L I V E – R E P O R T – D A N Z A


Articolo di Mariolina Giaretta

Momo, interpretato da Batsheva Dance Company, in scena recentemente al teatro de La Villette a Parigi, è l’ultimo lavoro di Ohad Naharin e si rivela quale esplorazione di un nuovo versante del suo universo creativo coniugato attraverso una ricerca accattivante, ipnotica e sognante dell’universo umano.

[versione audio dell’articolo, letto da Mariolina Giaretta]

Non ci sono in questa pièce deflagrazioni né energie ricomposte attraverso isterie ripetitive, esiste invece un’eccellente qualità di movimento risolto in gestualità rotonde che raccontano frammenti di vita abitati da differenti coloriture d’anima. Speciale, unico nel saper delineare percorsi emozionali attraverso la qualità interpretativa dei suoi danzatori, simili a scalpelli tra le sue dita, Naharin cesella la sua danza, profonda e intensa, come la vita forgia le differenti eloquenze esistenziali.

Quattro danzatori in pantaloni chiari e a torso nudo entrano in scena camminando lentamente uno dietro all’altro. Pur simili tra loro, nell’atmosfera intima di una luce sommessa, lasciano percepire palpitanti diversità nel silenzio e nel sussurro di respiri tranquilli concentrati in un anelito di vita che ciascuno sembra condurre a modo suo: la calma pervade la scena concedendo il brivido dell’infinito.
Nella quiete di questa dimensione onirica si delinea e appare, da un lato del palcoscenico, un altro danzatore dinoccolato e inquieto che, fremente, dà inizio a una sua variazione virtuosa e scomposta concedendo l’incipit alle movenze di altri sei personaggi che, uno per volta, raggiungono la scena segnando lo spazio ciascuno con un proprio linguaggio e temperamento.
I corpi, bellissimi, tecnicamente e interpretativamente eccellenti, avvolti in leggere calzamaglie dai colori neutri, raccontano la loro singolarità relazionandola con quella degli altri. Emergono e si compongono così frammenti di delicatezza e di umanità, esplosioni di struggimento e di eros, vibrazioni di dolore e desideri di Bellezza. In questo universo pulsante di rarefazioni e condensazioni d’energia, pervaso dal moltiplicarsi di meditazioni del movimento alternate a dialoghi d’assieme esplosivi, i quattro ragazzi lentamente lasciano il palcoscenico per scalare una parete da arrampicata, posta sul fondale, arrivando a sedersi, regali nella loro immobilità, a contemplare quello che più in sotto è un mondo o forse un universo che respira e si agita in percorsi di esistenza. Poi una danzatrice porta in scena una sbarra, lo strumento che forgia l’eloquenza del ballerino, i suoi compagni ne aggiungono ancora delle altre: ecco allora che attraverso il loro approccio si definiscono, come nella vita, le pose e i comportamenti “virtuosi” imparati e costruiti “a dovere”. E poi, dopo aver lasciato le sbarre, ancora la coralità dei confronti e il fascino dei soliloqui per giungere, nel finale, a tentare anch’essi la scalata verso l’infinito, scomparendo dalla scena.

Landfall, la composizione musicale di Laurie Anderson eseguita dal Kronos Quartet e gli inserti di Metamorphosis II di Philip Glass e “Madre Acapella di Arca-Waratt, conducono bene le differenti parti sognanti e rarefatte del quartetto e le costellazioni, in vibrante libertà, interpretate dai sette danzatori impegnati in riflessioni interiori e dialoghi reciproci.

Naharin inventa così, con volontà decisa, un linguaggio unitario che affascina per la forza del suo coraggio, componendo la sua nuova meravigliosa composizione per Batsheva Dance Company, considerata a ragione come una delle più grandi compagnie di danza contemporanea del mondo perché pervasa da spirito di libertà ed energia esplosiva.

Chaillot, Théâtre National de la Danse che aveva in cartellone questo titolo, sta programmando i suoi spettacoli in differenti altri spazi causa il restauro della sala Jean Vilar; per Momo moltissimi estimatori hanno attraversato Parigi per recarsi al Théâtre de La Villette e poter godere dell’ultima creazione di Naharin in scena fino al 3 giugno.
Batsheva è formata da quaranta danzatori provenienti da tutto il mondo e porta in scena circa 250 spettacoli annuali ammirati da decine di migliaia di spettatori; fondata nel 1964 dalla baronessa Batsheva de Rothschild, la compagnia storica è stata diretta da Marta Graham che ne è stata anche la prima responsabile artistica. Ohad Naharin, al tempo danzatore prodigio, raggiunge la troupe nel 1974 facendo progressivamente i suoi primi passi come coreografo. Nel 1990 è nominato direttore artistico della compagnia e crea una troupe junior. Oltre al lavoro sulla scena Ohad sviluppa un suo linguaggio di danza, la gaga dance, un suo stile di dinamica innovativa che esplora il movimento istintuale e multidimensionale. Questa sua danza precisa, delicata, calligrafica che sa anche essere intensa ed esplosiva, viene interpretata dai suoi danzatori sempre coinvolti nel processo creativo e implicati nella sperimentazione di nuove forme di movimento. Divenuto coreografo responsabile della Compagnia, Naharin persegue la sua opera con grande energia creativa, generosa e coesa, il cui imprinting non ha finito di permeare il panorama coreografico contemporaneo. Ecco i nomi dei danzatori di Momo, emozionante e coinvolgente pièce, tutti eccellenti danzatori e interpreti di grande spessore artistico: Chen Agron, Yarden Bareket, Billy Barry, Yael Ben Ezer, Matan Cohen, Guy Davidson, Ben Green, Chiaki Horita, Li-En Hsu, Sean Howe, Londiwe Khoza, Adrienne Lipson, Ohad Mazor, Eri Nakamura, Gianni Notarnicola, Danai Porat, Igor Ptashenchuk, Yoni Simon.

Photo Credit © Batsheva Dance Company

One response to “Batsheva Dance Company – Momo @ Théâtre de la Villette, Parigi – 25.05.23”

  1. Avatar Marisa Cavalcanti
    Marisa Cavalcanti

    Sei bravissima complimenti!

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