R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

In questi giorni in cui il pianeta è alle prese con l’emergenza Coronavirus e il caos regna sovrano, sono andata alla ricerca di un motivo di ottimismo e, soprattutto, di certezze ed ecco che mi capita tra le mani l’undicesimo lavoro del Principe delle Tenebre, Mr. Ozzy Osbourne: lui sì che è una certezza, ne ha viste e superate più di chiunque altro, è caduto e si è rialzato decine e decine di volte e, a 71 anni suonati (e cantati), Ordinary Man è il suo messaggio di speranza per i fans di tutto il mondo. Pubblicato il 21 Febbraio 2020 per l’etichetta Epic Records, la copertina mostra un Ozzy ringiovanito, in barba a quanti lo davano spacciato dopo gli ultimi recenti problemi di salute e l’annullamento del tour europeo (potere di Photoshop?).

L’album è veramente bello, ricco di collaborazioni eccellenti, da Sir Elton John (un altro sopravvissuto) a Slash, da Duff McKagan a Chad Smith, da Tom Morello a Post Malone, che di metal ha davvero poco, ma tutti sembrano aver voluto rendere omaggio a questo artista che non molla mai e che ha sempre voglia di rimettersi in gioco. Canzoni grintosissime a partire dalla prima traccia, Straight To Hell, con quel coro da apocalisse imminente e il riff di chitarra degno dei migliori Black Sabbath, accompagnato da un video altrettanto potente. Si prosegue poi alternando brani scatenati, e talora cupi, a ballate più melodiche, come in All My Life senza mai farci mancare bellissimi assoli di chitarra. Goodbye è forse la traccia più metal, con un alternarsi di atmosfere dark e repentini cambi di ritmo, che subisce un’accelerata nel mezzo e sul finale.

Poi il capolavoro assoluto, nonché title track, Ordinary Man, frutto della collaborazione con il Baronetto, la cui presenza si palesa subito con l’ingresso del pianoforte; il duetto è perfetto, entrambi del resto sono buoni esempi di genio e sregolatezza. Lo stesso Ozzy non è nuovo a queste incursioni nel melodico (vedi Dreamer o Mama I’m Coming Home), e comunque l’assolo è da brividi, chiunque, pur non essendo un esperto di musica, può riconoscere l’impronta di Slash, quasi una versione 2.0 di November Rain

Ora però non rilassatevi troppo dopo Ordinary Man e Under the Graveyard perché i secondi passano veloci e bisogna risalire subito sul “Treno Pazzo” con Eat Me, intro affidato ad un’armonica blues, esattamente come in The Wizard, ritmo serratissimo grazie al basso dell’intramontabile Duff McKagan, potente come una scossa di terremoto, e una sei corde deflagrante.

Un ritorno invece a suoni anni ’80 in Today is The End, brano quasi profetico alla luce di quanto successo nelle settimane successive all’uscita dell’album, e in Scary Little Green Man, con arpeggi arricchiti da effetti, affidati a Tom Morello, la grancassa a fare da spartiacque tra prima e seconda parte del brano, le sovraincisioni di voci e un finale velocissimo. Segue Holy For Tonight, un pezzo lento e sognante come da floydiana memoria: sarà per gli slides, i cori, gli archi, ma a me ricorda vagamente, seppur con le dovute differenze, Shine On Your Crazy Diamonds.

It’s A Raid è la traccia più veloce e punk, con il feat di Post Malone, un bel fiume in piena che trascina tutto a valle: quando questa emergenza sarà finita e potremo tornare alla normalità, sarà la giusta occasione per riprendere a pogare sudati sotto il palco. Non pago, la collaborazione con il rapper raddoppia in Take What You Want, forse il primo esperimento hip hop della lunga carriera di Ozzy, solo la sua mente visionaria poteva partorire una simile idea, probabilmente i fans di vecchia data storceranno un po’ il naso ad ascoltarla, qualcuno tirerà pure qualche imprecazione, gridando addirittura all’abominio, ma l’assolo finale di chitarra mette tutti d’accordo e fa tacere il malcontento dei puristi.

Che dire? L’album è straordinariamente sorprendente, alla faccia di chi lo dava per spacciato per l’ennesima volta: si sarà pure fumato, bevuto e mangiato di tutto, sarà pure un nonnetto parkinsoniano che si affida alla clemenza di Dio, dicendo le sue preghiere prima di salire sul palco, ma signori miei siamo di fronte ad un artista che fa pelo e contropelo ai giovani musicisti del panorama attuale e, soprattutto, siamo di fronte ad un personaggio che tira dritto per la sua strada, senza pause e fregandosene di tutto e di tutti, rimettendosi ogni volta in discussione, senza paura delle critiche, e questo per me è l’essenza pura del rock. Per chi fosse interessato, nell’edizione giapponese esiste anche una bonus track di 1:48 dal titolo Darkside Blues che prosegue un po’ sulla falsariga dell’intro di Eat Me e sul sito di ufficiale sono disponibili versioni Deluxe di cd e vinili autografati a prezzi non esagerati, non aspettate troppo però a ordinarli!

Voto: 10 su 10

Tracklist:

  1. Straight to Hell
  2. All My Life
  3. Goodbye
  4. Ordinary Man Elton John
  5. Under The Graveyard
  6. Eat Me
  7. Today is The End
  8. Scary Little Green Man
  9. Holy For Tonight
  10. It’s A Raid Post Malone
  11. Take What You Want ft. Post Malone