I N T E R V I S T A


Articolo di Monica Gullini

Ha sempre girovagato per l’Italia, Ventidue. Anche quando non aveva ancora un nome, quel nome, scelto la sera del 22 aprile 2022. L’ora esatta in cui ha alzato gli occhi verso l’orologio potete intuirla da soli.
Il suo è un progetto senza alcun limite temporale, né spaziale, rivolto a tutti coloro che hanno voglia di perdersi nella musica e ritrovare se stessi. Attinge moltissimo dalla musica anglosassone, contiene spunti cantautorali che rimandano molto alla recente scena italiana, il tutto rivisitato in una maniera così vivida, personale e intima da annullare la distanza tra le persone e le loro emozioni.
Abbiamo chiacchierato un po’ con Ventidue e gli abbiamo chiesto cosa rappresenta per lui I tuoi occhi, brano che dà inizio alla fase finale di Colmare, suo disco d’esordio, di prossima uscita.

“I tuoi occhi” parla di momenti che non torneranno ed è un invito a ricominciare un nuovo cammino senza mai perdere lo stupore. Come nasce questo brano?
Come tutti i miei pezzi, nasce dalla musica e da come esce spontanea quando compongo senza pensare, di getto. Nella fattispecie stavo componendo gli ultimi pezzi del disco e stavo già cercando qualcosa che potesse rappresentare la fine del percorso delle vicende che stavo raccontando, un saluto (o l’inizio di un nuovo cammino, come giustamente dici). E’ stato bellissimo rendermi conto che l’atmosfera “aperta” e rilassata del ritornello mi stavano sì portando ad un commiato ma non triste, tutt’altro, e l’idea del pezzo ha subito preso forma. 

A un primo ascolto, l’associazione che mi è venuta subito in mente è stata con “1784” di Paolo Benvegnú. Il rimando continuo alla luce, al mare e ai viaggi, la melodia, a mio avviso hanno molte attinenze con questo pezzo. Quanto c’è nella tua musica della scena cantautorale italiana dell’ultimo decennio? 
Oddio che onore, adoro “1784” e Paolo Benvegnù. Colgo l’occasione per citare, sempre nell’ambito della luce, un verso del suo pezzo “Nel silenzio”: “Nel silenzio i tuoi vestiti ballano / Poi, sorpresi dalla luce, cadono/ Con una grazia irreale”, penso tra le cose più belle mai scritte tra i cantautori italiani, grazie ancora. Per tornare alla tua domanda, penso che le mie influenze siano più di matrice anglosassone ma di sicuro il mio aver ascoltato allo sfinimento tutto ciò che hanno scritto Alberto Ferrari, Giorgio Poi e Andrea Laszlo de Simone su tutti abbia sicuramente influito enormemente su ciò che ho scritto!

Parli di “occhi che non si spegneranno più“. Sembrerebbe sottendere un dolore vissuto con grande dignità, un dolore che è diventato qualcosa di molto più alto. C’è una grossa parte di te in questa canzone, un enorme pezzo del tuo cuore e del tuo vissuto. Quanto c’è di autobiografico nella tua musica?
Wow, grande e giusto modo di descrivere il tutto, grazie! Guarda, tutto questo lavoro poi convogliato nel disco ancor prima di canzoni sono veri e propri racconti di vita, una sorta di autoterapia, nate dall’impellenza di raccontare e raccontarmi anni di emozioni, gioie, dolori, silenzi e rinascite. Nel futuro vorrei tanto raccontare vicende e storie che riguardano altre vite, ma questo pezzo e tutto questo disco sono 100% autobiografici.

“I tuoi occhi” inizia con estrema grazia, sulle note di un piano solitario. Possiede una dimensione molto intima, ha una struttura equilibrata e cresce con la naturalezza di chi sta mettendo a nudo la propria anima. È stato altrettanto naturale trovare il giusto accostamento musicale a un testo così intenso?
È stato naturale e stranamente velocissimo, come tutti i pezzi di questo lavoro, nonostante io parta sempre componendo linee vocali con il famigerato “fake english” (ossia non dicendo nulla) e poi incastrando e cesellando dentro le parole in italiano con il vincolo di mantenere i “suoni” più belli ed efficaci della prima stesura “senza senso”. Mi ci è voluto immensamente di più avere la forza di mettermi davanti ad un foglio bianco ma, una volta lì, tutto è nato in pochissimo tempo, massimo un’ora, la cosa davvero mi ha meravigliato. Spero tantissimo che anche per i prossimi pezzi possa essere ancora così!

Sembra esserci delusione in questa canzone, forse la delusione tipica che segue un malinteso. Idealmente, però, i due amanti non si sono mai allontanati e sono pronti a intraprendere un nuovo cammino. Quali strade hai in mente di percorrere, partendo proprio da qui?
Più che un malinteso e delusione direi che c’era il silenzio di una separazione e la pressione di tante emozioni non raccontate e condivise. Lo scopo del brano è proprio questo: condividere tutto questo, rinnovare la convinzione di quanto una persona sia importante – così come tutto ciò che si è vissuto assieme – e partire per nuove strade, senza voltarsi indietro ma senza nemmeno dimenticare o ancor peggio mettere alcunché “sotto il tappeto”. Ti dirò, prima che mi venisse in mente la figura degli occhi il suo titolo era “l’arrivederci”.

Photo © Sabrina Lee Gore, Federica Giacomazzi

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