A R T E – M O S T R E


Articolo di Mario Grella

Cosa hanno in comune Alex Prager e Duane Hanson? Apparentemente niente: una è nata in California, l’altro nel Minnesota, una è fotografa e regista, l’altro era uno scultore. Eppure passeggiando nel fascinoso “premier étage” di Corso Como, quello della Fondazione Sozzani, il legame tra i due appare più che evidente. Solo che mentre le figure di Hanson sono sculture iperrealiste, quelle di Prager sono fotografie; “artificiale” VS “reale” verrebbe da dire. Ma in entrambi è sempre l’iconico e raggelante concetto di “realtà” a dominare la scena.

Una realtà fissata nell’attimo dell’accadere, anche quando quell’accadere è il nulla. Prager pesca nella tradizione fotografica americana, una fotografia “congelante” come quella di Diane Arbus o Cindy Sherman e quella di Prager è proprio una narrazione fotografica non sincronica e non lineare. Fotografie gigantesche che ritraggono, per esempio, gli spalti di uno stadio, dove il soggetto, anzi i soggetti, gli spettatori, sono come le tessere di un puzzle che non va a posto, una brulicante sinfonia del non definito, dove chi guarda attende il compimento di una azione che in realtà, oltre a non compiersi, forse non è nemmeno un’azione. I temi di Prager sono spesso ispirati al senso dell’attesa proprio dei thriller o dei noir e l’allusione a “The Byrds” di Hitchcock è spesso palese più che evocata.


Alex Prager è ossessionata dalle folle: compatte, scomposte, gioiose, indifferenti, ma sempre, in un certo senso, insignificanti, o per meglio dire “insignificanti in cerca di una significanza”. Grande il suo lavoro sul colore, saturo, compatto, che tende a raccontarci un’America banale e provinciale, dalla quale Alex Prager non si è quasi mai allontanata, con le stesse tinte di un colossal hollywoodiano. Una mostra che comprende anche il magnifico cortometraggio “La Grande Sortie”, girato interamente nella parigina “Opera Bastille”, che racconta mirabilmente le emozioni di una etoile (Émilie Cozette), percepite durante la danza. La mostra al magico indirizzo di “Corso Como Dieci” è aperta fino al 6 gennaio; non avete alibi.

Per informazioni Fondazione Sozzani