R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Quante parole servono per trasportarci in un altro luogo? Quanti dipinti servono per regalarci un attimo di straniamento, che a volte può risultare perfino inquietante? Quante note occorrono per trasportarci lontano da noi stessi?
A
Gordon Grdina e al suo ensemble internazionale servono giusto un paio di note e il salto in un altro luogo, in un altro tempo e in un’altra epoca avvengono con una semplicità sconcertante. La forza implacabile della tradizione a cui questo straordinario musicista fa riferimento non lo imbriglia, anzi gli fornisce solo solidi appigli da cui partire per le proprie esplorazioni sonore. Certo, a orecchie occidentali non abituate ad ascolti ripetuti e curiosi di queste aree geografiche potrebbe sembrare un lavoro di etno o world music, ma The Marrow è molto di più.    

Il gusto per l’improvvisazione tiene conto della tradizione e nello stesso tempo non si fa problemi ad ampliarne la gamma espressiva. La conoscenza e lo studio della musica persiana avviene grazie al maestro di kamancheh, un cordofono di origine iraniana, Reza Honari rispettivamente padre di Hamin, che in questo album suona le percussioni, e marito di Fathieh, cantante dell’ensemble.
Reza è diventato una sorta di figura paterna per me… Grazie alle conversazioni avute con lui ho potuto apprendere molte cose sia sulla musica persiana che sulla musica in generale” ha dichiarato Gordon Grdina che a lui, amico e mentore, ha dedicato l’album.
Grazie alla loro collaborazione e ai suoi insegnamenti, Gordon matura nel tempo l’amore e il rispetto per la tradizione e al contempo il desiderio di donare qualcosa di proprio a questa musica così intensa, sensuale e spirituale. Nei cinque brani possiamo apprezzare di volta in volta come il senso del movimento improvvisativo si amalgami col modo tipico della musica araba.

L’ensemble vede schierati per le cinque tracce il violoncello di Hank Roberts, il basso di Mark Elias, l’irano-canadese percussionista Hamin Honari e la cantante Fathieh Honari, oltre ovviamente all’oud di Gordon Grdina. La sonorità degli strumenti occidentali di Roberts ed Elias si integrano in modo organico con quelli più tradizionali del leader e le percussioni di Honari. Possiamo così godere del procedere più lieve o grave del violoncello e del basso, che vengono contrappuntati dagli accenti percussivi e dall’oud. Inoltre di volta in volta viene lasciato ai due musicisti spazio per improvvisare, cosicché possiamo apprezzare l’interplay e lo sviluppo melodico di ciascuno strumento.

Parte d’onore di questo lavoro l’occupa la voce Fathieh Honari. Se già lo strumento del leader ci trasporta in un altro tempo e spazio, la cantante ci proietta addirittura fuori da noi stessi. Una lirica tensione spirituale colpisce il nostro orecchio e ci invita a sedere quieti per innalzare il nostro animo verso una dimensione “altra”. Alcuni versi del poeta mistico e teologo musulmano del XIII secolo Rumi (Jalāl al-Dīn Moḥammad Balkhī), tradotti dal dottor Mehdi Meshgini, sono stati musicati da Grdina e cantati in modo mirabile da Fathieh. Una svolta fondamentale nella vita dello studioso fu infatti l’incontro con la cultura sufi dei dervisci, che condizionarono profondamente la sua concezione dell’esistenza finalizzata all’incontro col divino.
La prima traccia dell’album, Not of them, recita: “Ho fatto visita a un derviscio, ha detto che Dio può diventare il tuo aiutante/e come se la sua preghiera avesse ricevuto risposta, un re come te è diventato mio compagno”. La quarta traccia, Break the Branch, anch’essa tratta dai versi di Rumi recita: “Oh Dio! Non mutare questa unione in separazione/Non fare in modo che i gioiosi amanti scompaiano/Su di un albero dove si trova il nido di un uccello/Non rompere il ramo cosicché l’uccello voli via”.
Musica da terre lontane che evoca un incontro, un abbraccio, un attimo in cui cuori animosi si quietano e contemplano la bellezza del creato.
Questo è The Marrow di Gordon Grdina.

Tracklist:
01. Not Of Them (12:06)
02. Raqib (9:35)
03. Raqs E Parvaneh (5:37)
04. Break The Branch (8:03)
05. Qalandar (7:01)

Photo © Genevieve Monro

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