R E C E N S I O N E


Articolo di Chiara Bernini

Frequentemente nella nostra quotidianità sentiamo l’esigenza di prendere una pausa dal caos della vita ritagliandoci piccoli spazi di tempo per poterci rilassare o allontanarci momentaneamente dall’ansia generata dalla martellante routine per riflettere e meditare sulla nostra esistenza. Che sia fisica o mentale, insomma, siamo sempre alla ricerca di un’evasione nata dalla necessità di trovare una voce amica disposta ad ascoltare le inquietudini interiori. Da questa estrema necessità, la musica e i suoi artisti, molto spesso prendono forma, offrendosi come porti sicuri dove poter trovare consolazione e rifugio.
Uno tra tutti è Mac DeMarco, senz’altro una garanzia.

La preziosa delicatezza che lo contraddistingue nel timbro della voce e soprattutto nel sound irresistibile dei suoi brani è, di fatto, una ventata di aria fresca ogni volta che si ascolta. Che il cantautore canadese fosse un poeta contemporaneo era risaputo sin dal lontano 2012 quando debuttò con 2, suo primo album in studio, per poi esser definitivamente consacrato al successo nel 2014 grazie a quel gioiello di Salad Days, decantatore dei giorni spensierati adolescenziali ormai trascorsi ai quali si sono sostituiti quelli complessi del mondo degli adulti. In seguito all’ennesimo grande successo con This Old Dog, nel 2017, il cantautore originario della piccola cittadina di Duncan, lo scorso 6 maggio, ha donato al suo pubblico il suo ultimo sforzo musicale: Here Comes the Cowboy. Tredici tracce in cui la ricetta è più o meno sempre la stessa, una meravigliosa chitarra, accompagnata spesso da sintetizzatori, tastiere e piano, ai quali si unisce delicatamente la calda voce dell’artista risultando in un sound pulito dal gusto retrò – alternative, a tratti psichedelico nonché spesso malinconico. Nonostante l’utilizzo di uno stratagemma simile per ciascuna canzone, in realtà, la genialità di Mac gli permette di creare un prodotto che affatto annoia, confezionando delle vere e proprie esperienze musicali sognanti. E così, con dolcezza e spensieratezza, i brani scorrono velocemente uno dopo l’altro, in un susseguirsi di emozioni e sensazioni arrangiate meravigliosamente che trasportano l’ascoltatore in un percorso musicale suggestionante. Sebbene il sound leggero, in realtà, ci si ritrova dinnanzi ad un viaggio che, aprendosi con l’omonima intro Here Comes The Cowboy, affronta le varie sfaccettature della vita dell’artista, con brani quali Nobody, Preoccupiede Little Dogs Marchche, dipingendo le inquietudini del cantante, assumono addirittura una dimensione universale incarnando le incertezze umane nate nei confronti del mondo contemporaneo – “Preoccupied and nobody’s hiding it” – canta, infatti, il canadese.

Nell’album occupano poi un notevole spazio anche brani più intimi come Finally Alone, Heart To Heart – dove un uso intelligente del sintetizzatore dona al brano una dimensione trasfigurata – e All Of Our Yesterdays dove Mac apre le porte della sua vita sentimentale tanto da inserire nel disco anche la bellissima serenata K, dedicata alla sua compagna storica Kiera McNally. Se l’intento di Mac è quello di rappresentare la sua vita ecco che egli non si limita alla sola mediazione musicale, utilizzando anche il potenziale dell’immagine ravvisabile nei video dei singoli Nobody e On the Square improntati sulla rigidità fittizia di maschere animalesche – tra le quali quella di un rettile, un suino e un gatto– indossate da Demarco, la cui innaturale staticità non lascia spazio ad alcuna espressione emotiva, creando una situazione di straniamento e di crisi identitaria.

Ed è proprio da questa crisi che si comprende come il canadese non sia altro che uno dei pochi artisti rimasti autentici nel corso del tempo il quale, nei confronti di un mondo attuale fin troppo artificioso, si pone con semplicità estrema incarnando l’umanità più sincera attraverso concrete rappresentazioni della vita e degli inevitabili problemi legati ad essa.

Come anche nei suoi vecchi lavori, Mac DeMarco, con semplicità disarmante, si mette a nudo, mostrandoci e coinvolgendoci nella sua realtà, accompagnandoci in un viaggio tra i suoi pensieri, le sue inquietudini e i suoi sogni, non prendendosi mai troppo sul serio e regalando ancora una volta emozioni uniche attraverso lo specchio della vita che pochi sono in grado di interpretare come il nostro Cowboy: la musica.