T E A T R O
Articolo di Nicola Barin
Si inaugura con Il caso Kaufmann la stagione 2023/24 del Teatro Nuovo di Verona, una produzione che vede uniti il Centro Teatrale Bresciano, il Teatro Stabile di Torino, il Teatro Stabile di Verona e il Parioli di Roma.
Nel mese di ottobre, al teatro Parioli di Roma, la pièce ha avuto tra il pubblico anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e altre figure dell’attuale scena politica.
Il libro di Giovanni Grasso, vincitore di numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Cortina d’Ampezzo per la narrativa italiana, viene trasposto sulla scena per la regia di Piero Maccarinelli che ricorda che:” […] quello che mi affascina del testo di Giovanni Grasso è proprio l’iniziale indifferenza e poi la demenziale insensatezza della costruzione di indizi contro di lui da parte della sua piccola comunità di quartiere.”

Leo Kaufmann, presidente della comunità ebraica di Norimberga, aiuta la giovane Irene, da poco trasferitasi a Norimberga per studiare fotografia, su richiesta del padre di lei, suo caro amico. Si ritroverà invischiato in una storia complessa, tra le maldicenze dei suoi amici e la persecuzione anti-ebraica nazista che lo annienterà.
Un tema così complesso e tragico viene portato sul palco da Branciaroli che opera una recitazione particolare: la voce, innanzitutto, fortemente impostata tende a togliere autorevolezza alla figura del protagonista che viene colto nelle sue debolezze giornaliere e ci appare come un uomo in carne e ossa, con le sue fragilità e soprattutto con una capacità di humor che c’è lo rende concreto e vicino. Lo humor ebraico è caratterizzato da un nonsense prodigioso che caratterizza in parte tutto lo svolgimento della vicenda.

Franco Branciaroli (Kaufmann) e Viola Graziosi (Irene Seidel) dialogano creando due personaggi ricchi di sfaccettature che si cercano in un rapporto che sottende diversi stati d’animo: il desiderio, il rispetto, l’amicizia, la confidenza.
I due verranno travolti dalle ingiurie, dalle falsità, dalla meschinità di quelli che reputano forse amici. Come ricorda la filosofa Hannah Arendt:” Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso non esiste più.”
Vero e falso, alto e basso tutto diventa identico, la propaganda nazista, e in generale le ideologie, come ricorda sempre la Arendt:” […] ritengono che una sola idea basti a spiegare ogni cosa nello svolgimento dalla premessa, e che nessuna esperienza possa insegnare alcunché dato che tutto è compreso in questo processo coerente di deduzione logica.”
L’idea portante della superiorità della razza ariana e “dell’inquinamento razziale”, questo è il reato imputato a Kaufmann, prendono il sopravvento e tutto viene addomesticato e creato per soddisfare la tesi iniziale.
Kaufmann accetta con ritrosia il suo destino avendo a cuore il futuro di Irene.

Un testo perfetto da portare in scena, Maccarinelli si inventa di scindere il palco tra la prigione, in cui il protagonista racconta al parroco le sue vicissitudini e dall’altra, il medesimo protagonista che esce dalle sbarre e ci fa rivivere le vicende passa in maniera tempestiva: il racconto verbale e la rappresentazione scenica convivono supportandosi.
Una storia necessaria, urgente, portata sul palco con attenzione e voglia di offrire una esperienza unica.


Photo © Umberto Favretto






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