L I V E – R E P O R T
Articolo di Elena Colombo
È una domenica sera, a Modena. Ci troviamo all’Hangar Rosso Tiepido, una location molto particolare: sulle pareti vi sono murales che si distinguono l’uno dall’altro per stili e forme, ma che sono accomunati dall’astrattezza delle immagini e dalla ricchezza dei colori. Rosso Tiepido è un’associazione culturale che nasce nei locali dell’azienda Te.com. specializzata nella costruzione di componenti industriali per il dosaggio delle polveri. È la passione per l’arte contemporanea del titolare che lo trasforma in un luogo dove dal 2016 si svolgono esibizioni, concerti ed esposizioni artistiche. I murales sono stati realizzati da artisti di fama internazionale con il progetto “La cattedrale immaginata”.

L’unicità dell’hangar lo ha reso il luogo ideale per concerti e rassegna musicali. Questo autunno si è svolto il “Brillante festival”, che si conclude oggi, domenica 3 dicembre, con Mariasole De Pascali e il suo disco Fera. Salgono sul palco quattro musicisti polistrumentisti: una donna e due uomini vestiti di scuro, e un giovane con un maglione natalizio, rosso, con una renna stampata sopra. Il dettaglio contrastante fa sorridere, ed è la stessa Mariasole che ironizza: “Avevo detto che il progetto era Fera, che parlava di ferocia…”. Il quartetto è affiatato e lo si percepisce non solo dalle battute, ma anche dagli sguardi con cui comunicano sul palco durante le esecuzioni. Un’altra particolarità che ho notato è l’atmosfera rilassata: i musicisti sul palco tra un brano e l’altro sorridono, si vede che si stanno divertendo; poi prendono in mano gli strumenti, e in un attimo diventano seri, precisi e attenti a ogni minimo dettaglio di suono, intensità e ritmica.

Mariasole De Pascali la si potrebbe definire una flautista, ma sarebbe una denominazione riduttiva. Sul palco di stasera alterna il flauto traverso, l’ottavino e uno strumento meno noto, il flauto basso. Cambia gli strumenti come se cambiasse un abito, e non sembra avere un preferito: li indossa tutti con la stessa eleganza, accarezzandoli con le dita che si muovono veloci e precise. De Pascali è una performer, un’artista attiva nell’ambito dell’improvvisazione e delle musiche contemporanee. Scopro solo alla fine che è stata anche vincitrice del Top Jazz 2022 come miglior talento secondo la prestigiosa rivista Musica Jazz.

Del gruppo fanno parte anche Giorgio Distante, che con aggraziata nonchalance alterna tromba e tuba; Adolfo La Volpe, chitarre ed elettronica; Lucio Miele (è lui che indossa il maglione di Natale), vibrafono e batteria. Ognuno di loro si distingue durante la performance per una finezza e una cura nell’esecuzione a mio parere rara. I brani sono caratterizzati da contrapposizioni, impulsi sonori diversificati e ritmicità differenti, eppure la bravura e la sintonia di questo quartetto riesce a tenere alta l’attenzione dell’ascoltatore, anche del meno avvezzo al jazz. Mi ha impressionato in particolare la precisione e la ritmicità di Miele nelle percussioni: mentre si muove agilmente con le bacchette tra le mani, si percepisce pienamente il coinvolgimento di corpo e mente, quasi che fossero una cosa sola.

Ma torniamo all’esecuzione. Fera è un progetto che racchiude il significato della fame e della ferocia, in cui le composizioni si alternano senza soluzione di continuità, in una costante ricerca di nuove possibilità espressive. Le suggestioni sono variegate e soprattutto inaspettate: a volte i componenti del gruppo suonano insieme melodie diverse, per poi tornare improvvisamente all’armonia. Un esempio è Misofonia, un brano che – come suggerisce il nome – va espressamente alla ricerca di un contrasto, di una non-sinfonia, fatta di attriti e divergenze. Tra un’esecuzione e l’altra, Mariasole spiega brevemente quali strumenti sta utilizzando, come le è venuta l’idea di un certo brano. Fera è sia il titolo dell’album – che è anche il disco d’esordio della flautista – sia di un brano dove il flauto svolge il ruolo di protagonista. Il suono del flauto sembra svilupparsi, quasi avvolgersi, attorno a Mariasole, mentre l’ascoltatore è impressionato dalla velocità delle sue dita.

La serata si conclude con un immancabile bis da parte del quartetto, e un piccolo brindisi con vino e il tipico bensone modenese. Per un’ora, quei suoni mi hanno portato a braccetto in un posto diverso. A volte l’inaspettato è quello che ti porta altrove.






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