L I V E  R E P O R T


Articolo di Giacomo Starace e immagini sonore di Andrea Furlan

Il Festival Tener-a-mente chiude in bellezza con Glen Hansard, reduce da un tour con Eddie Vedder che l’ha portato anche sulla scena del Firenze Rocks. Con una naturalezza spiazzante, il cantautore irlandese è salito sul palco dell’Anfiteatro del Vittoriale, uno dei più suggestivi d’Italia sia per la storia sia per il panorama caratterizzato dalla bellissima vista sul lago di Garda.

 

Ha iniziato da solo, prima seduto al pianoforte e poi con in mano la chitarra, con brani come Bird of Sorrow e This Gift, fra i suoi più famosi. Un inizio col botto: in due canzoni c’era già tutto il Glen Hansard che conosciamo. Avesse continuato su questa linea sarebbe stato comunque un ottimo concerto, tuttavia, raggiunto dalla band validissima che lo accompagna, la performance del busker con la voce potente si è trasformata in qualcosa che non avrebbe assolutamente sfigurato nelle migliori edizioni di Umbria Jazz. La gestione dei brani, soprattutto nei finali, mi ha lasciato spiazzato e incredulo sul bordo della sedia: mai mi sarei aspettato questo Glen Hansard. Già in passato avevo detto che lui è un artista da vedere suonare e l’altra sera era incredibile. Cantava, suonava, ballava, si muoveva come in trance, totalmente dentro la sua musica.

glen-hansard-anfiteatro-del-vittoriale-foto-di-andrea-furlanLa scaletta aveva dentro tutto, i grandi successi, gli album solisti e brani dal passato anche remoto della sua carriera (The Frames e The Swell Season); ha praticamente snocciolato tutti gli anni che ha vissuto facendo musica. Aumenta il valore il fatto che abbia suonato come il Glen un po’ jazz e un po’ blues che è adesso, innovando, evolvendo i brani “vecchi” rendendoli nuovi e freschi, anche grazie all’apporto dei musicisti che lo accompagnano: Michael Buckley ai fiati, Joe Doyle al basso e al contrabbasso, Ruth O’Mahony-Brady alle seconde voci e alle tastiere, Earl Marvin alla batteria e Javier Mas alla chitarra. Le sonorità nuove che trascendono l’abituale folk, mostrate nell’ultimo album, hanno ottenuto il massimo dei voti nella prova sul campo. Per quanto sia cambiato, Glen Hansard è sempre lo stesso uomo che a volte scappa dal microfono per cantare con il pubblico, lo stesso amico che chiama a suonare con lui i compagni di palco (Mark Geary, che ha aperto il concerto insieme ad Andrea Scarso e Carlo Marchiori della band di Padova The Fireplaces).

Dopo aver commosso tutti con l’immortale premio Oscar Falling Slowly, Glen chiama sul palco la giovanissima Ellie Doyle, figlia del bassista Joe, che ha cantato per noi magnificamente la sua Jabonquis. Non so se fosse più dolce vederla arrivare timidamente al pianoforte o osservare Glen seduto su una sedia sul palco, nella penombra, a guardarla con orgoglio. Se per tutta la durata del concerto c’è comunque stata una divisione fra i brani, il finale è un pezzo unico che raggiunge il livello di un’esperienza mistico-religiosa a cui hanno partecipato tutti. Il climax ascendente degli ultimi brani suonati così di seguito è stato incontenibile, con il pubblico in piedi a cantare con lui, che a sua volta chiama sul palco tutte le prime file, noi sulle gradinate che non potevamo fare altro che ammirare a bocca aperta e a voce alta lo spettacolo di questo Orfeo classico che ci ha ammaliati tutti per più di due ore (che personalmente non avrei mai voluto finissero).

Mentre l’ultimo brano si dissolveva nel lago, il pubblico ha invocato Hansard, che è prontamente tornato sul palco per concludere definitivamente il concerto sulle note dell’inossidabile The Auld Triangle, cantata a capella con tutti gli spettatori, lasciando da portare a casa lo stupore e la gratitudine verso un artista che si merita il posto fra i più grandi di sempre. Rimarrà incastonata nel ricordo l’immagine di lui, con la chitarra portata in alto sulla testa come la spada di un eroe romantico, che sfida la tempesta di fulmini che ha illuminato a intermittenza il lago per tutta la serata. Un’immagine che ricorda l’uomo di fronte alla Natura del Viandante sul mare di nebbia di Friedrich e una tempesta che non poteva essere più azzeccata: nella casa di D’Annunzio, uno dei più grandi amanti e poeti della natura, poteva Essa rimanere al di fuori di uno spettacolo così?

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SETLIST

Bird of Sorrow
This Gift
Love Don’t Leave Me Waiting
My Little Ruin
When Your Mind’s Made Up
Fool’s Game
Don’t Settle
I’ll Be You, Be Me
Winning Streak (ft The Fireplaces)
The Closing Door
Fitzcarraldo
Revelate
Mc Cormack’s Wall
Didn’t He Ramble
Way Back in the Way Back When
Grace Beneath the Pines
Falling Slowly
It Beats Me / Her Mercy / Drive All Night / Bird On The Wire (ft Mark Geary)
Dream Baby Dream / Devil Town (ft Mark Geary e The Fireplaces)
The Auld Triangle

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Mark Gary
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Mark Geary
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Mark Geary
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Mark Geary – Andrea Scarso – Carlo Marchiori
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Mark Geary – Andrea Scarso – Carlo Marchiori
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Mark Geary – Andrea Scarso – Carlo Marchiori
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Mark Geary – Andrea Scarso – Carlo Marchiori
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Mark Geary – Andrea Scarso – Carlo Marchiori
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Mark Geary – Andrea Scarso
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Mark Geary – Andrea Scarso