I N T E R V I S T A


Articolo di Joshin E. Galani

È uscito da qualche giorno il primo disco solista di Giovanni Gulino, Urlo gigante, a quattro anni di distanza dall’ultimo lavoro dei Marta sui Tubi dei quali è stato frontman dal 2003. Nuove esplorazioni per questo album: l’elettronica, gli archi, una scrittura sempre più autorale e ricercata e la conferma di una voce sempre vigorosa. Non è stato possibile incontrarsi in questo periodo, per cui abbiamo fatto correre le parole in collegamento telefonico.

‘Urlo gigante’ è il tuo disco solista, esce dopo ‘Lo stileostile’ coi MST del 2016. Dall’inizio della tua carriera ora è un momento diverso della tua vita, il nucleo famigliare e l’altra paternità musicale con le produzioni Musicraiser. Che periodo è stato quello dell’ultimo quinquiennio?
Oltre a gestire Musicraiser ho dato una mano ad una piccola casa discografica, Futurissima, della quale sono stato direttore artistico, è stata un lavoro molto interessante andare alla ricerca di giovanissimi talent; fare scouting mi incuriosiva tantissimo. I ragazzi di 20 anni hanno una testa completamente diversa dalla mia, nei gusti e nei background musicali. Ho dato questa consulenza, ascoltando migliaia e migliaia di artisti, ho trovato qualcosa di veramente interessante, mi ha fatto ben sperare per il futuro, è stato un confronto utile e stimolante. Poi ho fatto il papà, ho continuato a scrivere in solitaria, non ho mai smesso anche se con i Marta eravamo fermi, è un processo naturale, anche se volessi smettere non potrei farlo, mi vengono in mente delle idee e devo scrivere.

‘Bambi’ suona come una dichiarazione d’amore nella sua verità del quotidiano: “Io non voglio prometterti più di quel che posso darti ma voglio darti molto più di quello che ti aspetti”, come dire non spargo miele per conquistarti, ma ne produco molto di più per continuare ad essere in due…
Questa è una canzone dedicata a mia figlia, non parla di un amore adulto, parla di un amore di un padre verso la sua bambina. Quella frase è riferita al fatto che spesso i bambini vogliono determinate cose, è il sapere che le cose importanti per loro sono altre, il rimando al senso di soddisfazione è riferito a qualcosa che dovranno imparare.

‘Un grammo di cielo’ è uscito come singolo, abbraccia quella classicità della canzone italiana e pare perfetta per la partecipazione al festival di Sanremo. Ci hai pensato?
Non c’erano i tempi, non c’era spazio, ero troppo impegnato con la scrittura del disco per pensare a questo. È un pezzo molto tradizionale  seppur con inserti soul. Dopo quattro anni di silenzio volevo tornare con qualcosa che trasmettesse sentimento, non volevo fare un pezzo aggressivo, volevo cercare di mostrare il lato più dolce, questa è la canzone che lo rappresenta di più.

Il tuo talento si riconosce anche in questo disco, pur tracciando un distacco netto coi lavori precedenti. Non c’è nessun trait d’union con i Marta se non la tua voce, sempre imponente; diversi i contenuti e soprattutto la musica, elettronica ed archi, questi ultimi molto presenti in ‘Albergo ad ore’. Anche qui sento una classicità italiana degli anni 60 alla Bruno Martino, Sergio Endrigo…
ci sta. Non volevo fare un disco dei Marta senza i Marta. Ho cercato di approfittare di questa avventura solista per andare ad esplorare mondi nuovi, che in passato con MST non era stato possibile fare. C’è l’elettronica perchè si riconduce ai miei ascolti di quando ero ragazzino, ascoltavo prevalentemente Cure, Joy Division, Depeche Mode, musica inglese New wave con utilizzo di elettronica minimale e primordiale. Di quel sound mi interessava l’atmosfera, l’essenza. Dentro di me c’è una quota del primo cantautorato italiano, come dici da Bindi a Endrigo a Tenco e Paoli, i miei primi ascolti. Mio papà era un grande appassionato della musica di quell’epoca, lo è tutt’ora, da bambino mi educava facendomi ascoltare i vinili di questi artisti, passavamo le serate a cantare insieme. Quello è un utilizzo nobile della lingua italiana. In quell’epoca la lingua non era vituperata e stuprata come accade nei nuovi trend vocali. Non c’era slang ma uso consapevole di una lingua bellissima che veniva declinata con melodie eccezionali, parole incredibili. Questo fa parte di me, è venuto fuori a sprazzi con i Marta, tipo ‘Cenere‘ o ‘L’Abbandono‘, è una quota che mi porto dentro. Un pezzo come ‘Albergo ad ore‘ unisce un po’ il teatro canzone, ha queste aperture classicheggianti con archi e sapore molto sixties. Mi sono divertito ad esplorare, senza troppi calcoli o ragionamenti commerciali, senza pormi la domanda se queste cose sarebbero piaciute o meno. Ho lasciato fluire sensazioni, quando sentivo che per me funzionava, assecondavo il trend.

Sono sempre colpita quando un artista sceglie come titolo di una propria canzone una omonima che, come quella di Herbert Pagani, ha attraversato 60 anni con diversi interpreti, da Gino Paoli a Patrizia Laquidara (‘Albergo a ore’, ndr). Hai sentito un qualche peso per questa scelta o decisione totalmente fluida?
Ammetto tutta la mia ignoranza, io non conoscevo questa canzone, non credo che nel pezzo ci siano riferimenti a quella canzone, non l’ho mai ascoltata! Ho ancora tante lacune, purtroppo non ne conoscevo l’esistenza!

Mi sembra che i testi siano pieni di verità e spogliati da un romanticismo da vetrina. In ‘Fammi ridere‘ oltre ad un fraseggio che sembra un omaggio a Lucio Dalla…
Sì, assolutamente.

C’è una frase che mi ha colpito:”vedi che fare star bene qualcuno ti rende forte”, potresti spiegare meglio questo concetto?
È un corollario del teorema che dice che a voler bene a qualcuno ci si fa bene, cioè l’amore vero è quello che dai e non quello che ricevi. Far star bene le persone è benefico non solo per le persone a cui è indirizzato il bene, ma ti fa anche sentire meglio.

Quel “sentirti forte” da l’idea di una potenza…
Sì, ti senti forte, orgoglioso e fiero di te. Quando aiuti qualcuno e lo fai star bene è una magia, cogli il bene, essenza della nostra esistenza. Penso che non ci sia cosa più vera e significativa di aiutarsi a vicenda. Muoverci in questo modo ci rendo più sicuri di noi stessi e più forti.

Lasciarsi insieme‘ è un duetto con Veronica Lucchesi (dei La Rappresentante di Lista). Ci racconti di questa collaborazione?
Ho conosciuta Veronica e Dario qualche mese fa durante le registrazioni, nello studio di Fabio Gargiulo, che è il produttore del mio disco e anche di LRDL. In precedenza ne avevo sentito parlare ma non li avevo ascoltati con attenzione. Veronica si è presentata molto emozionata, facendomi i complimenti e ringraziandomi per quanto avessi fatto con i Marta. Mi ha molto stupito perchè soprattutto fra colleghi queste attestazioni di stima non sono molto frequenti. Dopo aver approfondito ho scoperto un grandissimo talento vocale. Quando ho pensato ad un featuring per ‘Lasciarsi insieme’ mi è subito venuta in mente Veronica, che ha accettato di buon grado. È stato molto bello ragionare sul testo, sulle parti, come distribuirci le frasi!

‘Sto’, col suo ritornello netto, già l’immagino nei live in tutta la sua potenza. Chi ti accompagnerà sul palco? Il tour avrebbe dovuto partire a Bologna il 21 marzo, in questa emergenza immagino sia difficile prevedere quando…
In questa situazione è difficile capire quando si ripartirà. Avevamo le prime sette date confermate, tre sono sicuramente saltate, fino a quando ci sarà questo blocco ministeriale, che è giusto, non è possibile dar luogo ad eventi, concerti. Verificheremo se da aprile ci sarà la possibilità di confermare i le date e recuperare quelle annullate. Lo vedremo in base a quello che succederà nel nostro paese. Dal vivo mi accompagneranno quattro musicisti straordinari, Andrea Manzoni al piano e tastiere, che è anche coautore di alcuni brani dell’album, Nick Lamberti alla batteria, batterista di Edda, Mattia Boschi che era violencellista dei MST quando eravamo cinque in formazione. Ci sarà poi il produttore del disco (Fabio Gargiulo, ndr) che si occuperà dei mondi sonori, chitarre e music scapes.

La scaletta prevede anche il repertorio del MST?
Sì, metà concerto sarà del repertorio dei Marta, Mattia Boschi conosce molto bene me e il repertorio dei Marta.

I MST sono in sospeso o non esistono più?
L’ultima volta che ho visto i ragazzi non c’è stata nessuna chiusura ma neanche nessun appuntamento in agenda. Chi lo sa. Al momento sono concentrato su questo disco. Magari ci sarà l’occasione, fra un po’ di tempo, di rimettersi al lavoro, ma non so dire se, come e quando.

Per chiudere, vorrei chiederti un pensiero di forza, come la forza che c’è nella tua voce, viste le contingenze…
Stiamo vivendo un periodo che nessuno avrebbe mai immaginato di affrontare. Ai nostri nonnni è toccata la guerra, a noi è toccato un momento di immobilità, in cui non bisogna scappare ma affrontare il nemico stando immobili. È una condizione sbalorditiva; io la sto affrontando con molta filosofia, sto cercando di dedicarmi alla famiglia, di parlare e giocare tanto con mia figlia, capire cosa le piace. Ci inventiamo la qualsiasi 🙂  Guardo film che non ho avuto tempo di guardare, leggo, prendo spunti per stile di composizioni. La parola che mi infonde più speranza in questo momento è POI; è una parola che ho chiara in testa quando mi sveglio la mattina, bisogna resistere e pensare a cosa si farà, ricaricare le pile, non bisogna aver paura, abbassare le difese immunitarie non serve. Bisogna rispettare le regole, essere consapevoli che passerà, non è un’apocalisse, è un momento di difficoltà, tutti noi italiani dobbiamo sentirci una cosa sola. Probabilmente questo periodo ci lascerà dentro qualcosa che ci farà riflettere anche in futuro. Nulla sarà come prima. Penseremo tutti a questo momento come una grande prova che abbiamo superato.