R E C E N S I O N E


Articolo di Stefania D’Egidio

È con un pizzico di orgoglio che recensisco l’ultimo lavoro dei Matinée, band con cui condivido le origini, essendo abruzzesi come me, e l’amore per il sound made in England.
Il quartetto è composto da Luigi Tiberio, alla voce, chitarra e synth, Alfredo Ioannone alla voce e al basso, Giuseppe Cantoli alla chitarra e Alessio Palizzi alla batteria; una lunga gavetta nell’East-London a suonare nei principali club per giovani band, devono il loro nome al brano The Dark Side of the Matinée, dal primo album dei Franz Ferdinand, di cui hanno suonato cover per anni, fino ad essere notati dal manager di Kapranos e soci, scelti come tribute band ufficiale e chiamati ad aprire i loro live in Italia.

Accolti con entusiasmo dai media inglesi già nel 2014, quando esce il loro primo disco These Days, vengono invitati a suonare nei vari festival d’oltremanica; nel 2016 pubblicano il singolo Empty e nei due anni successivi lavorano alla realizzazione di Event Horizon, uscito lo scorso 27 marzo per l’etichetta Neon Tetra Records e distribuito nel nostro paese da Audioglobe.
Registrato al Castle of Doom Studios di Glasgow e masterizzato nei celebri studi di Abbey Road, si presenta con una copertina coloratissima, come del resto il contenuto dell’album, dieci tracce in totale, di cui nove prodotte da Tony Doogan, considerato un producer di grido, avendo già lavorato con artisti del calibro di Mogwai, Libertines e Glasvegas, eccezion fatta per il brano Goldfish, che vede alla regia Julian Corrie, il chitarrista dei Franz Ferdinand; in ben sei brani spicca inoltre la collaborazione con Chris Geddes dei Belle and Sebastian, quasi un membro aggiunto ormai, e di Pier Ferrantini dei Velvet, che presta la voce in Satellite.
Al primo ascolto si capisce subito che è un lavoro dal respiro internazionale, con un uso maestrale dei sintetizzatori, che consente loro di strizzare un occhio alla musica elettronica e alla New Wave degli anni ’80, senza tuttavia abbandonare le melodie, i ritmi e le chitarre tipiche della tradizione indierock made in Uk.
Le dieci tracce sono un viaggio sonoro alla scoperta di nuovi orizzonti, un invito a guardare oltre il proprio orticello, cullandosi tra canzoni dai ritmi sostenuti e allegri, come in Satellite, Moments e Give Up on Sunday ed altre dalle atmosfere oniriche e intimiste come in Lights e in Come With Me, il mio brano preferito, una ballad sognante con una linea di basso ben definita e un assolo di chitarra in stile New Romantic. I testi sono immediati e facilmente memorizzabili cosicché, già al secondo ascolto, puoi canticchiarli in giro per casa.
Peccato che l’album sia stato pubblicato in periodo di pandemia perché, se da un lato l’isolamento forzato ci consente di riappropiarci del nostro tempo e di dedicare parte di questo all’ascolto delle nuove uscite discografiche, dall’altro ci impedisce di vedere gli artisti dal vivo, nella dimensione in cui esprimono il meglio delle loro potenzialità.
Sono sicura che Event Horizon sul palco regalerà delle belle emozioni perché l’elettronica, quando va oltre il loop ossessivo ripetuto ad oltranza e si sposa alla perfezione con le melodie e i suoni degli altri strumenti musicali sa trasportarti in un’altra galassia.

Voto: 9 su 10

Tracklist:
01. Summer (radio edit)
02. Empty
03. Goldfish
04. Satellite
05. Come with me
06. Cold
07. Moments
08. Give up on sunday
09. Lights
10. Summer (extended version)