C I N E M A


Articolo di Mario Grella

Quando vedo Stefano Accorsi a me viene la malinconia; Stefano Accorsi mi sembra un primo cugino di Fabio Volo e un parente alla lontana di Fabio Fazio (personaggi che a loro volta mi mettono molta malinconia, se mi passate la digressione). Posso anche precisare di che malinconia si tratta. È la malinconia per il grande cinema italiano, quello di De Sica, di Rossellini, di Pasolini, di Fellini, di Leone, di Rosi, di Ferreri, di Bertolucci, dei fratelli Taviani, di Scola, di Olmi, di Sorrentino e di pochi altri. E così divento malinconico perché, da allora, il grande cinema italiano è diventato il cinema italiano e basta.

Anche il polpettone arcobaleno di Ferzan Ozpetek, che ormai possiamo considerare  a tutti gli effetti un regista italiano, non fa eccezione.
Due gay, accolgono in casa due bambini di una amica malata, litigano e fanno pace anche per amore dei bambini che altrimenti sarebbero stati affidati alla nonna-arpia che sta in Sicilia. Fine. E va beh, si dirà, ci sono molte vicende essenziali nel cinema e questa non fa eccezione. Sì, è vero, il problema però è come si racconta la vicenda.
Si ha un bel dire che Ozpetek racconta di amori trasversali, di varia umanità, di sentimenti irregolari, tutto legittimo e anzi suggestivo, solo che il polpettone è pesante, sarà che è appena passato il pranzo di Natale e se ne profilano altri all’orizzonte.

La solita stucchevole Capitale da “terrazza romana” senza Scola, soliti triti e ritriti personaggi a metà tra Almodovar e Gabriele Muccino, solite ville siciliane di una nobilità poco nobile che fanno il verso alle dimore Montalban-Camillieriane, ma in fondo vogliono tutte strizzare l’occhio a case gattopardesche, quasi volersi fregiare della citazione colta ad ogni costo.
Tanta ambizione, ma non basta. Come la Signora Longari ci cadeva sull’uccello, Ozpetek cade sui dialoghi tra l’idraulico Alessandro e il traduttore Arturo, coppia già di per sé pochissimo credibile, e sulle ambientazioni che definire surreali sarebbe come insultare André Breton e tutta la sua combriccola: un ferramenta con l’Alzheimer, una wedding-planner che sembra uscita da un baraccone del circo, un transgender che non ci sta mai male e fa molto “apertura mentale”. Domani insalata, di polpettoni ne ho sullo stomaco parecchi…