A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Prendiamola alla lontana. Se c’è un indumento femminile che fa impazzire gli uomini, questo è certamente il reggicalze. Perché? Perché il reggicalze è l’impalcatura dell’intimità. Vederlo o intravederlo è emozionante perché é come curiosare dentro una casa (o un teatro, una chiesa, magari una stazione). Ho sempre amato gli “spaccati” che, col loro disegno, mi facevano vedere “dentro” gli edifici. Per affinità, mi sono sempre piaciute anche le visioni “ a volo d’uccello”, soprattutto quelli di spazi urbani, con la possibilità di sbirciare in modo simultaneo nelle vie, nelle piazze, sulle terrazze degli edifici, sui ponti, magari anche sotto i ponti. Negli anni Novanta, Jaca Book pubblicò una collana di libri illustrati, da disegni realizzati proprio con la vista a volo d’uccello, dedicata a città immaginarie del Nord Europa, del Mediterraneo e dell’Africa del Nord. Li acquistai tutti.

Il mio primo volume della serie fu quello su Barmi, una immaginaria città del Mediterraneo. Il volume era illustrato da un mio mito del disegno, Jordi Ballonga; della collana facevano parte anche Lebek, una città sul mare del Nord Europa e Umn El Madayan, una città araba del Nord Africa. Questi ultimi volumi erano illustrati da Francesco Corni. Molti dei suoi strabilianti disegni sono esposti in questi giorni al Castello Visconteo-Sforzesco di Novara, in una mostra di grande interesse aperta fino al 30 giugno prossimo e dal titolo La forza del tempo fragile, dove insieme ai magnifici rilievi di Corni, si possono ammirare anche numerose sculture della figlia, Isabella Corni prematuramente scomparsa cinque anni fa. Ma è sul disegno di analitico e minuzioso di Francesco Corni che mi vorrei soffermare. Un tratto e una visione d’insieme che celano in sé qualcosa che va oltre il rilievo architettonico.

Francesco Corni ė un “voyeur” che spia la vita altrui nelle costruzioni del passato, il suo occhio penetra nel ventre delle architetture, ne scova gli angoli reconditi, fruga nelle “interiora degli edifici”, ne mette in risalto le strutture e le intimità. Lui che si formò alla scuola dell’archeologo svizzero Charles Bonnet, è riuscito ad aggiungere stille di vita a pietre, travi, archi rampanti, tetti, teatri. Lasciatevi incantare dalle sue “intimità architettoniche”, spiate dentro la scuola talmudica del fantasmagorico Ghetto di Cento o magari lasciate scorrere lo sguardo sulle acque dell’Arsenale veneziano, indugiate con la fantasia osservando il Ponte di Rialto immaginato da Andrea Palladio. Per feticisti del pennino, per palati raffinati e per curiosi incalliti.