R E C E N S I O N E


Recensione di Nadia Cornetti

È uscito il 7 luglio per l’etichetta One Little Independent Records Invaluable Vol.1, il nuovo lavoro (scritto e prodotto in collaborazione con Raphael Ninot) di Delilah Holliday – menzionata tra le artiste più apprezzate del panorama alternativo inglese: un EP frutto dell’evoluzione artistica del sound di Delilah, certamente non una neofita dell’ambito.
Prima di avventurarci nel disco, per capire da quale substrato ha origine Delilah, mi sono avventurata nel suo passato artistico: se ora il suo percorso musicale è principalmente in solitaria, i primi passi nel mondo della musica sono stati mossi insieme alla sorella Ursula e alla cugina Amelia: nel 2010, appena adolescenti, le tre ragazze formarono le Skinny Girl Diet, band dalle forti influenze punk e Riot Grrrl nel senso più puro e meno estetico del termine (già allora, giovanissime, le ragazze denunciarono il pericoloso ritorno al movimento degli anni 90’ in chiave meramente modaiola e connessa al marketing, per rivendicare il vero significato del movimento, che le ragazze definivano come “la sorellina sfacciata del femminismo”). Dopo questo importante esordio, che ha portato il gruppo a comparire nella classifica della rivista Billboard tra le venti band femminili da conoscere a tutti i costi, le strade delle componenti si sono divise, e il viaggio di Delilah si è affacciato su altri mondi: l’artista ha virato la propria impronta verso sonorità r&b, trip hop e soul, ma ascoltando i suoi lavori solisti è sempre riconoscibile una patina punk di fondo, anche se con decisamente maggiore pulizia e senza la ruvidità e la “sporcizia” dei suoni che contraddistinguevano la precedente band di Delilah.

Dopo questo viaggio indietro nel tempo veniamo a Invaluable Vol.1, dunque: si tratta del primo EP di Delilah (come lascia intendere il titolo, ci aspettiamo un seguito), che raccoglie 6 brani molto coesi ma anche variegati, capaci sicuramente di soddisfare diversi palati. Apre il disco Steel Charmed, – adorabile il gioco di parole dovuto all’assonanza tra “steel”(acciaio) e “still”(ancora) – interessantissimo brano carico di un’intensa atmosfera, creata dai synth, da una voce sussurrata e lamentosa e dalla nenia in sottofondo che sembra quasi il pianto di un neonato, oltre al ritmico battito che dona il tempo al brano, e che sopraggiunge dopo un minuto dall’inizio, richiamandomi immediatamente alla mente le pulsazioni di Teardrop (Massive Attack). Un fatto interessantissimo da menzionare riguarda il metodo di scrittura del testo: Delilah ha utilizzato e fatto propria la tecnica ideata da Burroughs – il “cut up” – che consiste nel tagliare i testi rimescolandone le parole e rincollandole in ordine casuale per dare origine al testo finito (ricordiamo che questa tecnica è stata utilizzata anche, fra gli altri, da Kurt Cobain, e da Manuel Agnelli nei suoi primi lavori in italiano con gli Afterhours). Le tematiche affrontate sono tutt’altro che leggere: seppur con musiche orecchiabili e accattivanti Delilah ci parla di povertà, di capitalismo, di educazione che plasma il nostro essere, della società moderna e dei problemi connessi al mondo di oggi. Come in Burn Money, seconda traccia dell’EP, caratterizzata da una forte componente dance, che la rende più radiofonica e meno dissonante, in cui il capitalismo è visto come la causa della crisi economica che fa aumentare sempre di più il costo della vita: letteralmente “bruciamo il denaro” quasi senza rendercene conto, e ciò ci rende schiavi e succubi di una vita dove siamo convinti, invece, di esser liberi.
Il secondo singolo tratto dall’album è Silent Streets, un pezzo dalla forte componente trip hop e dalle atmosfere che ricordano l’industrial music: la ritmica ossessiva, il trip monotono e psichedelico riportano alla sensazione che provavamo durante il lockdown, quando nelle strade deserte “il silenzio aveva un rumore”. L’album prosegue con Everything I Ever Wanted, un brano molto delicato, melodico e la voce sussurrata di Delilah dona preziosità e intimità mentre domanda “anche se il mondo stesse finendo, scapperesti via con me?
Non mancano temi personali e psicologici, come nella breve (poco più di un minuto) Looking Over My Shoulder, dove emergono temi come la paranoia e l’agorafobia.
Infine Heavens Waiting Room, brano con una melodia piacevole ma disturbante che mantiene l’attitudine punk con la quale è cresciuta musicalmente Delilah.

Concludo definendo Invaluable Vol.1 un bel lavoro, a opera di una giovane artista che si è approcciata a diversi mondi musicali e non ha mai perso la credibilità che contraddistingue i lavori curati e fortemente voluti, con impegno e serietà. La prova che non bisogna aver paura di cambiare, di dimostrare una maturità musicale e concettuale diversa da ciò che ha portato il proprio nome al grande pubblico: al contrario, si può rimanere interessanti anche sperimentando in campi che esulano dalla nostra comfort zone, se si ha urgenza comunicativa e tanto da dire, come in questo disco.

Tracklist:
01. Steel Charmed
02. Burn Money
03. Silent Streets
04. Everything I Ever Wanted Looking
05. Over My Shoulder
06. Heaven’s Waiting Room 



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