R E C E N S I O N E


Recensione di Claudia Losini

Quando si parla di Animal Collective, la prima cosa che salta alla mente è la loro follia sonora che li ha resi, all’inizio del millennio, una della band più all’avanguardia del panorama indietronico e sperimentale. Fin dal 2000, anno in cui uscì Spirits they’ve gone, spirits they’ve vanished, Panda Bear, Avey Tare, Geologist e Deakin hanno spalancato al pubblico le porte del loro magico mondo, fatto di ritmi distorti, note spezzate, giocando con la forma canzone e con il suono come noi lo percepiamo spostando il confine tra l’orecchiabile e il caotico, facendolo cadere in un buco nero fatto spesso di visioni e deliri.
Con Sung Tongs si è andato a costruire quello che è il segno distintivo degli Animal Collective, con Leaf House, uno dei brani che tutt’oggi rientrano tra i meglio riusciti del collettivo americano. Strawberry Jams anticipa quello che poi sarebbe stato Merriweather post pavillion, forse l’album più mainstream che ha ricevuto la benedizione del popolo hipster, innamorato all’unanimità di My Girls.

Così come il popolo hipster ne ha decretato la fortuna, così lo stesso ha deciso che, dal 2012 in avanti, gli Animal Collective non sarebbero più stati i re indiscussi del panorama psichedelico indie, preferendo piuttosto i lavori dei singoli componenti, come Panda Bear.
Ma la costruzione dell’immenso mondo magico della band di Baltimora non si è mai fermata, ha continuato con prove più o meno riuscite, anche se, c’è da ammetterlo, una volta che si arriva alla cima del successo difficilmente pubblico e critica saranno benevoli con i lavori successivi – e questo è ciò che è accaduto con tutti gli album che hanno seguito il capolavoro del 2009.
Complici gli anni di stasi del collettivo, dove ogni componente ha lavorato ai propri progetti, il grande ritorno sulla scena arriva quest’anno con Time skiffs, un disco che per alcuni, a primo ascolto, può sembrare molto differente dal resto della produzione discografica, ma che in realtà è soltanto il risultato della lenta e progressiva costruzione sonora avvenuta in tutti questi anni.

Gli Animal Collective ci hanno prima abituati a un flusso di coscienza sonoro, per poi spiazzare con questo disco “ordinato” e comprensibile, nella sua totale follia.
Come dice il titolo stesso, il disco naviga sulle onde del tempo, salpando da quel porto che era la sperimentazione, navigando attraverso le diverse influenze, per attraversare ancora una volta un oceano di sogni, incubi, subconscio e consapevolezza.
Prester John, il singolo che ha anticipato l’album, parte dall’esperimento del 2018 Tangerine Reef, dove il collettivo si diverte a far viaggiare l’ascoltatore lungo ritmi luminosi per i primi minuti, per poi deviare, quasi in una loro signature d’autore, verso una improvvisata jazz oscura. A seguire subito dopo un delirio indiano Strung with everything, altri abbondanti 6 minuti di viaggio mistico all’interno della testa di questo animale multiforme, che finiscono in un canto corale come se fossimo insieme a loro sulla barca in mezzo al mare a ubriacarci di rhum.
Cherokee invece è quanto più si avvicina a una jam jazz costruita intorno al charleston, su cui vanno a fiorire gli intrecci vocali, per poi sfumare in 50 secondi di rumore bianco.
Ma il brano che forse stupisce maggiormente è Royal and desire, una canzone malinconica che chiude, come una ninna nanna, la follia sognatrice dell’album. Tra tutti, il pezzo meno distintivo del gruppo e forse per questo il più riuscito.
Certo, in questo disco si sente la mancanza di quei capisaldi che hanno segnato l’epoca, come My Girls, Summertime Clothes, Fireworks o Peacebone, ma proprio per questo è chiaro che i quattro non vogliano definirsi come precursori di un suono o icone di un periodo o genere, ma semplicemente come quattro personalità che da sempre cercano di rappresentare fedelmente lo splendido caos che sta dentro e fuori di noi, mutando i suoni come muta l’universo e il tempo.
E per questo forse è davvero il disco meglio riuscito, fino a ora.

Tracklist:
01. Dragon Slayer
02. Car Keys
03. Prester John
04. Strung with Everything
05. Walker
06. Cherokee
07. Passer-by
08. We Go Back
09. Royal and Desire

Foto © Hisham Bharoocha