da questo musicista, di 85 anni, solo con il suo strumento. Suona e occorrerebbe che voi sentiste lui, più che leggere le mie insulse parole. Pochi accordi, fatti vibrare nella sala, e il silenzio sembra subito un incidente nell’universo, tanto la poesia del suo suono affascina. Ma Barre parla e parla anche un italiano simpatico, poche parole per dirci che si può suonare leggendo la musica o suonare ad orecchio, ma che alla fine si suona sempre ad orecchio.

Certo lui ha suonato con Lee Konitz, con Jimmy Giuffre, con Archie Shep, ma quando si ha davanti un sacerdote del jazz le referenze non servono, serve solo l’orecchio come dice lui, e magari la chiave per aprirlo…

Crediti immagini: Chiara Pugliese