A P P U N T I  D A  S U O N I  M O B I L I


Appunti di James Cook, approfonditi da Luci

Nils Berg, polistrumentista, compositore e regista di Göteborg è una delle voci più influenti del jazz scandinavo. Dal suo debutto nel 2004, ha pubblicato otto album come leader, ed ha avuto numerose collaborazioni in progetti appartenenti ai mondi più diversi. Nel 2009, insieme al batterista Christopher Cantillo e al bassista Josef Kallerdahl, (co-fondatore dell’etichetta jazz Hoob Records) ha formato il trio Nils Berg Cinemascope. Dopo il primo CD “Popmotion”, hanno fatto tournée in Scandinavia, Stati Uniti, Canada, Europa, Algeria e Giappone. “Vocals”, il secondo disco e il primo film della band, è stato pubblicato nel 2013. Tre anni dopo sono usciti con “Searching For Amazing Talent From Punjab”. Nel 2018 Nils Berg Cinemascope ha portato il suo secondo film “Dina grannar” al Göteborg Film Festival. Si tratta di un documentario di musica poetica di 45 minuti che vede come personaggi principali i cittadini della città di Västerås, fuori Stoccolma. C’è anche una versione del film in cui Nils Berg e i suoi colleghi musicisti suonano la colonna sonora dal vivo durante la proiezione.
Li avevamo visti l’anno scorso, in una serata piovosa, nella palestra di Bulciago e ci aveva colpito quanto fosse particolare la loro proposta. 

Questa volta la location è molto più spettacolare: siamo a Sirtori, in una residenza privata messa a disposizione di Suoni Mobili. Sul terrazzo della villa, dal quale si gode uno splendido panorama delle colline brianzole, il trio Svedese torna ad accoglierci per accompagnarci in un percorso ricco di emozionanti sorprese.
Attendiamo il buio poiché il progetto della band parte dalla proiezione di video amatoriali sia trovati su Youtube che girati da lui; protagonisti sono musicisti ma anche amici e gente comune provenienti da ogni parte del globo. Nei filmati ci sono estratti parlati, cantati, ballati, immagini lo-fi con le quali il trio interagisce al massimo, sembra quasi voler  “entrare” dentro lo schermo. Attraverso musiche originali si crea così qualcosa di inaspettato, una miscellanea di suoni e visioni che, con grande libertà, danno voce alle differenti umanità del mondo.
Grazie all’ultimo disco uscito a maggio, dopo quasi un anno e mezzo di lavoro, la formazione ci propone un’interessante novità rispetto all’anno precedente. Lo splendido quarto album “We Seem To Be Drifting Apart”, sposta infatti parzialmente il focus rispetto alla modalità descritta sopra;  si concentra maggiormente sulla composizione di una melodia fluente, soave, leggera, anche se lievemente malinconica, con la quale dare voce alle sensazioni dell’anima.


Nils ci dirà nel dopo concerto che – nonostante il titolo (tradotto letteralmente“ci sembra di essere alla deriva”), non si tratta di un disco triste. L’idea nasce da una pubblicità che il musicista ha campionato nell’ultimo brano, in cui una intensa e struggente voce femminile pronuncia, fra le altre, proprio quella frase. “Essendo ormai tutti sopra i 40 e a 10 anni dalla nascita del gruppo ci sembrava un buon momento per immaginare una possibile crisi”, si conclude così la sua ironica spiegazione. In questo secondo tour italiano c’è una novità anche per quanto riguarda la formazione: manca una presenza storica: quella del batterista Cristopher Cantillo, sostituito per l’occasione dal giovanissimo Konrad Agnas. “Si tratta solo di una concomitanza con un altro progetto che Cristopher sta seguendo,non una separazione”- ci spiega in confidenza Nils.
La partenza del concerto ci introduce al meglio nel mondo Cinemascope: le immagini di orchestre amatoriali di ragazzini si fondono con “Hjärtats Sång”, (canzone del cuore)  nella quale Nils usa la voce filtrata prima di iniziare una sinuosa e accattivante melodia con il sax. Senza staccare, ma miscelando dolcemente il tutto ci spostiamo in India con “Laddi Tells The Truth“; il brano incorpora un uomo con turbante del Punjab (India), Laddi Balwinder autentico talento, che improvvisa una melodia per strada.

Notiamo come Joseph, uno dei più apprezzati musicisti svedesi, in questo brano passi con la stessa disinvoltura dal contrabbasso al basso, aggiungendo una  efficace connotazione  quasi “elettrica” all’insieme. Quello che colpisce è anche l’attenta “opera di regia” dei video clip che, pur mantenendo un’immagine lo-fi, sono stati tagliati, rimontati, in alcuni casi con l’utilizzo di loop, fino ad ottenere il materiale più adatto da includere nella musica dal vivo. Ed è proprio Nils ad occuparsi di questo ultimo aspetto durante il concerto. Sempre Berg si occupa di presentarci di volta in volta gli “ospiti” che appaiono sullo schermo. Prova a farlo parlando in italiano, ma ritraccia ben presto in un più confortevole inglese. Ci spiega che alcune immagini le ha girate personalmente, come, ad esempio, è accaduto una decina di anni fa quando si trovava nel sud est dell’India. Alle cinque del mattino il suo sonno venne interrotto da un gran trambusto, incuriosito, si alzò per vedere cosa stava accadendo. Scopri così che si trattava di ballerini con tanto di accompagnamento musicale. Ed ecco che sullo schermo si materializza la registrazione da lui effettuata in quel lontano momento, miscelandosi con “Orissa”, tratto dal primo disco della band.
L’esibizione prosegue mostrando un ragazzino del Buthan, poi un cantante pakistano (Abbas Anand Sirmagi). Successivamente il ritmo accelera, la batteria incalza, il giovane Konrad ci dimostra di esser perfettamente all’altezza del suo ruolo.

Il brillante schema si ripete all’infinito, le canzoni sono interconnesse, scivolano l’una nell’altra, i filmati scorrono dando modo al trio di creare “una melodia di melodie“ che stupisce e affascina il pubblico.
C’è spazio anche per presentarci due progetti inediti: visioni registrate da Nils in Giappone con protagonista un duo di buffi percussionisti e una nuovissima idea tutta di origine italiana. Il musicista è stato il mese scorso a Matera per registrare video e suoni in preparazione di un concerto che con il gruppo ha in programma a fine agosto nella città lucana. Ci mostra le immagini di Rino Locantore, “musicante” che unisce alla conoscenza delle tradizioni un modo del tutto originale di riproporle. Per l’occasione l’artista oltre a cantare un brano dialettale spiega alcuni strumenti a percussione. Naturalmente il tutto viene integrato in un coinvolgente world jazz, nel quale il suono suggestivo del sax mantiene sempre un ruolo importante. Il leader svedese, particolarmente incuriosito dalla lingua locale, ci chiede poi di tradurgli il pezzo, ma con tutta la buona volontà, per un pubblico prettamente brianzolo l’operazione risulta alquanto difficile.


Ci avviamo verso il finale con il suggestivo “Pashto Love”, brano manifesto dei Cinemascope, già utilizzato da Suoni Mobili nell’edizione 2018 come sottofondo per i loro spot radiofonici. Come si intuisce dal titolo il singolo racconta una storia d’amore; in questo caso cantata con grande naturalezza ed intensità da uno sconosciuto ragazzo afghano si integra perfettamente con il flauto di Nils, che diventa una colonna sonora tanto improvvisata quanto autentica di un vissuto quotidiano.
Berg è davvero contento di poter suonare ancora in Italia e in una cornice unica. Lascia correre lo sguardo sul paesaggio da “cartolina” che si staglia alla sua destra, presta particolare orecchio all’”orchestra di grilli” che lo ha accompagnato per tutta la serata, la ringrazia, e amabilmente saluta tutti i presenti.
C’è ancora il tempo per richiamare a gran voce la band che torna e suona “Hips Don’t Lie”, traccia quasi giocosa, estratta dal nuovo disco. A questo punto, con vero piacere siamo in grado di svelare un “mistero” che riguarda il coro di voci presenti nella canzone, registrato dentro una chiesa in Mozambico. Fa uno strano effetto scoprire i volti dei religiosi, seguirli con lo sguardo mentre cantano e battono le mani, dopo aver cercato più volte di immaginarli durante l’ascolto. Per concludere in leggerezza una perfomance unica nel suo genere, Nils esegue dal vivo un fischio presente nel pezzo, abbinato alle immancabili, ammalianti note del suo sax. Abbiamo vissuto un’esperienza intensa e coinvolgente, musica e vita che si incontrano, si comprendono, si contaminano restituendoci note dense di grande sentimento. Cosa potevamo chiedere di più?

 Crediti immagini: Maurizio Andrelini