R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

Sei un Uomo Macchina o un Uomo Libero?
Un potente interrogativo che irrompe come un lampo nel silenzio, lacerando la notte della coscienza umana. Un quesito che apre infiniti punti di riflessione, ma che ti inchioda, senza via di fuga e che va oltre all’eterno dubbio amletico. Su questo incipit si tesse e dipana la storia, o meglio, la poesia musicata che scorre in Kavi: Il Poeta è Vivo, secondo album in studio de Il Sogno.
Dietro al nome chimerico della formazione si celano i fratelli Andrea e Paolo Camerini, un progetto artistico che porta avanti il prezioso intento d’infondere nuova vita ed intensità alla parola poetica attraverso la musica, riconsegnando così la poesia alle sue origini, tempo in cui il verso scritto era cantato. Un nuovo vigore si ridesta, poesia e musica trascendono così se stesse, per divenire atto creativo supremo con cui svelare bellezza celata, visioni e scoprire nuovi orizzonti interiori.

Un sodalizio artistico iniziato a fine anni ’80 con i Cyclone, prima band psychobilly italiana, nata sulla scia dei The Cramps che fondeva punk-rock e varie forme di rockabilly. Poi, fondatori di Nuove Tribù Zulu, formazione tutt’ora esistente, in cui impera la contaminazione a tutto tondo fra realtà etno-folk, rock, world music e punk. Il loro territorio d’azione musicale si amplia poi, rispettivamente, con progetti paralleli come i NOW Nomadic Orchestra of The World e i Traindeville.
Kavi: Il Poeta è Vivo esce a sedici anni di distanza dal loro primo lavoro: Il Sogno – Suoni e Visioni d’Amore e Lotta che fu presentato alla Fiera Internazionale del Libro di Torino. Il nuovo nato è un concept album, che va oltre il concept stesso superandolo. È il frutto di un minuzioso lavoro artistico, di ricerca e sperimentazione unito ad una potente trama mistico-spirituale. C’è uno spessore immenso in tutto questo, è un’opera completa, frutto di una feconda gestazione. Kavi: Il Poeta è Vivo è un disco, autoprodotto con The Music Room ma è anche un libro edito da Kulturjam Edizioni. Due vesti separate che fanno parte di uno stesso universo completandosi, abbracciando più forme d’arte. Nel booklet, incluso nel CD, le poesie sonorizzate scritte da Andrea sono enfatizzate dalle illustrazioni di Paolo. Così come nel libro, sempre scritto da Andrea, si narra una storia di lotta, amore, morte, speranza e le immagini di Paolo ritornano per infondere pieno compimento e forza. La musica completa l’opera fungendo da colonna sonora.
Cerchiamo di mettere a fuoco. Chi è Kavi? Ha una missione? Kavi è il nome del protagonista, una parola che in sanscrito significa veggente, poeta. A lui viene affidato il compito di sfidare un meccanismo mortale custodito nelle viscere della terra che detiene la sorte della specie umana, e una ragazza, Aurora, tramite una rivelazione cercherà di fornirgli la strada per provare a sconfiggerlo. Tutto gioca su delle potenti metafore che si incrociano, il meccanismo mortale è il senso di autodistruzione presente dentro ognuno di noi, che spazza via il nostro “umanesimo”, che frantuma la perdita di spirito critico, annienta la spinta alla conoscenza e l’atteggiamento consapevole verso la vita e ci riduce a delle macchine senzienti. Kavi è “l’arte” che salva, lo spirito di conoscenza, il senso critico, l’Umano. In un certo senso è la moltitudine degli esseri umani nella loro battaglia interiore, perché siamo noi ad essere responsabili della scelta: destarci ed essere Uomini Liberi, o farci assoggettare ed essere Uomini Macchina.

Le nove tracce che fungono da colonna sonora di questo racconto distopico in bilico fra umanesimo e transumanesimo scorrono alternando cadenze cantate e recitate. Le sonorità si muovono con estrema libertà fra etnismi, ambient, loop, momenti dark e psichedelia. Le ambientazioni sono essenziali, in questo gioco a due che alterna momenti acustici ed elettronici troviamo Andrea alla voce, harmonium indiano, flauto traverso, percussioni, loop e Paolo al contrabbasso acustico ed elettrico, basso elettrico, drum samples e loop.

Atlantide, con il nome del misterioso continente scomparso inizia il viaggio sonoro interiore. Sin dalle prime note si svela un mondo onirico che evoca richiami d’oriente, mondi sonori costruiti su tappeti acustici, frammenti elettronici, loop e cori. Si narra l’armonia di una vita passata, prima che tutto naufragasse. “La miseria non conosceva destinazione… le tormente non adombravano il cuore degli umani …la virtù che rifletteva il creatore in ogni mente distillava il sole… tutto è sostanza e vibrazione pura … non c’è una legge nella variante eterna, solo purezza ed unità d’intenti”.
Una voragine aperta cambia lo scenario, frantuma “il miele del sapere” ed “il seme del futuro”. Antichi Dei Sepolti così, con il suo incedere brulicante di suoni e interrogativi, è la prima potente invocazione del disco. Un’urgente chiamata al risveglio della coscienza, una lotta per la salvezza in cui ridestare “le strade della vita”, “il fiume rosso che scorre in ogni vena”, gli “occhi portali dell’immenso”. “Tutto deve riaffiorare, tutto deve riemergere, tutto deve ritornare”.
La Rivelazione dell’Aurora, primo singolo estratto dall’album è impreziosito dal toccante videoclip con la regia di Leonardo Cinieri Lombroso. Fermatevi, regalatevi questo tempo per guardarlo, sono poco più di otto minuti. Lasciatevi catturare dalle immagini, addentratevi nel significato vivo e profondo delle parole. Entrate dentro questa storia di vita, morte, lotta e speranza. Non è altro che la metafora dei nostri giorni, che fagocitano e distruggono la Vita. Così Kavi, il poeta, il veggente e Aurora (la dea Ausel, la nostra parte luminosa) sono simboli di quella scintilla umana che è dentro ognuno di noi e di una resistenza culturale attiva per vincere ogni tipo di morte, di mancanza d’amore verso tutto ciò che ci rende unici ed umani, contro quel “piano di meccanizzazione lento e graduale dell’umanità intera”.
Il suono del flauto apre un altro frammento interiore, siamo in compagnia della title track che si sintonizza sulle stesse vibrazioni semantiche del brano precedente. È una sorta di manifesto che rivendica l’importanza dell’arte, nutrimento che non conosce caduta, in questo contesto della parola poetica. In una realtà, come quella attuale in cui la cultura viene offesa, distrutta e umiliata, una tenace lotta contro ogni elemento fallace ci salva. Contro ogni vanitas perché “Et in arcadia Ego”, la morte è presente anche in Arcadia, in un luogo così idilliaco. Siamo chiamati alla consapevolezza.
Segue Salto sulla Terra (The Snake), che ci accoglie con echi di ritmi tribali e viscerali, destandoci dalla fluidità eterea in cui eravamo immersi. Siamo in un vortice incessante e ritmato, come se si stesse celebrando un rituale. Terminata questa sorta di esorcismo, Signora della Luce si palesa in tutto il suo sognante splendore, tessendo parole di gratitudine per Lei, l’aurora, che illuminando il mondo lo riscatta dalle tenebre della notte. Il brano, ospita Ludovica Valori (Traindeville) al synth ed è, unico testo non scritto da Andrea, un inno vedico d‘invocazione alla luce.
Riprendendo la locuzione latina, Festina Lente (Affrettati Lentamente) è un altro monito al risveglio. L’incipit viaggia su sonorità morbide e calde che a tratti sembrano richiamare Battiato. Il testo scorre evocando crude immagini di una realtà “ottusa e perversa”. Nella seconda parte il brano si sviluppa in tonalità più audaci come per spronare un’azione, un atto deciso ma necessario e che sia preceduto da una maturata riflessione. “Perché leggero è il passo che sostiene colui che l’enigma risolve, ed è instabile il vento che guida colui che il tempo assolve
Prima dell’ultimo brano dell’album, Tempeste si tinge di coralità karmica portando a compimento la chiusura del cerchio della giustizia universale.
Il suono del rifrangersi delle onde introduce Dal Mare, che chiude l’album lasciandoci attoniti. Lucide immagini di lotta fluiscono su cupe sonorità ritmiche che con incedere circolare sfumano rievocando la melodia delle onde.

Kavi, il Poeta è Vivo è un viaggio iniziatico in una nuova dimensione, un battesimo di fuoco senza spazio definito, senza tempo esatto perché è quella “variante eterna” che non perisce. Un disco coraggioso e risoluto, denso di pregnanza semantica che non cede ai meccanismi involutivi e lusinghieri del marketing selvaggio e lobotomizzante. Apriamo gli occhi, lasciamoci trascinare dalla potenza della parola che crea, dal logos. Ora che siamo stati allertati, la scelta è solo nostra responsabilità: siamo Uomini Macchina o Uomini Liberi?

Tracklist:

  1. Atlantide
  2. Antichi Dei Sepolti
  3. La Rivelazione dell’Aurora
  4. Il Poeta è Vivo
  5. Salto sulla Terra (The Snake)
  6. Signora della Luce
  7. Festina Lente
  8. Tempeste
  9. Dal Mare

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