R E C E N S I O N E
Recensione di Sabrina Tolve
Nel panorama musicale odierno, gli MGMT sono come un’isola di enigma in un mare di conformità. Da quando hanno fatto il loro debutto con l’esplosivo Oracular Spectacular nel lontano 2007, il duo ha sfidato le aspettative e le definizioni convenzionali della musica pop. Ogni loro album è stato un viaggio attraverso territori sonori inesplorati, un’odissea che ha continuamente messo alla prova e riscritto le regole del gioco. E Loss of Life, il loro ultimo capitolo discografico, non fa eccezione. Il duo, composto da Ben Goldwasser e Andrew VanWyngarden, sembra abbracciare la propria eccentricità con una consapevolezza sempre crescente. Dopo il successo commerciale con il loro album del 2018, Little Dark Age, gli MGMT si ritrovano ora a esplorare territori ancora più audaci e contorti.

Questo quinto album, pubblicato sotto l’etichetta indipendente Mom+Pop, è un caleidoscopio di suoni e influenze che si fondono e si sovrappongono in un pastiche pop senza tempo. Si passa dal britpop sfarzoso alle ballate potenti degli anni ’80, con tocchi di ironia e nostalgia che permeano ogni nota e ogni testo. È come se gli MGMT avessero preso un viaggio attraverso i decenni della musica pop, raccogliendo pezzi di ogni era e rimodellandoli a loro piacimento.
Ma c’è qualcosa di più profondo dietro questa sfrontata esibizione di stile. Ogni canzone di Loss of Life è intrisa di un senso di inquietudine e disillusione, come se il duo stesse cercando di mettere in discussione le fondamenta stesse della società moderna. Brani come Mother Nature e Nothing to Declare affrontano temi complessi come l’alienazione sociale e la ricerca di significato in un mondo sempre più tecnologico e frenetico. Anche le collaborazioni, come quella con Christine e i Queens in Dancing in Babylon, aggiungono strati di significato, trasformando le canzoni in esperienze multistrato. Eppure, non tutte le tracce di Loss of Life raggiungono lo stesso impatto. Alcune, come I Wish I Was Joking, rischiano di appesantire l’album con il loro melodramma eccessivo. Tuttavia, brani come il già citato Nothing to Declare o People in the Streets, o Bubblegum Dog offrono momenti di vera brillantezza, evidenziando la versatilità del duo.
C’è da dire però che gli MGMT non si prendono troppo sul serio. C’è sempre un filo di umorismo e autoironia che permea le loro canzoni, come se volessero ricordare all’ascoltatore di non prendere troppo sul serio la vita stessa. È un equilibrio delicato tra leggerezza e profondità, tra divertimento e riflessione, che arricchisce ulteriormente l’esperienza d’ascolto.
Forse ciò che rende davvero speciale Loss of Life è il suo senso di avventura e scoperta. In un’epoca in cui la musica pop sembra sempre più omologata e prevedibile, gli MGMT continuano a spingersi oltre i confini del convenzionale, esplorando nuovi territori sonori e narrativi con coraggio e audacia.
Loss of Life diventa così un manifesto dell’eclettismo e della creatività, un’opera d’arte che sfida e ispira allo stesso tempo. Con questo album, gli MGMT dimostrano ancora una volta di essere dei veri pionieri della musica contemporanea, pronti a guidare l’ascoltatore in un viaggio attraverso i labirinti della mente e dell’anima umana. E senza dubbio, ci riescono.
Tracklist:
01. Loss Of Life (part 2) (1:59)
02. Mother Nature (3:56)
03. Dancing In Babylon (feat. Christine and the Queens) (4:52)
04. People In The Streets (5:37)
05. Bubblegum Dog (4:22)
06. Nothing To Declare (3:33)
07. Nothing Changes (6:35)
08. Phradie’s Song (4:54)
09. I Wish I Was Joking (3:46)
10. Loss Of Life (5:39)




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