A R T E – M O S T R E
Articolo di Elena Colombo
L’oceano è silenzioso? La vita sotto l’acqua appare a noi umani come un mondo fatto di suoni ovattati, ma la realtà è molto più complessa. Nei mari e negli oceani, infatti, i suoni sono numerosi e variegati, benché non siano percepiti in tal modo dall’orecchio umano. Per portare la musicalità dei mari – e in particolare del mar Mediterraneo – sulla terraferma, il duo artistico Petrit Halilaj & Álvaro Urbano ha presentato un’installazione molto particolare, che immagina futuri alternativi caratterizzati dall’incontro tra diverse specie.
Ensemble lunare per mari in rivolta: questo il titolo di questa sezione della mostra Thus waves come in pairs, presso la Chiesa di San Lorenzo a Venezia, sede di Ocean Space, centro che dal 2019 ospita esibizioni volte a ripensare la visione convenzionale del mare. L’ala est è invece occupata dall’installazione dell’artista di origine libanese Simone Fattal, dal titolo Sempre il mare, uomo libero, amerai!, tratto dalla poesia L’uomo e il mare di Charles Baudelaire, dove “la mer” è un’entità femminile che genera e nutre. Vi sono diverse sculture, che riprendono elementi tipici di Venezia, come la bricola, il palo di legno usato per indicare i canali e aiutare le imbarcazioni ad orientarsi, o le sfere perlacee in vetro rosa di Murano.

Ensemble lunare per mari in rivolta si colloca nell’ala ovest della chiesa, dove troviamo più di quaranta sculture sospese nell’aria: hanno forme e dimensioni differenti, e ricordano creature acquatiche, come pesci volanti, meduse, mante giganti. Hanno un colore metallico, grazie al quale riflettono i raggi di sole penetrati tramite le finestre della chiesa, generando giochi di luce che alterano la percezione dello spazio a seconda che sia mattina, pomeriggio o sera.
Quello che stupisce maggiormente è però il fatto che queste sculture fungono anche da strumenti musicali. Sono infatti pensate per emettere dei suoni che ricordano quelli delle specie a cui assomigliano: ad esempio, le sculture simili a delfini riproducono suoni molto acuti e penetranti. La mantra-carillon, invece, quando viene azionata ci permette di ascoltare una melodia ispirata alla canzone popolare spagnola intitolata ¡Ay mi pescadito!, in cui dei pesciolini vanno a scuola. Poco sopra le sculture, un’opera dalla forma ovoidale pende dal soffitto: sembra un uovo, visto lateralmente, ma se ci si posiziona direttamente sotto di esso è chiaro che rappresenta la luna, il nostro satellite, responsabile dell’andamento delle maree.

Sabato 4 novembre 2023 ho avuto il piacere di assistere all’ultima performance organizzata da Ocean Space prima della chiusura invernale. Sette musicisti si sono avvicinati alle sculture, che grazie all’interazione umana si sono trasformate in strumenti musicali. Interagendo tra loro, i suoni hanno generato un vero e proprio concerto. Una scultura somigliante a una medusa è stata presa in braccio e suonata con un archetto, come un violino, mentre il musicista si muoveva attraverso la sala. Un suono che ricordava quello di un gong è stato riprodotto utilizzando bacchette di legno e voci umane – delle sirene? – hanno permesso agli ascoltatori di apprezzare le risonanze della Chiesa di San Lorenzo. Qui l’acustica è veramente spettacolare: il riverbero dei suoni è tale per cui, chiudendo gli occhi, è facile immaginare di trovarsi davvero nel mezzo dell’oceano, circondati da creature marine che cantano attorno a noi.
Gli autori di Ensemble lunare per mari in rivolta sono Petrit Halilaj e Álvaro Urbano, artisti visivi che vivono a Berlino e che sono una coppia anche nella vita. Si tratta della loro prima collaborazione artistica con opere di ampia scala. L’installazione è stata co-commissionata da TBA21–Academy e Audemars Piguet Contemporary. La loro opera è un ecosistema in evoluzione che vuole sfidare la classica rappresentazione del mare esplorando la convivenza tra mondo umano e naturale, due realtà che tendiamo troppo spesso a separare, ma che sono molto più intersecate di quanto crediamo.
Thus waves come in pairs si è conclusa domenica 5 novembre. Il titolo della mostra, “Le onde vengono a due a due”, verso di una poesia di Etel Adnan, ricorda che le onde trasmettono energia, e quando si incontrano generano interferenze, provocazioni, sviluppi inaspettati e imprevedibili. La fluidità dell’acqua ci può insegnare ad adattarci ai cambiamenti, con particolare riferimento a quelli climatici, una sfida per gli oceani e per il nostro mar Mediterraneo. Come? Immaginando futuri nuovi, fatti di convivenza con altre specie e capacità di ascolto nei confronti della molteplicità delle intelligenze (non solo umane). Questa mostra e la relativa esibizione sono una provocazione per stimolare la ricerca di un futuro alternativo, in cui siamo capaci di percepire suoni e voci che giungono da dove non ce lo aspetteremmo. Fermiamoci ad ascoltarli: non rimarremo delusi.

Immagini: OS Performance © Halilaj & Urbano, Photo © gerdastudio.




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