R E C E N S I O N E
Recensione di Lucio Vecchio
Se ricerchiamo nella numerologia il significato del numero sessanta scopriamo sostanzialmente che siamo di fronte ad un punto di arrivo e ad un legame forte e duraturo. Questa interpretazione si sposa benissimo con l’ultimo lavoro del chitarrista partenopeo Nicola Mingo intitolato per l’appunto My sixties in jazz uscito su etichetta AlfaMusic.
Come dichiara lo stesso Mingo: “My sixties in jazz vuole essere, a partire dal titolo, un omaggio ai miei 60 anni di jazz in senso autobiografico e, con il gioco di parole, agli anni Sessanta che hanno prodotto fenomeni musicali come l’hard bop, Art Blakey and Jazz Messengers e tutte le derivazioni chitarristiche come Grant Green, Wes Montgomery, Kenny Burrell, Barney Kessel, Tal Farlow, Joe Pass, Pat Martino, George Benson, miei punti di riferimento stilistici. Questo progetto vuol essere un contributo personale, moderno ed innovativo al linguaggio del bebop e al suo fraseggio, nato con Charlie Parker e Dizzy Gillespie e ulteriormente sviluppatosi in una continua evoluzione fino ad approdare alla nostra contemporaneità. Di qui la mia idea compositiva di brani originali e di rivisitazione di alcuni brani rappresentativi dell’hard bop. Hanno contribuito alla perfetta riuscita del progetto una ritmica storica del jazz italiano, Pietro Iodice alla batteria e Pietro Ciancaglini al contrabbasso ed il giovane e talentuoso Francesco Marziani al piano. “
Il progetto appare ambizioso e senza ulteriori indugi mi accingo all’ascolto.

L’apertura è affidata al brano Bopping in cui i musicisti si mettono subito alla prova con veloci virtuosismi dando la sensazione che i ragazzi si divertano molto in quello studio. La sensazione è confermata anche da un vocalizzo scappato a qualcuno, in un momento di in cui l’affiatamento è al massimo.
Two of a kind è una reinterpretazione in chiave chitarristica del noto brano di Terence Blanchard suonato originariamente dai Messengers capitanati da Art Blakey. La reinterpretazione non scalfisce l’impatto del brano originale basato sulla tromba di Blanchard e i sax di Toussaint ed Harrison anzi, lo proietta sotto una nuova luce più calda ed avvolgente.
Con Flying l’animo si solleva e veniamo trasportati in un’atmosfera piacevole che dona serenità, la stessa atmosfera di spensieratezza e di positività che pervadeva glianni sessanta.
One by One è un omaggio al celebre brano composto da Wayne Shorter ed inserito nell’omonimo disco di Art Blakey. Come per Two of a kind Mingo riarrangia il brano dando alla sua chitarra il ruolo primario, lasciando però spazio anche alla batteria ed al piano che si possono metter in luce con brevi assoli donando dinamismo al pezzo. Una piccola curiosità: il disco di Blakey fu registrato dal vivo durante un concerto al Ciak di Milano il 4 Novembre 1979 e pubblicato da una piccola etichetta indipendente sempre di Milano la Palcoscenico Records che ebbe una breve vita.
Con Bachian Blues Mingo va alla ricerca delle contaminazioni mescolando elementi propri del blues con influenze della musica di Johann Sebastian Bach.
D Modern Blues è la sintesi fra blues tradizionale e moderno. Nel brano è presente un bellissimo assolo di Ciancaglini che sorregge con il suo contrabbasso tutto il brano.
Atmosfere decisamente diverse in This Masquerade, un altro omaggio questa volta al cantante e musicista americano Leon Russell. Registrato originariamente nel 1972 This Masquerade fu inserito nell’album Carney e inciso come lato B del singolo Tight Rope. Il pezzo è stato poi reinterpretato da George Benson nel 1976, che l’ha portato al successo vincendo un Grammy Award.
Con i due brani Dog Song e L’alba Dalla Notte Nicola Mingo gioca su due fronti opposti. Nel primo brano, molto allegro e scherzoso, sembra di assistere al gioco di un cagnolino che rallegra l’anima per poi ritrovare l’atmosfera dell’alba, il momento in cui il cielo si colora di rosa e il sole sorge dopo la notte nel secondo pezzo.
Non poteva mancare un omaggio da parte di Mingo alla sua città: Napoli. Con Neapolitan Blues si scava nelle radici del blues diffusosi nella città partenopea grazie a musicisti come James Senese, Pino Daniele e Franco Del Prete, che hanno saputo creare un sound originale e innovativo, mescolando le sonorità della musica del diavolo (cosi veniva etichettato il blues) con quelle della tradizione napoletana. Il brano è impreziosito da un bellissimo assolo di pianoforte.
L’ultimo omaggio contenuto in questo disco Mingo lo riserva a Charlie Parker, uno dei padri del Bebop. Fra tutte le opere di Parker il chitarrista napoletano ha scelto Confirmation. Il brano originale composto dal sassofonista americano nel 1945 aveva una durata di circa tre minuti che diventano oltre sette in questo nuovo arrangiamento. La chitarra prende il posto del sax e, come nel brano di “Bird”, trovano spazio gli assoli di piano, contrabbasso e batteria. Questo è forse il pezzo dove più si apprezza l’interplay fa i musicisti e l’assoluto affiatamento del quartetto.
Il disco si chiude con My Guitar Solo, uno spazio in cui Mingo si racchiude, solo con la sua chitarra a rivivere le melodie e le esperienze scritte nella propria anima in tutti questi anni di musica.
My Sixties In Jazz è un ottimo disco che ripercorre le vie del jazz e del blues degli anni sessanta in una chiave divertente e moderna.
Tracklist:
01. Bopping
02. Two of a Kind
03. Flying
04. One by One
05. Bachian Blues
06. D Modern Blues
07. This Masquerade
08. Dog Song
09. L’alba dalla notte
10. Neapolitan Blues
11. Confirmation
12. My Guitar Solo





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