R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

E noi con questo Jungle Corner godiamo per tutte e sei le tracce dell’album. Abbiamo amato così tanto quello spigoloso Dark Magus di Miles Davis, che poter ascoltare gli echi delle sue idee musicali a distanza di decenni ci fa solo piacere. Ma non basta.
L’ispirazione dei Bright Magus al trombettista afroamericano è dichiarata fin dal nome: dove uno era “Dark” Magus, loro sono “Bright” Magus. “Scuro” e “Luminoso” non sono in opposizione semmai conseguenza l’uno dell’altro.
Inoltre il gruppo ha presentato l’album proprio il giorno in cui Davis terminava il suo epocale, imprescindibile, seminale Bitches Brew: il 18 agosto. I Bright Magus non fanno mistero a quale santo si votano per questo progetto, che ci auguriamo avrà un seguito.
Intanto hanno registrato in presa diretta l’intero Jungle Corner, dopo aver effettuato qualche sortita live per verificare la tenuta dei brani e l’amalgama dei suoni. Se ne gusta, infatti, la freschezza e l’energia come è giusto che sia. Non sono mancati in ogni caso la post produzione e il missaggio, seguiti passo passo da Giovanni Calella e Leziero Rescigno, rispettivamente bassista e batterista del gruppo. 

Il progetto si inserisce, a nostro avviso, nel recupero di certe sonorità rock jazz, funk e psichedeliche di end sixties & seventies, che hanno in gruppi nostrani come i Calibro 35 gli alfieri più celebrati da 15 anni a questa parte. Segno che la musica odierna dica pochino alle nostre orecchie irrimediabilmente vintage? O che si debba tornare al passato per una nuova spinta verso inesplorate latitudini musicali? O semplicemente che ci piace quello che si creava e si suonava in un periodo davvero eccezionale che non si è più ripetuto.
A casa nostra, in Campania, il sassofonista Daniele Sepe ormai da qualche decennio continua a battere e a mantenere il ferro caldo su quegli anni con vari progetti tra cui il Rote Jazz Fraktion.
Se guardiamo oltreconfine, il Miles Davis elettrico influenza, tra i molti, il lavoro del trombettista Erik Truffaz in album come Bending new corners oppure Mantis. Ovviamente per noi l’album insuperato per eccellenza dedicato al periodo elettrico del celebre trombettista sono i remissaggi di Bill Laswell in Panthalassa The music of Miles Davis 1969-1974

Non si sceglie di essere davisiani, lo si è e basta. I Bright Magus aderiscono in blocco a questa concezione estetica fin dall’esordio dell’album con il brano Selim/Miles. Della serie: “Noi ve lo diciamo subito chi è il nostro paparino a cui vogliamo tanto bene!”.
La prima parte del brano, Selim, era contenuto nello stupendo Live Evil del 1971 (ma quale album di quel periodo non lo è?), conteneva indubbi echi della celeberrima In a silent way, come a dire la quiete prima della tempesta, che giunge appunto nella seconda parte del brano: Miles.
I motori si accendono, la chitarra elettrica di Alberto Turra imposta un riff funk e Leziero Rescigno macina un corposo groove alla batteria e Giovanni Calella al basso non resta certo indietro.
La tromba di Gianni Sansone apre quindi le danze e sappiamo già che ameremo questi “giovani principianti” (diversamente giovani e diversamente principianti, ma spiegheremo in seguito il perché e il per come di questa boutade) per il delizioso regalo che ci stanno facendo. Mauro Tre al rhodes acidifica la mistura sonora com’è giusto che sia.

La seconda traccia Jungle Corner, che dà anche il titolo all’album, con il clapping ci riporta immediatamente a On the corner del 1972.
-Bella scoperta, te lo diciamo già noi nel titolo!
-Avete ragione, sorry.
Ma in questo caso, il mood complessivo è un po’ più rilassato e meno sincopato dell’album davisiano.

Con il terzo brano, A way, ci prendiamo un attimo di respiro. In questo caso possiamo apprezzare l’interplay tra le tastiere di Mauro Tre e la tromba di Gianni Sansone che utilizza la sordina e probabilmente un delay per raddoppiarne e dilatarne il suono.
Il mood notturno di Jellow Interlude sembra una diretta conseguenza del brano precedente, tutto in punta di rhodes e tromba, ma sappiamo benissimo che qualcosa bolle sotto la superficie. E infatti nella seconda metà del brano il ritmo aumenta, la chitarra di Alberto Turra si sostituisce nell’interplay con le tastiere alla tromba, che comunque punteggia alcuni passaggi. La sezione ritmica, Leziero  Rescigno e Giovanni Calella, imprime un’ultima sterzata al brano prima della chiusa.

E ora veniamo alla questione sbandierata dall’ufficio stampa della casa discografica che vede i Bright Magus al primo posto nella categoria Absolute Beginners di Rockol con il brano strumentale Long legs. Noi non ne siamo lieti, di più! Solo che questi musicisti sono tutto fuorché dei… beginners. 
Sfogliando i vari curricula, leggiamo di collaborazioni di primissimo piano. Leziero Rescigno è “soltanto” il batterista dei La Crus e come produttore ha collaborato tra i molti con Sye Medway Smith, Syria e i toscani Sinfonico Honolulu.
Il trombettista Gianni Sansone ha collaborato con Casinô Royale, The Dining Rooms e Artchipel Orchestra di Ferdinando Faraò.
Il bassista Giovanni Calella è anche produttore e sound designer. Tra i progetti vi sono quelli con Adam Carpet, Kalweit & the Spokes e Gentle eyes in the Gloom.    
Il pianista e tastierista Mauro Tre spazia tra musica colta e popolare, negli anni ha suonato con musicisti del calibro di Massimo Urbani (che ci lasciava nel 1993, a riprova di quanto sia… beginner!), Terry Riley e Billy Cobham.
Il vigoroso e poliedrico chitarrista Alberto Turra vanta collaborazioni nazionali e internazionali: da Roy Paci a Brian Marsella, da Sonata Island Kommandoh a Kenny Grohowski.

I Bright Magus ci conducono in una giungla che contiene angoli nei quali è così delizioso soffermarsi, osservando la fauna musicale circostante, che ci farà un gran piacere poter allargare ancora di più lo sguardo con il seguito di questo primo, riuscitissimo Jungle Corner.      

Tracklist:
01. Selim / Miles (10:24)
02. Jungle Corner (5:24)
03. A Way (feat. Enrico Gabrielli) (8:35)
04. Jellow Interlude (9:04)
05. Lullaby For My Father (feat Enrico Gabrielli) (6:54) 
06. Long Legs (5:05)

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