Le contiamo sulla punta delle dita: 5 domande ai nostri artisti, il tempo di batter 5 et voilà, in 5 minuti le risposte.

Intervista di E. Joshin Galani

Per il Batti 5 di questa settimana è nostro ospite Fulminacci. Il suo primo album La vita veramente, è uscito ad aprile, preceduto dal singolo Borghese in borghese. Da qualche mese una crescente curiosità è diventata un consenso di pubblico e critica.
Abbiamo voluto saperne di più, ecco le nostre 5 domande.

“Sono dieci anni che suono, sono tre anni che fumo, sono tre giorni che ho sonno” dici in “Borghese in borghese”, aggiungerei sono 4 mesi che è uscito il disco e ti sei portato a casa il Premio Tenco come miglior opera prima ed il premio M.E.I. come album d’esordio, qual è stata la tua prima reazione?
Le 2 notizie mi sono arrivate quasi in contemporanea, prima una e poi l’altra, incredibile. Si tratta di due riconoscimenti tra i più importanti che potessi ricevere e sono sinceramente grato a tutte le persone che hanno ascoltato e apprezzato il disco. Ora la soddisfazione è immensa e sento la responsabilità di fare sempre meglio. Scrivo e sperimento ogni giorno per tirare fuori idee nuove.

Hai un nome d’arte con un suffisso peggiorativo, Fulminacci suona un po’ come il bonario “toscanacci”, ben rappresenta quelle scariche elettriche comparse dopo l’uscita del tuo primo disco: un grande consenso di pubblico nei live, dal Primo Maggio romano al Miami milanese. Sono state le tue prime apparizioni o ti eri già esibito prima della pubblicazione de “La vita veramente”?
La mia prima vera esperienza live è stata la data di Roma ad aprile, la tappa n. 1 di questo tour.
Da quel giorno imparo e cresco alla velocità con cui un dodicenne cambia voce all’improvviso e le persone con cui lavoro mi permettono di vivere tutto questo con serenità e concentrazione.

Sei giovanissimo, ma nei tuoi brani ci sono molti riverberi della musica d’autore anni 70, da cui parte un ponte verso la contemporaneità: la velocità coi giochi di parole declinate nel rap. Conosciamo il tuo amore per Paul McCartney, c’è un amore italiano altrettanto grande ?
La musica italiana mi accompagna ogni giorno dai tempi del liceo. Da Battisti a Dalla passando per De Gregori e Guccini, per non parlare di tutti quegli artisti e quelle canzoni del passato che scopro quotidianamente come fossero roba nuova. Alcune cose sono eterne e sopravvivono alle mode perché non le seguono.

Prima di dedicarti completamente alla musica, avevi un lavoro?
Mi sono diplomato quest’anno alla Gian Maria Volonté, una scuola di cinema a Roma. Ho studiato recitazione. Durante l’ultimo anno ho lavorato al disco e tutto il resto nei mesi estivi e nei momenti di pausa dall’Accademia.

Che rapporto hai coi social?
In qualche modo me li ha “insegnati” il mio manager, che pur avendo qualche anno più di me è certamente più ferrato sull’argomento. Il social è un mezzo potentissimo che ti permette di farti notare, diciamo che non li uso in maniera ossessiva ma piano piano proverò ad essere sempre più giovane.