L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio
Il lunedì è uno di quei giorni che vorrei starmene rinchiusa in casa perchè, dopo una pesantissima giornata di lavoro, non c’è nulla di peggio che fare harakiri nel girone infernale del traffico milanese, ma il 29 maggio non è un lunedì qualsiasi: ci sono i Ghost all’Ippodromo Snai per la serata che, di fatto, apre la stagione musicale meneghina, promettendo fulmini e saette perchè, oltre al gruppo svedese, ci sono in apertura i Lucifer e i Death SS, di cui ho sempre sentito parlare in termini entusiastici. Mi faccio coraggio e mi rimetto in auto fiduciosa, pensando di fare la furbata del secolo, passo per le stradine di campagna che circondano Chiaravalle, sperando così di risparmiarmi le code in tangenziale, ma ecco che arrivata all’incrocio di viale Tibaldi, in perfetto stile fantozziano, mi becco un bel rallentamento, restando inchiodata allo stesso semaforo per oltre venti minuti.

Comincia a salirmi l’ansia, sono le 19.00 e i Lucifer avranno già cominciato a schitarrare, più passano i secondi e più mi viene lo sconforto, spero di arrivare almeno per le fiammate della band fiorentina; morale della favola: un’ora e trenta minuti per raggiungere zona Lotto! Temo di non riuscire a parcheggiare così salgo sulle dune e, tra pozzanghere e buche degne della migliore Paris-Dakar, avanzo mettendo a dura prova le sospensioni e, finalmente, mollo la mia auto nel primo angolino libero che trovo. Si sentono già in lontananza i bassi che pompano dagli ampli dei Death SS, mi affretto per arrivare quanto prima sotto palco e, vestita ancora da lavoro, mi accorgo che mi guardano tutti come fossi una nerd sfigata, intorno a me, infatti, solo chiodi in pelle, t-shirt rigorosamente nere e volti ricoperti da cerone: quanto sono belli i fans del gothic metal!


Impressionata dal gran numero di ragazzini presenti, li sento parlare emozionati per il concerto che li attende e penso che, tutto sommato, c’è ancora speranza per questo genere musicale e che non tutto è andato perduto tra autotune e campionamenti. Sul palco nel frattempo i Death SS con il loro potente muro di suono, la batteria che tuona come cannoni, gli immancabili crocefissi e le piacevoli comparse, che ogni tanto fanno capolino sulla scena: dal misterioso frate che porge un calice al cantante, non so se di sangue o di vino, alle pin up semi nude, in versione diavolette, che mostrano allegramente il loro lato B ad un pubblico già di per sè eccitato, scambiandosi dolci effusioni. Il tutto condito da qualche fiammata a rendere ancora più rovente la serata. Uno spettacolo per le orecchie, ma anche per gli occhi dunque, che si accende all’urlo “Let the Summer begin“, o forse era “Let the Sabbath begin“…non ricordo ! Ore 21.30 e salgono sul palco i Ghost, dopo una suspense di una decina di minuti tra canti gregoriani e un telone che lascia intravvedere le vetrate di una cattedrale: eh già, perché la band svedese non è famosa solo per i rocciosi riff di chitarra o di basso, per le melodie di synth e pianoforte, ma anche per il look, che è diventato un marchio di fabbrica, entrato a pieno titolo nell’immaginario dei loro fans e che è parte essenziale dello spettacolo, tra divise alla Darth Vader, tonache papali, maschere spettrali, giacche sfavillanti e ali da pipistrello…uno show nello show, come nelle migliori scenografie hollywoodiane. Certo Papa Emeritus eclissa un pò gli altri membri del gruppo, come è giusto che sia per ogni frontman che si rispetti, per la sua presenza molto dinamica, i frequenti cambi di abito e le sue battute di spirito da novello Joker, come quando, sul finire, mostrando la sua mise scintillante, dice che è il suo pigiama, lasciando intendere che dobbiamo andarcene a dormire o quando, scalzato dal chitarrista, lo invita a tornarsene al suo posto con gesti plateali, da vero burlone qual è. Tanta roba la serata con i Ghost anche dal punto di vista tecnico: si passa con disinvoltura da sonorità cupe, come in Call Me Little Sunshine o in Cirice, ai cori da stadio di Mary on a Cross, dai bassi profondi e dai power chord graffianti di Mummy Dust ai ritmi veloci di Rats, dai colpi di synth di Spillways agli arpeggi melodici di Respite on the Spitalfields e il meglio arriva, come da tradizione, nell’ultima parte del concerto con Dance Macabre e Square Hammer, anche se la mia preferita è e resterà sempre Year Zero. Band davvero sorprendente per l’estrema versatilità, capace di abbracciare diverse sfumature del rock e del metal, con incursioni persino nel pop, e, soprattutto, per l’impatto visivo, abili nel tenere alta l’attenzione per tutta la durata dello spettacolo, circa due ore senza neanche grandi pause. Almeno una volta nella vita vale la pena vederli, io sicuramente replicherò in futuro nella speranza magari di riuscire a strappare qualche foto a Papa e soci.
Setlist:
01.Kaisarion
02.Rats
03.Faith
04.Spillways
05.Cirice
06.Hunter’s Moon
07.Jesus He Knows Me
08.Ritual
09.Call Me Little Sunshine
10.Con Clavi Con Dio
11.Watcher in the Sky
12.Year Zero
13.He Is
14.Miasma
15.Mary on a Cross
16.Mummy Dust
17.Respite on the Sitalfields
18.Kiss the Go-Goat
19.Dance Macabre
20.Square Hammer




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