L I V E R E P O R T
Articolo di Olivia Gazzarrini, immagini sonore di Monia Pavoni
Cristina, Saverio, Suzanne, Robert, Bianca, Bruce, Lucio, Sinéad e tutti gli altri spiriti guida ci prendono per mano in questa danza corale che assomiglia ad un viaggio tra amici. Uniti da un filo rosso ed invisibile sono gli Spiriti Guida che tessono la trama del nuovo spettacolo di Cristina Donà e Saverio Lanza, inaugurato al Teatro di Fiesole il 10 Novembre. Musicista versatile e cantante virtuosa, Cristina Donà appare più lucida, penetrante ed impeccabile che mai. Forse e probabilmente anche per la scelta di una dimensione intima, come quella del teatro, che predilige l’esibizione acustica, spoglia e nuda come voluta e creata magistralmente dai due artisti.
Spiriti Guida, in tour per teatri fino a Marzo 2024, è un vero e proprio tributo a quei maestri e mentori che hanno segnato il cuore e l’anima dei due musicisti e senza i quali, come hanno dichiarato, non sarebbero le persone che sono oggi.

Dai tempi dei tempi gli artisti risuonano con quelle frequenze affini che toccano corde emotive profonde e viscerali, trasformandole in fonte d’ispirazione in un continuo rimescolamento tra passato, presente e futuro alimentando così un moto creativo eterno ed entropico dove attingere e restituire. E cosi tra parlati, aneddoti e raffinate reinterpretazioni personali e connaturate, si viaggia per più di due ore attraverso un repertorio in continua mutazione di atmosfere e latitudini.
Lo spettacolo si apre con la lettura di un testo di Mogol-Battisti e un monito sull’urgenza di riconnetterci proprio con i nostri spiriti guida per curarci ed esorcizzarci dal dolore per l’infuriare delle calamità degli ultimi tempi. Forse dovuto alla sua estrazione di musicista classico, come il suo straordinario ed eclettico curriculum vanta, Saverio Lanza entra sul palco con una timida grazia che lo connoterà per tutta la serata e che inaspettatamente trasformerà in un crescendo di vibrazioni elettrificate, deflagrate come siluri dentro il nostro terzo occhio, in una simbiosi disarmante con le sue chitarre elettriche. Per più volte durante la serata i due artisti inietteranno in un teatro, gremito e pienamente ricettivo, scariche alternate di adrenalina. Sono poeti rock.

La Donà emana rock dalla sua voce e dal moto del suo corpo che ruota intorno al baricentro della sua chitarra e Lanza suona il piano con una mano, mentre tiene la chitarra appoggiata sul cuore, e quasi simultaneamente passa da uno strumento all’altro nell’atto di un respiro. La Donà duetta con un’immaginaria Sinéad O’Connor e una Suzanne Vega, canalizzando le prime parti di Just Like You Said It Would B e Small Blue Thing, dentro L’Aridità Dell’Aria e Piccola Faccia, dalle prime direttamente ispirate e suoi brani seminali e fondamentali. Sul finire si trasforma in un cabaret musicale colto e ricco di improvvisazioni dance e r’n’b, dove Cristina è brillante e abilissima nel far piroettare le sua voce, sorprendere e coinvolgere un pubblico in adorazione, il tutto con esilarante ironia e un ritmo incalzante. Mi auguro che aumentino le date del 2024 così da non perdere uno spettacolo “realmente” immersivo, dove l’arte comunica e tocca corde a più livelli sia emotivi, estetici che spazio-temporali e dove i suoni e le parole sono destrutturate e ricomposte come tasselli a formare noi e il tutto in un’osmotica dimensione di pace condivisa.





Photo credit: Monia Pavoni


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